Fonte:
www.inoltrenews.it/
Autore:
Nathan Greppi
Se anche il resort pacchiano di Jared Kushner in Albania diventa un complotto ebraico
Le proteste contro il resort progettato da Jared Kushner sulla costa albanese sono nate dalla difesa dell’ambiente e dall’opposizione al governo di Edi Rama. Influencer e attivisti propal hanno però cercato di trasformarle in una rivolta contro una presunta “dominazione sionista”, ricorrendo anche a fake news e argomenti antisemiti.
Nel 2015, lo scrittore albanese Ismail Kadare si è recato in Israele per ritirare il Jerusalem Prize, un riconoscimento letterario che viene conferito una volta ogni due di ispirazione complottista anni (e che conta tra i suoi precedenti vincitori l’autore italiano Ignazio Silone). Durante la cerimonia, come riportato dal “Times of Israel”, Kadare ha ricordato con orgoglio gli sforzi dell’Albania per salvare la propria popolazione ebraica durante la Seconda guerra mondiale.
Undici anni dopo, delle proteste popolari scoppiate nel Paese balcanico sono state strumentalizzate dalla propaganda propal, talvolta anche con toni ostili verso gli ebrei.
Flamingo Revolution
Nello specifico, a fine maggio sono scoppiate in Albania delle proteste la cui miccia è stata il progetto di Jared Kushner, genero di Donald Trump, di costruire un resort di lusso assieme a degli investitori dai Paesi del Golfo lungo la costa e nella vicina isola di Sazan. Questa è pressoché priva di presenza umana, ma, in compenso, è l’habitat naturale di fenicotteri e altre specie protette di uccelli.
Da qui la nascita di quella che è stata ribattezzata “Flamingo Revolution”, che si è evoluta in una più generale rivolta contro le politiche del primo ministro albanese Edi Rama. Questi ha insistito a giugno per andare avanti con il progetto di Kushner, nonostante da Bruxelles abbiano fatto sapere che la costruzione del resort potrebbe mettere a repentaglio un’eventuale adesione dell’Albania all’Unione europea, in quanto violerebbe i suoi standard ambientali.
Infiltrazioni propal
Come ha riportato a giugno l’agenzia di stampa americana “JTA”, nonostante le proteste siano principalmente contro la politica interna di Rama, diversi influencer e attivisti hanno cercato di rappresentarle come se fossero contro una presunta “dominazione sionista” dell’Albania, cavalcando il fatto che Kushner è ebreo. Sono girate immagini di Rama raffigurato come un ebreo ortodosso.
Sui social sono circolati diversi post e video generati con l’IA per veicolare fake news, come uno secondo cui “Trump e Kushner stanno vendendo la costa albanese a miliardari ebrei e all’esercito israeliano”. E, passando da internet al mondo reale, a giugno una donna con il volto coperto ha scalato il muro dell’ambasciata israeliana a Tirana e strappato la bandiera d’Israele che sventolava sopra.
Quest’ultimo fatto ha ricevuto una condanna bipartisan sia da parte del primo ministro Rama che del principale leader dell’opposizione, Sali Berisha, nonché di almeno cinque dirigenti delle proteste antigovernative. Galit Peleg, ambasciatrice israeliana in Albania, ha dichiarato che “come ambasciatore di uno Stato democratico, credo nella libertà del popolo albanese di esercitare il suo diritto di protestare. Ma un atto di questo genere disonora gli albanesi e il loro fiero retaggio”.
Diversi manifestanti hanno dichiarato a “JTA” che la loro protesta non c’entra niente con Israele o gli ebrei e che protesterebbero ugualmente contro Kushner anche se non fosse ebreo. La stessa Peleg ha dichiarato: “Questa non è una protesta contro gli ebrei perché, in proporzione, è solo un piccolo gruppo a cercare di provocare la folla con messaggi antisemiti”.
