4 Giugno 2026

“Anticorpi democratici”, dibattito sul disegno di legge contro l’antisemitismo

Ottolenghi (Ucei): Legge di contrasto attesa e necessaria

Esponenti della politica e della società civile hanno animato l’incontro “Anticorpi democratici” mercoledì pomeriggio a Palazzo Valentini a Roma su iniziativa dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per dibattere sul disegno di legge contro l’antisemitismo approvato a marzo dal Senato e in discussione alla Camera dei deputati. «Atteso, importante e necessario» sono i tre aggettivi utilizzati dalla presidente Ucei, Livia Ottolenghi, che ha spiegato come l’antisemitismo stia «entrando nella vita quotidiana» con sempre maggiore pervasività, con almeno due episodi al giorno registrati dall’osservatorio della Fondazione Cdec nei primi cinque mesi del 2026. Per Ottolenghi è in atto «una progressiva normalizzazione dell’odio» e la legittimazione di alcuni vocaboli riferiti al conflitto in Medio Oriente ne è un elemento portante e «sta alimentando pregiudizi, ostilità e l’allontanamento della vita pubblica», come nel caso, definito da lei emblematico, del rifiuto del carro al gruppo ebraico Keshet Italia al prossimo Pride romano. «Le comunità ebraiche sono parte integrante della società italiana e una legge contro l’antisemitismo rappresenta una risposta necessaria e l’affermazione chiara dei valori del nostro Paese», ha proseguito Ottolenghi, auspicando il consolidamento di nuovi «anticorpi democratici» anche «per evitare le manifestazioni violente alle quali assistiamo da anni». La presidente Ucei ha inoltre condiviso con la platea la solidarietà e il sostegno dell’ente allo scrittore Erri De Luca per l’esclusione dal festival Salerno Letteratura dopo le sue parole su Israele, il sionismo e la guerra a Gaza non conformi ad alcune letture ideologiche. In apertura ha preso la parola anche l’ex presidente Ucei, Noemi Di Segni, appena tornata da Buenos Aires, dove ha partecipato a una riunione plenaria dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Per Di Segni, l’Italia deve andare orgogliosa del fatto di essere «l’unico Paese» in cui una legge sull’antisemitismo in fase di approvazione a livello parlamentare è incardinata sulla definizione dell’Ihra. Ciò, ha affermato, «deve fare capire quanto siamo un punto di riferimento anche a livello internazionale». In collegamento dalla Germania è poi intervenuta la parlamentare e sociologa tedesca Lamya Kaddor: «L’antisemitismo è un attacco alla democrazia e combatterlo è una priorità». Per Kaddor, non basta però contrastare l’odio ma «far sì che la vita ebraica in Europa sia sempre più vitale e visibile». Si è aperto quindi lo spazio degli interventi in presenza introdotti da Giovanna Reanda, la direttrice di Radio Radicale, che ha esordito con alcune considerazioni sull’influenza “mainstream” di campagne che puntano a rendere un obbligo morale l’adesione ad alcune parole o narrazioni, pena l’esclusione da determinati spazi pubblici. L’antisemitismo però «viene da lontano, non nasce con il 7 ottobre e neanche dalla guerra contro Hamas», ha puntualizzato la giornalista.

Le riflessioni dei parlamentari

«Cosa mi convince di questo ddl? L’educazione conta più del denaro: educate un bambino nelle scelte a essere tollerante, ad avere un senso critico e la società diventerà migliore», ha dichiarato Graziano Delrio del Partito Democratico. «Il ddl non prevede nessuna sanzione e punta tutto sul dialogo». Nazario Pagano (Forza Italia) ha affermato di «credere nel dialogo tra maggioranza e opposizione, perché dal dialogo possono arrivare cose utili per tutti». È la sua speranza, ha detto, anche per l’iter di questa «fondamentale» legge. Il liberaldemocratico Luigi Marattin ha definito il dispositivo «necessario e utile», aggiungendo però che una legge non basterà fin quando, parlando del Medio Oriente, «non inizieremo a trattare le persone come persone e non come simboli». Per Alessandro Giglio Vigna (Lega), «per il nostro partito non c’è differenza tra antisemitismo e antisionismo: siamo il gruppo politico che più si spinge e ancora oggi si sta spingendo nel dire che lo Stato di Israele si sta difendendo da un attacco e da attacchi multipli». «Le leggi non bastano, ma sono una pietra miliare», ha osservato Maria Elena Boschi di Italia Viva. Nella sua lettura l’impegno su questo tema «è l’evoluzione di un percorso iniziato dieci anni fa con l’adozione della legge contro il negazionismo». Lia Quartapelle del Pd si è detta convinta del bisogno di «dotarci di tutti gli strumenti per tutelare i diritti delle minoranze, a partire da quella ebraica, perché se c’è un problema con gli ebrei vuol dire che un gas nocivo è entrato nelle stanze delle democrazie». Mauro Malaguti di Fratelli d’Italia ha definito «azzeccato» il titolo dell’incontro «perché ho sempre pensato che l’antisemitismo sia un virus che muta con pretesti diversi nel corso dei secoli: l’antisemitismo non è un’opinione, ma una discriminazione». «I problemi culturali vanno affrontati in profondità», ha sostenuto Ettore Rosato di Italia Viva. «È normale che in politica ci siano posizioni diverse, non è però normale che alcuni cittadini italiani non si sentano a casa loro nell’Italia democratica». Per Maurizio Gasparri (Forza Italia), «su questo disegno di legge c’è stata una forte disinformazione, con argomenti pretestuosi». Gasparri ha presentato il ddl come «un segnale politico e morale necessario» per il Paese. Nelle parole di Mariastella Gelmini (Noi Moderati) la legge «rappresenta un atto dovuto» ed è un provvedimento «culturale e politico, una reazione con la schiena dritta a quel che sta accadendo». Secondo Ivan Scalfarotto (Italia Viva) «credo sia arrivato il momento di dire che l’antisemitismo è una malattia che è parte profonda della nostra storia e dell’aria che abbiamo respirato per secoli». Anche per Marco Lombardo (Azione) l’antisemitismo si “nasconde” oggi sotto la maschera dell’antisionismo. Riguardo all’iter della legge, l’impressione di Lombardo è che il dibattito in Senato «non sia stato all’altezza del compito». Ha concluso il primo panel, tutto politico, Benedetto Della Vedova di Più Europa: «L’antisemitismo è una cartina di tornasole e se in Europa un ebreo in quanto tale diventa a rischio, è l’Europa che perde la propria anima fondativa basata, dal Dopoguerra a oggi, sulla tolleranza e sulla libertà».