13 Gennaio 2026

Il rabbino Alberto Sermoneta denuncia il clima di antisemitismo post 7 ottobre

Alberto Sermoneta, il rabbino del ghetto: «Per noi ebrei è peggio che nel ‘38. Non sono libero di camminare con la kippah, temo le aggressioni»

VENEZIA – «Io non sono libero di camminare indossando la kippah, devo mettere un cappello, altrimenti rischio di essere assalito da gente che non ha niente a che vedere né con la Storia, né col tessuto sociale, né con la politica italiana. E solo perché sui social c’è chi, anche politici, fomenta e aizza un antisemitismo sotto altre forme che fa veramente paura. È normale tutto questo? È democrazia?». Parole durissime, quelle del rabbino capo della comunità ebraica di Venezia, Rav Alberto Sermoneta, che allo stesso tempo rivelano rabbia e angoscia per un presente sempre più carico di violenza verbale, se non addirittura fisica. Intervenuto ieri, da Ca’ Loredan, alla presentazione del programma di appuntamenti per il Giorno della Memoria 2026, Sermoneta ha sottolineato come a volte si ritrovi a dire che «siamo messi peggio che nel ’38», riportando anche un fatto personale. «Pochi giorni fa mi è stato chiesto di che cosa mi occupo. Ho risposto: “Insegno”. E in effetti lo faccio, ma non posso dire di essere rabbino capo della comunità, altrimenti rischio la pelle. Questa la realtà attuale, non è fantascienza. Siamo tornati all’oscurantismo, peggio ancora che in epoca medievale».
Il rabbino ha poi fatto riferimento alla situazione comune vissuta dalle comunità ebraiche di tutto il mondo quando, nel corso della settimana, ci si riunisce per pregare e vivere i momenti di festa insieme. «Non è normale recarsi nelle nostre sinagoghe – ha detto – e avere la sicurezza che ci controlla all’ingresso. Fa pensare. Le scuole dovrebbero essere luoghi d’incontro, di scambio di conoscenze; crogiolo della cultura moderna, che significa disporsi ad ascoltare l’altro. Invece abbiamo creato barriere di ferro, che non si possono abbattere. In pochi anni abbiamo ribaltato una situazione che prometteva un futuro roseo».

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