23 Luglio 2026

Deputato Malaguti sul ddl antisemitismo: “È dovere della politica dare una risposta chiara e riaffermare che nel nostro Paese non c’è spazio per l’antisemitismo”

Fonte:

Il Resto del Carlino

Autore:

Federico di Bisceglie

La proposta di legge contro l’antisemitismo, già approvata dal Senato, approda in Commissione Affari Costituzionali della Camera. È stato il deputato ferrarese di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti a portare il provvedimento in Aula. Si tratta dell’unico testo depositato a Montecitorio sul tema. Per il parlamentare, che da tempo si sta occupando di questo dossier, l’obiettivo è rafforzare sul piano culturale e istituzionale il contrasto a un fenomeno che, negli ultimi mesi, ha mostrato segnali di preoccupante recrudescenza.

 

Onorevole Malaguti, perché ritiene che questa proposta di legge sia necessaria proprio adesso?

“Perché negli ultimi mesi abbiamo assistito a un progressivo moltiplicarsi di episodi che non possono essere derubricati a semplici fatti di cronaca. Ci sono state aggressioni nei confronti di cittadini di origine ebraica, intimidazioni e, più recentemente, è emersa perfino un’iniziativa di schedatura del cosiddetto turismo sionista. Sono segnali che richiamano alla memoria pagine che pensavamo definitivamente archiviate. È dovere della politica dare una risposta chiara e riaffermare che nel nostro Paese non c’è spazio per l’antisemitismo“.

Le opposizioni sostengono però che il provvedimento rischi di comprimere il diritto di criticare il governo Netanyahu e la politica di Israele.

“È una lettura che non condivido. La politica del governo israeliano, che peraltro è anche il frutto della reazione agli attacchi terroristici del 7 ottobre, non ha nulla a che vedere con l’antisemitismo. Criticare un esecutivo è del tutto legittimo in una democrazia. Diverso è trasformare quella critica in odio verso un popolo o una comunità religiosa. Inoltre questa proposta di legge non introduce alcun tipo di sanzione. È difficile sostenere che possa limitare la libertà di manifestazione del pensiero quando non prevede strumenti repressivi”.

 

Quindi il valore del provvedimento è soprattutto culturale?

“Esattamente. È una legge che punta ad affermare un principio. Serve a ribadire che l’antisemitismo non può trovare alcuna giustificazione, indipendentemente dal contesto internazionale. Le tensioni geopolitiche non possono diventare il pretesto per colpire persone che nulla hanno a che vedere con le decisioni di un governo”.

Lei parla del rischio di un ritorno al passato. È davvero uno scenario concreto?

“L’antisemitismo è come un virus. E i virus mutano per adattarsi alla realtà nella quale vivono. Nel corso della storia ha assunto forme diverse, ha cambiato linguaggio, simboli e motivazioni apparenti, ma il denominatore comune è sempre rimasto lo stesso: un odio ingiustificato nei confronti di comunità che convivono con noi da secoli in maniera pacifica. È proprio questa capacità di trasformarsi che lo rende particolarmente insidioso”.

C’è un elemento che, secondo lei, oggi dovrebbe far riflettere maggiormente?

“Sì. La cultura e la religione ebraica non hanno mai preteso di togliere i crocifissi dalle scuole, né il salame dalle mense, non hanno mai considerato la donna un essere inferiore. Eppure assistiamo a piazze che si mobilitano con grande partecipazione per la causa palestinese, mentre sono molto più rare le manifestazioni pubbliche di condanna dell’antisemitismo. Questo squilibrio dovrebbe interrogare tutti, al di là delle appartenenze politiche”.

 

Che messaggio si aspetta dal Parlamento?

“Mi auguro che prevalga il senso di responsabilità. Questa non è una battaglia di parte, ma una scelta che riguarda i valori fondanti della nostra democrazia. Approvare questa proposta di legge significa affermare che l’Italia non intende tollerare il riaffacciarsi dell’odio antiebraico, qualunque forma esso assuma. È un segnale politico, culturale e istituzionale che ritengo oggi più necessario che mai”.

Copyright fotografia: Il Resto del Carlino