Fonte:
La Stampa
Autore:
Diego Molino
«Vandalizzare un segno della memoria corrisponde simbolicamente a una nuova uccisione, proprio come fecero concretamente nazisti e fascisti ottant’anni fa». È il pensiero di Nicola Adduci, storico della Resistenza e collaboratore dell’Istoreto, sulle pietre d’inciampo di piazza Santa Giulia vandalizzate.
Quelle pietre hanno un significato specifico?
«La decisione di collocarle insieme dove un tempo sorgeva l’Ospizio ebraico ha una sua valenza. Torino non fu indenne dalle terribili vicende che ebbero come protagonisti i nazifascisti, le pietre ci ricordano che fu pagato un tributo altissimo soprattutto dalle persone più inermi e fragili. Sei di quelle otto opere ricordano donne fra i 65 e gli 80 anni».
Furono inaugurate lo scorso febbraio.
«Partecipai alla cerimonia, fu molto bella e intensa insieme a diverse scolaresche di medie e superiori, ciascun ragazzo provò a raccontare la vicenda di ognuna di quelle persone. Fu uno di quei bei momenti che fanno pensare ci sia speranza».
È stata la bravata di qualche ragazzotto, oppure il sintomo di un crescente antisemitismo?
«Mi sono posto più volte anche io la domanda, penso siano entrambe le cose. Ma forse definirli ragazzi inconsapevoli è solo un modo di addolcire la realtà. Proprio nella profonda ignoranza alligna l’antisemitismo, non riconoscere quei segni di memoria significa provocare una rottura con noi stessi e con l’idea del passato. Si diventa degli sradicati e questo è molto pericoloso, non è solo un gesto trasgressivo».
Manca una cultura della memoria?
«Manca un senso di comunità, anche se non bisogna generalizzare perché questi gesti vengono compiuti da una piccolissima minoranza. C’è una parte molto partecipe di ragazzi che vanno ai treni della memoria, ma c’è anche una massa di ragazzi che forse non ha avuto l’occasione o la fortuna di maturare riflessioni».
Qual è l’antidoto?
«Serve una reazione sul piano educativo, l’unica via è la scuola. Molti giovani non provengono dal vissuto dei nostri nonni. Bisogna trovare linguaggio e connessioni con loro, per fargli comprendere il valore universale di certi simboli».
