20 Luglio 2026

Condanne per la schedatura del “turismo sionista” in Italia

Sono parole amareggiate quelle pronunciate dal presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi dopo la circolazione in rete di moduli per tracciare quello che viene definito ‘turismo sionista’ in Italia, indicando la presenza di cittadini italiani ebrei o israeliani in alberghi, e strutture ricettive.

“Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all’ebreo”. Sono parole amareggiate quelle pronunciate dal presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi dopo la circolazione in rete di moduli per tracciare quello che viene definito ‘turismo sionista’ in Italia, indicando la presenza di cittadini italiani ebrei o israeliani in alberghi, e strutture ricettive. Il materiale è stato fatto rimuovere dal generale Angelosanto, Coordinatore Nazionale per la Lotta contro l’antisemitismo.

“Quello che succede oggi dimostra che gli squilibrati ci sono e, se si diffonde questo messaggio a una larga parte della popolazione, uno squilibrato lo si trova sicuro”, continua. Per questo, aggiunge, “mappare dove ci sono gli ebrei è gravissimo” e la magistratura “deve intervenire”. La Comunità ebraica, non intende promuovere iniziative autonome, ma ha già trasmesso il questionario “a chi di dovere”, auspicando che vengano adottati provvedimenti. Per Meghnagi il paradosso è che nel mirino possano finire anche cittadini italiani. “Se un italiano va in vacanza in Italia è il colmo che venga segnalato”, osserva. “Ci conforta però la forte vicinanza che ci arriva in questo momento dalle forze politiche e dalla gente comune”, conclude.

Il questionario

“Questo modulo serve a registrare i casi di turismo compravendita e in generale neo colonizzazione sionista in Italia, i dati raccolti verranno ricevuti da Global sumud movement e rimarranno protetti e riservati – si leggeva nelle poche righe di presentazione del questionario, poi rimosso – ma vi chiediamo una fonte per poter effettuare verifiche e coordinarne eventuale iniziative e dare supporto ai territori colpiti dal fenomeno. Il questionario non ha intenti di profilazione in base a nazionalità o religione ma di identificazione”. E poi ancora: “La finalità è esclusivamente mappare la diffusione del fenomeno e le sue declinazioni”.

Come riporta Repubblica, nelle pagine successive il formulario chiedeva di segnalare se era stata notata la presenza di turismo sionista legata a “decompressione di soldati sionisti”, “compravendita” o “eventi istituzionali”. Le altre domande erano relative alla località dove queste presenze fossero state e se ci fossero in zona associazioni o movimenti territoriali “che stanno gestendo il fenomeno”. Il webform chiedeva anche di segnalare città, hotel, resort, vie, fonti, organizzazioni locali e persone ‘fidate’, allo scopo dichiarato di ‘mappare’ il fenomeno e coordinare non precisate iniziative. C’era una precisazione che non toglieva niente alla connotazione discriminatoria del questionario nell’avvertenza di “non voler profilare nessuno per nazionalità o religione”.

I referenti in Italia del Global Sumud Movement – interpellati da Repubblica – disconoscono la paternità dell’iniziativa spiegando con parole semplici la questione: “Il tema del sionismo è fra quelli di cui ci occupiamo, ma noi non facciamo nessuna caccia agli ebrei e non sappiamo niente di questo questionario, non l’abbiamo commissionato, tanto che non l’abbiamo nemmeno visionato prima che fosse tolto dal web. Abbiamo saputo dai giornali e ci riserviamo di agire di conseguenza nelle prossime ore, anche con una nota ufficiale”.

Le reazioni istituzionali

“Trovo aberrante il questionario e sono pronto a presentare una denuncia verso ignoti, i responsabili non devono rimanere impuniti – promette il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, citato da Repubblica –. Preoccupa questo clima orribile che riporta ai tempi bui del nazifascismo, un clima che in Italia non è tollerato e mai lo sarà. La sensazione di impunità dilagante tra chi minaccia il prossimo è inaccettabile. Mi auguro pertanto che tutta la politica esprima graniticamente il suo dissenso e condanni tale iniziativa razzista”.

