16 Giugno 2021

Web, editoria, politica: l’influenza iraniana in Italia

Data:

16/06/2021

Fonte:

https://fondazionegermani.org

Autore:

Nathan Greppi

Introduzione

Sebbene sia una questione poco trattata nel dibattito pubblico, Russia e Cina non sono gli unici paesi che, in anni recenti, hanno cercato di influenzare la politica estera dei paesi occidentali, tramite campagne di informazione mirate, per cercare di portare l’opinione pubblica di quei paesi a considerarli degli alleati migliori degli USA, se non addirittura di presentarsi come un modello sociale e politico migliore rispetto alle democrazie liberali.

Un’altra potenza che ha cercato di andare in questa direzione è l’Iran, che sin dall’ascesa nel 1979 dell’Ayatollah Khomeini ha trovato in Occidente molti sostenitori, afferenti ad estremismi sia di sinistra che di destra. In Italia ciò gli riesce particolarmente facile, anche perché il nostro paese ha forti legami economici con la Repubblica Islamica: fino al 2011 eravamo il loro primo partner commerciale, per poi tornare ad esserlo dal 2017, con un volume d’interscambio di 1,2 miliardi di euro; tutto ciò contendendo il primato a Francia e Germania, aventi anch’esse considerevoli interessi commerciali con l’Iran.[1] Mentre tra i loro partner a livello mondiale, eravamo al quarto posto nel 2000 e al terzo nel 2005.[2] Anche gli scambi culturali sono da tempo fortemente sostenuti dal governo italiano: nel 2004, la Farnesina inviò a Teheran un gruppo di architetti per ristrutturare e ampliare il Museo Nazionale Iraniano, il più grande del paese.[3]

Tutto ciò ebbe un peso importante quando Donald Trump decise di emettere nuove sanzioni per il mancato rispetto degli Accordi sul Nucleare; in tale occasione, molte imprese italiane che esportavano principalmente in Iran i propri prodotti. Tuttavia, fu dimostrato che almeno per quanto riguarda gli scambi nel settore energetico (l’Iran ha il 18% delle riserve mondiali di gas naturale), sarebbe stato ancora più dannoso rifiutare di seguire le direttive di Washington: ciò è dovuto all’OFAC (Office of Foreign Assets Control), agenzia governativa che opera per conto del Tesoro americano e commina le multe ad aziende e individui che violino le sanzioni imposte ai paesi non graditi. Il raggio di azione dell’OFAC è sovranazionale, e colpisce non solo i soggetti americani, ma anche quelli stranieri quando i rapporti commerciali sono instaurati in dollari statunitensi.[4]

Per quanto fondamentale, la questione economica da sola non basta a spiegare le ragioni per cui in Italia vi sia un tale sostegno anche politico all’Iran. Le radici di questo fenomeno affondano in tutto un insieme di movimenti, associazioni, riviste, case editrici e, negli ultimi anni, siti e blog che, pur provenienti da diverse aree politiche, dal marxismo al neofascismo passando per quelli che oggi vengono chiamati “rossobruni” e per l’ala del Movimento 5 Stelle che un tempo faceva riferimento ad Alessandro Di Battista, hanno fatto propaganda a favore del governo di Teheran principalmente in chiave antiamericana e antisraeliana; nel secondo caso, poi, hanno contribuito a diffondere slogan e teorie complottiste che dall’antisionismo puro sconfinavano nell’antisemitismo. Una propaganda che in genere sostiene anche le organizzazioni terroristiche sciite appoggiate dall’Iran in altri paesi del Medio Oriente, quali Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen.

Se tutti questi movimenti sono riusciti a ritagliarsi uno spazio non indifferente nel dibattito relativo alla politica estera, ciò è anche dovuto ad una serie di errori commessi sul piano comunicativo da coloro che stanno dall’altra parte della barricata.