31 Gennaio 2020

Gli italiani e il “Giorno della memoria”. L’evoluzione della percezione tra il 2014 e il 2020

Data:

31/01/2020

Fonte:

Moked.it, SWG

“Memoria, rifugio e antidoto contro l’odio”

Una ricorrenza “necessaria” e soprattutto “giusta”. È in crescita considerevole il numero degli italiani che percepiscono il 27 gennaio in questo modo. Un vero e proprio presidio di responsabilità e consapevolezza contro l’avanzare di parole di odio. È forse questo il dato più significativo della settima indagine che il prestigioso istituto di ricerca SWG realizza, con la collaborazione della redazione del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche, sulla percezione del Giorno della Memoria.
Nel 2019 il 25 per cento degli intervistati considerava “giusto” il fatto di ricordare, in un preciso momento, la Shoah e le altre vittime del nazifascismo. Nel 2020 sono il 39 per cento. Uno spostamento di significato che, spiega il direttore di ricerca di SWG Riccardo Grassi, va messo in relazione con la percezione di una crescente minaccia antisemita nel Paese. L’indagine, di cui il notiziario quotidiano Pagine Ebraiche 24 aveva già fornito qualche anticipazione nei giorni scorsi, è stata presentata a Roma nel corso di una serata promossa dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, assieme all’istituto Pitigliani e allo stesso istituto di ricerca triestino.
Sul palco, moderati e introdotti dal presidente di Kratesis Roberto Arditti, insieme a Riccardo Grassi e attorno alla Presidente UCEI Noemi Di Segni e alla Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Milena Santerini, i giornalisti Lucia Annunziata (In mezz’ora, Rai3), Marco Damilano (direttore de L’Espresso), Antonio Di Bella (direttore di Rainews), David Parenzo (Radio 24, La7) e Guido Vitale (direttore della redazione giornalistica dell’Unione e di Pagine Ebraiche).
Un confronto stimolante e ricco di spunti, cui ha anche partecipato con alcune riflessioni Tatiana Bucci, una delle ultime Testimoni italiane della Shoah ancora in vita, che era presente tra il folto pubblico in sala. L’aumento di parole dell’odio, in questi anni, è sotto gli occhi di tutti. Al centro di questa comunicazione – ha esordito Grassi, introducendo i risultati dell’indagine – ci sono in particolare tre soggetti: migranti, musulmani, ebrei. Alle parole spesso seguono anche comportamenti ostili nel segno di una retorica che, almeno per quanto riguarda l’antisemitismo, sembra fossilizzata a 80 anni fa. Una minaccia percepita in ascesa, in risposta alla quale il Giorno della Memoria, rimasto silente per qualche anno, sembra diventare per molti un vero e proprio antidoto”. Differenti, ha proseguito Grassi, le percezioni di questo fenomeno a sinistra e a destra. Da una parte la sensazione che la posta in gioco sia rilevante. Dall’altra una più spiccata tendenza a ridimensionare quanto sta accadendo. “In Italia – ha detto Grassi – la Memoria appare come un argomento decisivo, che non permette di non schierarsi. E più la si attacca, più la si rafforza”.
Diversi i temi toccati dalla presidente Di Segni, che ha sottolineato come la recente adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA da parte del governo italiano “sia un punto di partenza, non di arrivo”. Per quanto concerne l’azione di Memoria, la riflessione si è concentrata sul ruolo delle comunità e delle istituzioni ebraiche. Se queste cioè debbano essere al centro del percorso di elaborazione intrapreso o se invece debbano svolgere un’azione di supporto più defilata. Significativo anche il parallelismo con Israele, dove lo Yom haShoah, in un solo minuto di silenzio e sospensione da ogni attività, “aiuta a generare un’identità nazionale forte e consapevole”. La presidente Di Segni si è detta inoltre preoccupata per l’abuso politico della Shoah in atto in Italia e per la sovraesposizione mediatica, a tratti compulsiva, di cui soffrirebbe la senatrice a vita Liliana Segre.
