2 Settembre 2026

Sabrina Cohen, consigliera UCEI, commenta l’allontanamento di Marco Carrai dalla Fondazione Meyer

L’allontanamento di Carrai un precedente inquietante

Il mercato della filantropia in Italia è stimato in circa 25 miliardi di euro. Secondo le analisi di E&Y pubblicate a maggio, 12,7 miliardi sono donazioni e il restante è il valore attribuibile all’incredibile numero di associazioni e ai milioni di volontari, del monte ore che viene messo a disposizione della collettività.
Le donazioni sono la benzina che alimenta il motore del Terzo Settore e vengono gestite da organi che sposano mission e valori, ne condividono la governance. Per avere successo – non sempre garantito perché fare del bene ha sempre una componente di rischio – le fondazioni, gli enti del Terzo Settore si affidano a consigli di amministrazione, organi di indirizzo, creano comitati scientifici in grado di validare un programma, di valutarlo indipendentemente. Per la parte di raccolta fondi invece possono appoggiarsi a gruppi di persone, ambasciatori della fondazione, che presentano i progetti e raccolgono “euro filantropici” per la causa condivisa.
Il caso della Fondazione Meyer culminato nei giorni scorsi con le dimissioni anticipate del suo presidente hanno creato un pericoloso precedente per il settore della filantropia in Italia. La pressione esercitata da media, da alcune forze politiche regionali, e dalla società civile per rimuovere Marco Carrai dalla sua posizione è durata mesi. Una campagna pesante per sollevare il presidente dal suo ruolo in nome di una tesi ideologica che in questo paese prende piede ad altissima velocità. Essere console onorario di Israele in Italia – all’indomani del pogrom avvenuto in Israele il 7 ottobre, costato la vita a oltre 1.200 fra israeliani e cittadini di altri 71 paesi del mondo – ha spinto una parte del mondo vicino al Meyer a chiedere che venisse allontanato per la sua vicinanza a Israele. Se anche nei giorni scorsi la Regione Toscana ha sminuito questa tesi, restano le scritte contro di lui sui muri di Firenze, gli insulti online, le minacce anche alla sua famiglia.
La Fondazione Meyer che – va ricordato – si occupa di pediatria, è un fiore all’occhiello a livello europeo per l’Italia e oltre il 22% dei ricoverati arrivano da fuori Toscana. E nell’ultimo triennio di presidenza Carrai la raccolta è salita a oltre 17 milioni di euro, dati disponibili sul sito della Fondazione stessa. L’influenza e la moral suasion esercitata contro un membro del consiglio di amministrazione hanno portato ad un clima di tensione esasperato in un contesto (l’ospedale Meyer) dove probabilmente serenità e positività dovrebbero regnare sovrane in nome dei pazienti ricoverati. Se oggi si è deciso di rinnovare un presidente a scadenza mandato, che numeri alla mano ha fatto bene, in nome di un ingiustificato boicottaggio sanitario contro Israele questo può aprire la porta ad altri cambi ai vertici di organizzazioni ETS in nome di altre richieste soggettive, dettate da pensieri legati alla geopolitica e non ai risultati scientifici conseguiti.
Le Fondazioni italiane ben organizzate e radicate sul territorio hanno (solitamente) una Carta dei Valori, mission e governance a tutela di chi purtroppo deve visitare ospedali e strutture sanitarie ma anche di chi riflette sulla possibilità di effettuare una donazione importante per l’ente stesso. Minare la credibilità degli organi che gestiscono una Fondazione in nome dell’argomento del momento – e non entro nel merito della gravità del caso – rischia solo di fare male a chi ha bisogno di avere strutture sanitarie in cui medicinali, cure, dottori e la tecnologia – si anche quella proveniente dagli atenei israeliani – sono la priorità. La critica al governo di un paese è lecita e doverosa, metterne al bando le scoperte scientifiche in nome della propaganda no. Il rischio elevato per chi deve trovare risorse (anche umane) per mandare avanti le Fondazioni è che l’influenza della società che le circonda impedisca ai filantropi in Italia, Europa o altre regioni del mondo di sostenere economicamente una fondazione, di fatto ridurre la benzina che ne consentirebbe il corretto funzionamento.