6 Luglio 2026

Contrasto all’antisionismo nelle strutture ospedaliere

Ospedali e propaganda, l’allarme Ame: «Evitare la deriva britannica»

«In Gran Bretagna è cominciato esattamente così, con la propaganda politica dentro gli ospedali. Oggi la situazione lì è molto complicata, con casi documentati di discriminazione verso i colleghi di identità ebraica. In Italia abbiamo la possibilità di intervenire prima che accada anche da noi: è il momento di farlo». Lo afferma il pediatra Daniele Radzik, che porterà al Consiglio dell’Associazione Medica Ebraica (Ame) una proposta destinata a segnare un cambio di passo: coinvolgere i prefetti delle province in cui strutture sanitarie pubbliche ospitano iniziative politiche legate al conflitto mediorientale.
All’origine dell’iniziativa c’è l’attivismo crescente della rete Sanitari per Gaza: dai digiuni collettivi davanti agli ospedali alla campagna per il boicottaggio dei farmaci dell’israeliana Teva, fino al caso oggi più rilevante, il ciclo di proiezioni di un documentario sul cosiddetto “genocidio sanitario” a Gaza in corso, tra maggio e fine luglio, in 38 strutture ospedaliere della Toscana. Il problema, spiega Radzik, presidente della sezione Nord Italia dell’Ame, non è l’opinione dei singoli professionisti, ma il coinvolgimento istituzionale: «In diversi casi le proiezioni sono patrocinate dalle direzioni aziendali e dai presidenti degli ordini dei medici. A Venezia il documentario è stato proiettato nella sede stessa dell’ordine, con i saluti istituzionali del presidente». Un attivismo che, denuncia Radzik, si spinge fino alla richiesta alle Asl di pubblicare sui propri siti manifesti di denuncia, minacciando di rendere pubblici i nomi delle strutture che non aderiscono. «Pensiamo al disagio di un medico o di un paziente ebreo che si trova in ospedale in questo clima», osserva.
Le segnalazioni inviate finora agli ordini di medici e farmacisti sono rimaste senza risposta, «anche perché spesso i destinatari sono essi stessi coinvolti». Da qui la scelta di spostare la questione dal piano politico a quello istituzionale: «Gli ospedali pubblici sono luoghi di cura, finanziati da tutti i contribuenti. Il prefetto non è un politico, e la legge è chiara: sul posto di lavoro non si fa politica e non ci può essere discriminazione». Una segnalazione al prefetto, funzionario dello Stato, apre inoltre un procedimento formale che le ASL non possono ignorare. E l’azione, nel piano che Radzik sottoporrà al Consiglio, si muoverà in parallelo su più livelli: lettere al ministro della Salute, cui si chiede una circolare valida per tutte le Regioni, ai direttori generali delle ASL coinvolte e alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici, chiamata a esprimere un parere deontologico sulle iniziative politiche nelle strutture di cura.
Il Consiglio Ame valuterà inoltre l’invio agli Ordini dei medici di un recente report di un istituto di ricerca di Gerusalemme che documenta, racconta Radzik, gravi criticità e casi di antisemitismo all’interno di Medici Senza Frontiere. Di qui la volontà di portarlo all’attenzione della professione medica italiana: «Vorremmo far sapere ai colleghi che esiste anche questa realtà. Medici Senza Frontiere non è solo un ente benefico che fa il bene: è un ente schierato. La gente non lo sa e crede a tutto ciò che viene raccontato, mentre esistono anche verità documentate».
Oltre a sensibilizzare le istituzioni, per Radzik è importante costruire una maggiore collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. «L’Ame conosce da vicino ciò che accade in campo medico-ospedaliero e può mettere questa esperienza a disposizione», sottolinea il pediatra, secondo cui proprio il precedente britannico rende fondamentale concertare insieme le azioni. «Vorremmo che questa battaglia fosse condivisa. La posta in gioco è riportare la sanità al suo compito essenziale: la cura di ogni persona, senza distinzioni».