Fonte:
Vita diocesana pinerolese
Autore:
Pier Giuseppe Accornero
I vescovi italiani condannano ogni antisemitismo e promuovono il dialogo con gli ebrei, riaffermano le comuni radici religiose e auspicano pace in Terra Santa.
«Rinnoviamo la nostra ferma e decisa condanna al terrorismo in ogni sua forma e invitiamo tutti i cattolici a ripudiare ogni antisemitismo e ogni espressione violenta contro il popolo ebraico». Lo ribadiscono i vescovi italiani nel messaggio per la 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo cattolici-ebrei del 17 gennaio 2026 «Uniti nella stessa benedizione. In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12,3). Il messaggio si riferisce al 7 ottobre 2023 , con l’attentato di Hamas in Israele, alla situazione in Terra Santa che vede il popolo palestinese decimato dal genocidio degli ebrei che li schiavizzano nella Striscia di Gaza. I vescovi condannano «l’atto terroristico e ignobile» del 7 ottobre: «Siamo vicini alle vittime del popolo ebraico e a quelle del popolo palestinese nella tragedia Gaza e auspichiamo una soluzione che consenta a entrambi una convivenza pacifica» secondo la logica dei «due popoli e due Stati».
L’episcopato parla di «dialogo franco, leale e costruttivo, nella verità e nella carità, con la ferma volontà di riconoscerci fratelli, sempre e comunque. Siamo dentro la medesima benedizione e le differenze non la cancellano. Radicati in questa certezza desideriamo costruire le nostre relazioni. Il dialogo tra noi è anche un servizio per il dialogo fra le religioni e un servizio al mondo, sempre più lacerato e diviso, nella consapevolezza che tutte le religioni affrontano la sfida del dialogo».
Il desiderio di camminare con i fratelli ebrei nasce dal fatto che «Gesù Cristo ci lega al popolo ebraico. L’identità cristiana profonda non può fare a meno del popolo ebraico, della sua storia e della sua spiritualità. Sono i nostri fratelli maggiori. Siamo in debito verso di loro. Siamo rami diversi che spuntano dalla stessa radice» e, quindi, con Papa Leone e i suoi predecessori «desideriamo lottare contro ogni tipo di antisemitismo e di antigiudaismo. E ci impegniamo studiare le Sacre Scritture e mantenere uno stretto legame per imparare l’arte di mantenerci popolo in cammino, popolo in attesa, popolo capace di speranza».
Per questo la Cei ritiene fondamentale il comune lavoro sulle «16 schede per conoscere l’ebraismo». Si tratta di un progetto congiunto della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) nato per le scuole, che esplorano concetti fondamentali (Bibbia, Torah, Nome di Dio, elezione), vita comunitaria (feste, ciclo di vita, ruolo donna/rabbini), storia (Ebrei d’Italia, Gesù ebreo) e dialogo interreligioso, offrendo uno strumento per una conoscenza corretta e priva di pregiudizi.
Il decreto approvato sessant’anni fa, il 18 ottobre 1965, dal Concilio Vaticano II «Nostra aetate» sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, afferma che per i cristiani Cristo «è via, verità e vita, in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa»; sottolinea che «la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo» nelle altre religioni riconosciute come tali: «Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini». In rapporto all’Ebraismo, il cedreto pronuncia un sì definitivo alle radici ebraiche del Cristianesimo e il no irrevocabile all’antisemitismo. La Chiesa «crede che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli ebrei e i gentili (ndr non ebrei) per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in sé stesso. Gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento». Infine «quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo»: questa è la parola definitiva circa l’accusa agli ebrei di essere «deicidi», dopo che Giovanni XXIII nella prima Pasqua che visse da pontefice cancellò il «deicidi» dalla liturgia della Settimana Santa.