Interviene e chiede alle autorità competenti di indagare Sinistra per Israele, associazione di cui è presidente l’esponente Pd Lele Fiano e a cui partecipa Luciano Belli Paci, figlio della senatrice a vita Liliana Segre: “Condanniamo con la massima fermezza il modulo diffuso, intitolato ‘Indagine sul ‘turismo di decompressione’ dei soldati israeliani e altre forme di complicità. Siamo di fronte a una raccolta organizzata di informazioni su persone, luoghi e attività economiche, selezionate in base a una presunta ‘complicità con lo Stato sionista’. Criticare il governo israeliano e denunciare eventuali reati è pienamente legittimo. In presenza di fatti specifici ci si rivolge alle autorità competenti. Non è invece accettabile trasformare il turismo di cittadini israeliani, una compravendita o un rapporto con Israele negli indizi di una colonizzazione occulta dell’Italia. Rappresentare la presenza israeliana come un’infiltrazione da individuare e contrastare riproduce un dispositivo storicamente antisemita. Sostituire la parola ‘ebreo’ con ‘sionista’ non rende innocuo il meccanismo quando nel mirino finiscono persone, proprietà e relazioni”.

Netta anche la presa di posizione dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, per voce della sua presidente Livia Ottolenghi. Siamo “a conoscenza di mille altri episodi che in questi mesi hanno riprodotto e tentato di inoculare sempre più l’antisemitismo nella pubblica opinione. Il tutto nell’assordante silenzio della società civile che, tranne per qualche sporadica eccezione, tace”. E ha aggiunto: “È un disegno preciso, basato sulla disinformazione e sulla propaganda che cerca di piegare la società civile ad una visione di odio e pregiudizio, additando – nel vero senso della parola – gli ebrei e i sionisti come reietti di questa epoca”.

«La comparsa in rete di un formulario online volto a mappare e schedare la presenza di cittadini israeliani, attività economiche e alberghi nel nostro Paese non è un atto di critica politica, ma un’operazione squadrista che rigetta l’Italia nei periodi più bui del Novecento». Lo dichiara in una nota Davide Riccardo Romano, Direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano.
«Rappresentare la presenza di cittadini israeliani o i rapporti con lo Stato d’Israele come indizi di una “colonizzazione occulta” da individuare e colpire — continua Romano — riproduce un dispositivo cospiratorio storicamente antisemita. Sostituire la parola “ebreo” con il termine “sionista” è un trucco semantico subdolo, che non cancella la natura intimidatoria di una vera e propria lista di proscrizione».
«Come istituzione della memoria — sottolinea il Direttore del Museo — abbiamo il dovere di ricordare dove conduce l’ossessione burocratica di raccogliere informazioni e indirizzi. È una dinamica drammaticamente simile a quella raccontata nella celebre serie TV “Iosi, la spia pentita”. La serie mostra come, nel pieno della democrazia argentina degli anni Ottanta e Novanta, l’intelligence continuasse a infiltrare la comunità ebraica spinta dalla paranoia antisemita del “Piano Andinia”, la fake news secondo cui gli ebrei volessero occupare la Patagonia. Quella raccolta compulsiva di dati, mappe, orari e planimetrie non trovò mai traccia di alcun complotto, ma creò l’infrastruttura logistica che permise a terroristi e squilibrati di colpire a colpo sicuro, provocando i devastanti attentati all’Ambasciata israeliana nel 1992 (29 morti) e al centro comunitario AMIA nel 1994 (85 morti)».
«La storia dimostra che quando la propaganda costruisce un bersaglio geometrico e fornisce le coordinate per individuarlo, la violenza cessa di essere un’ipotesi e diventa certezza. Chiediamo la massima fermezza da parte della magistratura e delle autorità competenti per la tutela dei dati personali, e un sussulto di dignità da parte di tutte le forze politiche e civili. Davanti alle schedature su base nazionale o religiosa, non possono esistere zone grigie né silenzi complici».