26 Maggio 2026

Dichiarazione di Keshet Italia sulla loro esclusione dal Pride di Roma

«Non c’è Pride se si escludono le minoranze». È la presa di posizione di Keshet Italia, l’unica associazione lgbtqai+ ebraico-italiana, rispetto alla vicenda di cui è suo malgrado protagonista in queste ore: l’esclusione dalla parata dei carri decretata dagli organizzatori del Roma Pride del prossimo 20 giugno.
Gli organizzatori sostengono in una nota che «la bussola di una manifestazione politica» è il suo documento, un documento in cui rivendicano l’uso del termine “genocidio” applicato a Gaza, accusando Keshet di «non aver preso e non intendere prendere le distanze» dal suddetto e «di fare un non condivisibile distinguo lessicale». Parole che l’associazione ebraica qualifica come un “gettare la maschera” da parte del Pride capitolino, definendo «senza precedenti» l’atto di esclusione nei confronti di un’associazione alla quale «è stato negato prima l’accesso al coordinamento e poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro». Per Keshet, intervenuta in un comunicato stampa diffuso martedì mattina, si tratta del culmine di «un percorso di ostilità» in continuità con la parata dello scorso anno, durante la quale chi sfilò sotto le insegne del gruppo ebraico fu oggetto di «attacchi antisemiti espliciti» davanti ai quali il Roma Pride «ha scelto dil silenzio, rifiutando di condannarli». Un aspetto paradossale della vicenda è il fatto che a organizzare il Roma Pride sia il circolo di cultura omosessuale intitolato alla memoria di Mario Mieli, attivista e scrittore morto nel 1983 il cui padre ebreo fu perseguitato dal nazifascismo per la sua identità. Per Keshet, in ogni caso, quel silenzio di allora si trasforma oggi «in complicità attiva». Al riguardo si osserva: «Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria. L’antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo». Keshet rivolge inoltre un appello alle istituzioni e a tutti coloro che «credono in un Pride aperto e non discriminatorio» a prendere una posizione netta contro quella che viene definita una «deriva razzista». In questo senso, «chiediamo una presa di posizione netta del sindaco e del Comune di Roma e di non presenziare la manifestazione». E se la «salute delle democrazie si vede da come vengono trattate le minoranze», il pensiero di Keshet è che non si possa «essere complici» di quel che sta avvenendo.