Fonte:
Alta Rimini
Nei minimarket della zona mare in vendita gadget nazifascisti. La segnalazione: “Rimini dovrebbe essere la città dell’accoglienza, qualche giorno fa il Papa camminava per le sue strade”.
Una tazza con il volto di Hitler, una bottiglia di vino con la sua immagine in etichetta, accanto a gadget con Mussolini. E poi quelle di Milan, il Napoli e altri souvenir, come se nulla fosse. Sono gli oggetti che si trovano sugli scaffali di alcuni minimarket della zona mare di Rimini e che hanno colpito una donna di origine israeliana, arrivata in città per partecipare a un convegno internazionale dedicato al dialogo e alla tolleranza tra religioni. La donna ha fotografato quello che ha visto e ha scritto subito al Comune per chiedere spiegazioni. La sua domanda parte da una considerazione semplice: “è possibile vendere come normali souvenir oggetti che raffigurano dittatori e simboli del nazismo?”
“Mi trovo a Rimini come ospite diplomatica di un convegno internazionale dedicato al dialogo, alla tolleranza e alla comprensione interreligiosa”, racconta subito nella sua segnalazione. Un appuntamento in netto contrasto con quello che la donna, che vuole rimanere anonima, ha poi trovato in alcuni punti vendita della città. “Rimini è la città dell’incontro, della vacanza. E questo è ipocrita”, dice. E aggiunge: “È venuto il Papa qualche giorno fa e questo è ciò che si trova nei negozi”.
Il Comune le ha risposto riportando quanto comunicato dalla Polizia Locale. E qui emerge che il problema non è nuovo. Già nelle scorse estati erano arrivate segnalazioni sulla vendita di gadget con immagini legate al fascismo e al nazismo. La Polizia Locale aveva informato la Procura, ma nei casi esaminati non erano stati trovati gli elementi per parlare di apologia del fascismo.
La risposta spiega anche che era stata presentata una proposta alla Regione Emilia-Romagna per intervenire proprio sulla vendita di questi prodotti, includendo “la vendita e diffusione di beni, gadget o oggetti vari con immagini del regime fascista e nazista”. Ma, viene precisato, la Regione non ha ancora approvato una decisione in questo senso. La donna, però, non si è fermata alla questione del reato. Ha scritto nuovamente al Comune chiedendo di verificare il caso concreto e soprattutto di guardare anche al contenuto degli oggetti esposti.
“Non intendo sostenere che la semplice presenza di un simbolo fascista o nazista costituisca automaticamente antisemitismo o un illecito penale”, precisa. Il punto, secondo lei, è capire “se i messaggi, i simboli e le immagini possano assumere, nel contesto concreto, una valenza discriminatoria o di odio”.
Nella sua risposta cita anche la legge che riguarda la propaganda e l’istigazione all’odio razziale, etnico o religioso. Chiede quindi al Comune se siano stati controllati “specificamente gli oggetti, le immagini, le frasi e le modalità della loro esposizione” oppure se la risposta si basi soprattutto sulle precedenti segnalazioni. La donna sottolinea anche di non voler confondere la critica a Israele con l’antisemitismo. “Non intendo sostenere che una critica, anche molto dura, nei confronti dello Stato di Israele o del suo Governo costituisca automaticamente antisemitismo“, scrive. La sua preoccupazione riguarda piuttosto il rischio che simboli legati alla Shoah e alla persecuzione degli ebrei vengano trasformati in semplici oggetti da vendere ai turisti.
Nei minimarket della zona mare, intanto, gli scaffali raccontano una storia più ampia. Ci sono le tazze e le bottiglie con Hitler e Mussolini, ma anche quelle con Putin, insieme ai gadget di squadre di calcio. Oggetti molto diversi tra loro, messi in vendita nello stesso spazio. Il Comune, per ora, ha ricordato che le precedenti segnalazioni sono state portate all’attenzione della Procura e che non è stato riconosciuto il reato di apologia del fascismo. La donna chiede però qualcosa di più: capire se, “anche quando non c’è un reato, le istituzioni possano intervenire sul piano della memoria e del rispetto”.