Propaganda dagli USA all’Italia
Nonostante ciò, una protesta nata da una preoccupazione legittima per la tutela dell’ambiente viene cavalcata dalla propaganda antisionista e propal. Candace Owens, influencer americana di estrema destra, ha twittato in occasione delle proteste: “Amo l’Albania per questo. È così che è iniziato per i palestinesi – con i Rothschild e i loro agenti che compravano la terra”.
Casi analoghi si sono verificati anche in Italia. Elio Lannutti, ex senatore del Movimento Cinque Stelle, il 7 giugno ha ripubblicato su Facebook un post secondo il quale “enclavi sioniste sono già presenti in Albania” e che Israele “è presente nel Salento con progetti ‘coloniali’”, oltreché in Grecia e a Cipro. Tra l’altro, il post inneggiava al neofascista belga Jean Thiriart, che durante la Seconda guerra mondiale fu un collaborazionista per conto della Germania nazista.
Un altro caso è quello dell’influencer Giuseppe Flavio Pagano, che ha elogiato le proteste in Albania facendo un parallelismo con un progetto per un recente resort di lusso che Bill Gates vorrebbe realizzare ad Ostuni, in Puglia, con il supporto di investitori israeliani del gruppo Omnam.
I precedenti
C’è da dire che sia Lannutti sia Pagano hanno alle spalle una lunga serie di polemiche: nel gennaio 2019, l’allora senatore pentastellato ha condiviso in un tweet un articolo sulle “13 famiglie che comandano il mondo”, che citava come fonte i “Protocolli dei Savi di Sion”, falso storico creato a inizio ’900 nella Russia zarista per diffondere l’idea che gli ebrei controllino il mondo dietro le quinte.
Pagano, invece, non ha mai nascosto il suo sostegno a Hamas: nell’ottobre 2025, ha giustificato le esecuzioni di massa da parte di Hamas degli oppositori interni, equiparandole alle esecuzioni sommarie dei fascisti da parte della Resistenza italiana.
Un mese prima, durante una protesta propal a Calenzano (in provincia di Firenze), Pagano ha condiviso la foto di un deltaplano, scrivendo su Instagram “Do you remember?”. Una chiara allusione ai deltaplani usati da Hamas durante i massacri del 7 ottobre. Un anno prima, era stato ospite all’Università di Siena, proprio in occasione dell’anniversario del 7 ottobre.
Il non detto su Kushner
Quello che certi propagandisti ignorano (o fingono di ignorare) è che, a dispetto delle sue origini ebraiche, Kushner ha adottato un approccio talvolta ambiguo nei confronti d’Israele. Se è vero che ha contribuito alla realizzazione degli Accordi di Abramo nel 2020, è altrettanto vero che, in occasione della recente guerra con l’Iran, sia lui che Witkoff sono stati visti come dei traditori da una parte dell’opinione pubblica israeliana per aver spinto per un accordo con Teheran.
Come riportato a giugno dal “Jerusalem Post” (prima della recente ripresa delle ostilità), diversi commentatori israeliani li hanno accusati di voler dare la priorità al riportare la calma e alla riapertura dello Stretto di Hormuz, a discapito dell’obiettivo di debellare il programma nucleare iraniano.
Tal Meir, conduttrice dell’emittente di destra “Channel 14”, aveva puntato il dito contro Kushner e Witkoff, dichiarando: “Siamo qui, tra le altre cose, per difendere anche voi. Alla fine, questa è la vostra vera casa, noi la proteggiamo per voi e le vostre future generazioni. E voi ci voltate le spalle in questo modo? Semplicemente dei perdenti”.
Un altro conduttore di “Channel 14”, Yinon Magal, ha accusato in un tweet i due di agire dietro pressioni dal Qatar e di aver “venduto i vostri fratelli in Israele”. Una prospettiva lontana da quella dipinta da chi accusa Kushner di essere parte di una presunta “colonizzazione sionista” dell’Albania.
In conclusione, il progetto di Kushner può anche essere contestato per il suo impatto ambientale, per l’opacità degli interessi economici o per i rapporti con Rama. Trasformare Kushner nel rappresentante di una cospirazione ebraica non rafforza quella contestazione: la falsifica.