Ad analizzare il clima storico e le tendenze della società italiana anche la professoressa Santerini, la cui recente nomina è stata accolta con vivo apprezzamento dai vertici dell’ebraismo italiano. Il clima storico, ha sottolineato Santerini, è segnato dal cambiamento portato in particolare (nei tempi e nei modi) da Internet. “La propaganda antisemita già consolidata – la sua riflessione – ha trovato un modo di imporsi e dilagare molto più efficace rispetto al passato”. Una comunicazione ostile che “agisce soprattutto su un piano emotivo”. Fattore questo quindi di cui tener conto per “rispondere nel modo adeguato”.
“L’Europa unita – ha ricordato David Parenzo – nasce da una immane tragedia che è la Shoah”. Come si fa allora a contrastare chi pensa che la Memoria di Shoah sia “di parte” e non qualcosa che unisce? Un problema lacerante che, ha osservato il giornalista, esiste ed è profondo. “È una questione culturale che riguarda parte della destra italiana, che non mi permetterei mai di definire neofascista ma che, in qualche modo, tollera una parte di suo elettorato che a quella storia si ispira”.
“Il tema dell’antisemitismo è prigioniero di una battaglia politica contro Salvini. E questo è molto preoccupante” ha affermato Lucia Annunziata. “Quando un tema così grande scende a un livello così basso c’è di che aver paura. Il riconoscimento della Memoria come antidoto – ha aggiunto la giornalista – segna infatti un arretramento che non può non inquietare”. Per Annunziata è essenziale tenere separata la Shoah “da qualsiasi altra cosa, evitandone la banalizzazione”.
”Anche la Memoria, come tutta la società, è in evoluzione. Ci sono due estremi: banalizzazione e pietrificazione. Perché a un certo punto la Memoria diventa qualcosa che divide? La Memoria individuale è sicuramente divisiva, ma la Memoria collettiva al contrario dovrebbe sempre unire. Tra questi due punti – la riflessione di Marco Damilano – c’è evidentemente un problema”. Lo scenario, per Damilano, è quello di una Memoria collettiva “diventata terreno di battaglia”.
Antonio Di Bella, ricordando anche alcune sue esperienze negli anni in cui ha svolto l’incarico di corrispondente Rai da Parigi, ha parlato del problema dell’antisemitismo a sinistra. Un fenomeno da non sottovalutare e che, ha detto, “ha bisogno di un’azione contraria ed efficace”. A titolo di esempio ha parlato dell’eterogeneo pubblico che affollava gli spettacoli del comico antisemita Dieudonné. “C’erano insieme neofascisti e giovani delle banlieue di origine nordafricana, con la kefiah. Questo mix – ha affermato Di Bella – fa dubitare di una divisione sociologica netta sinistra/destra”.
“Questa è un’indagine sociologica – ha spiegato Guido Vitale – che serve per misurare le evoluzioni nell’attitudine dell’opinione pubblica italiana e non per disseminare, come spesso avviene, delle emozioni superficiali e sensazionalistiche”. Ricordando la proficua collaborazione con SWG, il direttore di Pagine Ebraiche ha messo l’accento sull’alto valore, anche simbolico, di questa inversione di tendenza sul 27 gennaio. Quasi un’anomalia in un’Italia caratterizzata da progressiva e apparentemente inesorabile erosione di tutti i valori civici e di ogni riferimento fondamentale. “La società che ci circonda – ha sottolineato Vitale – appare più sensibile ai rischi che ogni giorno le cronache ci mettono davanti agli occhi”. Ma è anche necessario riconoscere, secondo la sua valutazione, “l’enorme impegno profuso dalle istituzioni ebraiche italiane per far sì che il valore della Memoria resti vivo e non meramente retorico e celebrativo”. E si tratta di un patrimonio che, ha concluso il giornalista, “non può essere circoscritto al ristretto ambito di una minoranza, che va posto al servizio dell’intera società”.
Intensa l’attenzione e il coinvolgimento del pubblico. Tra i numerosi interventi hanno voluto contribuire con una riflessione il presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma Mario Venezia e il Consigliere dell’Unione Victor Magiar. La stessa Tatiana Bucci, accolta da un commosso applauso, ha portato con il suo intervento una parola di impegno e di speranza in un futuro migliore.

di Adam Smulevich