3 Luglio 2026

“Documentare la cultura organizzativa antisemita di Medici Senza Frontiere (MSF)”

Fonte:

https://ngo-monitor.org/

Medici Senza Frontiere e l’antisemitismo interno
Un nuovo rapporto di NGO Monitor accende i riflettori su quella che viene definita una cultura organizzativa profondamente segnata da antisemitismo e antisionismo all’interno di Medici Senza Frontiere (MSF). Il documento, intitolato “Documenting the Antisemitic Organizational Culture of Doctors Without Borders”, raccoglie testimonianze interne su conversazioni tra staff, episodi di discriminazione e l’esperienza vissuta dai dipendenti ebrei dell’organizzazione.
Secondo NGO Monitor, le numerose testimonianze raccolte mostrano come pregiudizi e ostilità verso Israele siano diffusi a tutti i livelli, dai vertici fino allo staff operativo sul campo.
Tra le voci più significative riportate nel rapporto c’è quella dell’ex Segretario Generale di MSF, Richard Rossin, che già nel luglio 2024 aveva dichiarato al National Post canadese come la deriva ideologica anti israeliana fosse percepibile fin dagli anni ’80. Rossin ha definito l’antisemitismo interno all’organizzazione come qualcosa che si è progressivamente radicato sotto la copertura dell’antisionismo, arrivando a descriverlo come un problema strutturale difficile da correggere.
Lo stesso Rossin ha raccontato un episodio del 2010, durante una missione in Uganda, in cui una delegazione di MSF Olanda si rifiutò di collaborare con un team medico israeliano inviato per la stessa missione umanitaria. Un caso, secondo lui, di “empatia a senso unico” che a suo dire continuerebbe a condizionare l’operato dell’organizzazione anche oggi a Gaza.
Anche Alain Destexhe, medico ed ex Segretario Generale di MSF negli anni ’90, ha espresso posizioni molto dure, sostenendo che l’organizzazione a Gaza si sarebbe schierata di fatto a favore di Hamas e contro Israele, allontanandosi profondamente dai principi di neutralità che l’avevano contraddistinta in passato.
Il rapporto raccoglie anche la testimonianza di Michael Goldfarb, ebreo, che ha lavorato per quindici anni in MSF USA. Goldfarb ha raccontato di colleghi europei che, pur sapendo della sua identità ebraica, gli avrebbero detto apertamente che Israele non avrebbe diritto di esistere, descrivendo un clima ideologico in cui Israele viene paragonato a uno stato nazista e il sionismo equiparato al nazismo, senza che l’organizzazione abbia mai preso provvedimenti concreti contro questo tipo di narrazione.
Una testimonianza altrettanto pesante arriva da Estrella Lasry, consulente in medicina tropicale presso il quartier generale di Ginevra per oltre un decennio, che ha parlato di una mancanza di empatia sconcertante verso le vittime israeliane e di essere stata etichettata, in una riunione interna, come parte della “macchina della propaganda israeliana”, senza che nessuno reagisse.
Il rapporto punta il dito anche contro il forum interno di MSF, noto tra i dipendenti come “il Souk”, dove dal 7 ottobre 2023 sarebbero comparsi messaggi che mettono in discussione la storia stessa di Israele e persino le accuse di violenza sessuale commesse da Hamas durante l’attacco, liquidate da alcuni utenti come propaganda.
NGO Monitor conclude che l’organizzazione avrebbe violato più volte i principi di neutralità, imparzialità e indipendenza su cui fonda la propria reputazione internazionale, chiedendo riforme strutturali profonde nella leadership e nello staffing di MSF, oltre alla creazione di meccanismi di supervisione indipendenti per garantire la responsabilità dei vertici e dei principali finanziatori dell’organizzazione.
𝗙𝗼𝗻𝘁𝗲: 𝗝𝗲𝗿𝘂𝘀𝗮𝗹𝗲𝗺 𝗣𝗼𝘀𝘁