Fonte:
www.linformale.eu
Autore:
Giovanni Giacalone
Islam e radicalismo islamicoI Fratelli Musulmani e Hamas in Italia: i nodi vengono al pettine
L’arresto di un quarantenne egiziano con cittadinanza italiana acquisita nel gennaio 2023, indicato come appartenente al movimento dei Fratelli Musulmani egiziani e indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con finalità di lucro, scoperchia un vaso di Pandora per quanto riguarda l’attività di Fratellanza e soggetti a loro volta contigui al movimento islamista in territorio italiano e in particolar modo su Milano.
Il soggetto in questione, Megahed Ahmed Mohamed Atia, viene indicato dagli inquirenti come “appartenente e militante alla dissidenza egiziana dei Fratelli Musulmani, membro dei “Volontari dell’Alleanza Islamica d’Italia” e attivo per le iniziative di raccolta fondi dell’ABSPP e dell’Associazione Palestinesi in Italia (API)”. (Queste ultime due, facenti capo a Mohammad Hannoun, attualmente indagato, assieme a una decina di altri personaggi della medesima rete, con l’accusa di gestire una rete dedita alla raccolta di fondi per Hamas dall’Italia).
Megahed, oltre che militante pro-Palestina dell’ABSPP Onlus è inoltre indicato come co-fondatore del Consiglio Rivoluzionario Egiziano, associazione nata in seguito a dissidi interni ad Alleanza Islamica d’Italia e Comitato Libertà e Democrazia per l’Egitto.
Quest’ultimo, a sua volta nato in sostegno all’ex presidente islamista egiziano, Mohamed Morsi, in risposta al crollo del suo esecutivo in seguito a una rivolta popolare sostenuta dall’esercito nel luglio del 2013.
L’indagato gestiva inoltre un profilo Facebook denominato “Il Combattente”, seguito da migliaia di followers, dove pubblicava costantemente contenuti esaltanti Hamas e il terrorismo palestinese oltre che post antisemiti.
Il legame tra Alleanza Islamica d’Italia e la rete filo-Hamas di Mohammad Hannoun è noto e consolidato da anni di iniziative congiunte che vanno dalle manifestazioni contro il presidente egiziano Abdelfattah al-Sisi al sostegno alle iniziative della branca islamista palestinese con costante presenza del già citato Hannoun ma anche di Yasser Elasaly, Raed Daoud e del predicatore Riyadh al-Bustanji, tutti attualmente in carcere in attesa di processo.
La Fratellanza Musulmana, movimento islamista radicale nato in Egitto negli anni ’20 e diffusosi in gran parte del mondo arabo ed arabofono, è attivo a Milano da decenni e, dopo una lunga fase di attivismo in semi-clandestinità per sfuggire ai radar dei mukhabarat dei propri Paesi d’origine, si è palesato, intensificando le proprie attività propagandistiche con lo scoppiare delle cosiddette “Primavere arabe” quando la presidenza Obama cercò di sdoganare i Fratelli Musulmani come unica “alternativa democratica” per il Medio Oriente. I fatti, sia in Egitto durante l’anno di governo Morsi e sia in Turchia con Erdogan, hanno però dimostrato come la Fratellanza abbia in realtà ben poco di democratico o tollerante.
Il legame dei Fratelli Musulmani egiziani con l’area palestinese filo-Hamas non riguarda solo l’ostilità nei confronti di Israele, ma vi è anche un fattore ideologico in quanto Hamas nasce come branca palestinese dei Fratelli Musulmani per mano del co-fondatore dell’organizzazione terrorista palestinese, Ahmed Yasin, a sua volta membro della Fratellanza egiziana.
Per quanto riguarda l’Italia, per molto, troppo tempo, si è preferito considerare i Fratelli Musulmani prettamente come movimento legato all’ “Islam politico”. Alcuni li hanno persino definiti “estremisti ma non terroristi”; una qualifica di comodo per cercare di renderli in qualche modo tollerabili, visto che non solo i Fratelli si erano già macchiati di atti terroristici nel mondo arabo-islamico, ma è altresì noto che l’estremismo è ciò che alimenta il passaggio all’azione violenta.
In alcuni casi, Fratelli Musulmani e gruppi ad essi contigui o ideologicamente vicini, sono persino diventati potenziali interlocutori istituzionali, sia per questioni interne e sia di politica estera.
Poi però c’è stato il 7 ottobre 2023, l’eccidio perpetrato da Hamas che, come già evidenziato, nasce e si consolida come branca palestinese della Fratellanza. Se precedentemente Hamas veniva visto dall’Europa come un problema di Israele, dal 7 ottobre in poi si è trasformato in fenomeno terroristico transnazionale sostenuto dall’Iran e appoggiato nelle piazze occidentali anche da gruppi legati ai Fratelli Musulmani operanti in Occidente. Soltanto dopo questa data si è iniziato ad assistere a operazioni di polizia e indagini nei confronti di Hamas in Europa che iniziano a toccare anche la Fratellanza.
Eppure sono gli stessi Paesi arabo-islamici ad avere avvertito del pericolo rappresentato dalla Fratellanza e a metterla al bando, come ad esempio l’Egitto, l’Arabia Saudita, gli Emirati, il Bahrein e la Giordania.
Nel 2015 gli Emirati mettevano al bando 82 organizzazioni classificate come “terroriste” tra cui anche la già citata Alleanza Islamica d’Italia, indicata come branca italiana della Fratellanza. Il suo presidente, Mohamed Abderrahman, che figura anche come ex tesoriere UCOII, definì tali accuse come “infamanti”.
Recentemente sono poi arrivati gli allarmi di Francia e Germania per quanto riguarda l’infiltrazione in politica dei Fratelli Musulmani e il report del Ministero della Diaspora israeliani per quanto riguarda i legami tra Fratelli Musulmani e Hamas in Italia, tema che verrà trattato prossimamente.
Il pericolo presentato dalla Fratellanza era noto e prevedibile? Certamente. Si è però preferito soprassedere, dialogarci, interloquirci e i risultati iniziano ora a palesarsi anche in Europa, anche in Italia.
