24 Maggio 2017

Commento della Presidente della Comunità Ebraica di Biella e Vercelli Rossella Bottini Treves e dell’avvocato Tommaso Levi all’assoluzione in primo grado degli imputati per lo striscione sulla sinagoga

Fonte:

www.notiziaoggivercelli.it

Autore:

Rossella Bottini Treves, Tommaso Levi

VERCELLI: Assolti per lo striscione in sinagoga, le reazioni della Comunità Ebraica

Il collettivo “Mattone Rosso” nel luglio 2014 aveva apposto sulla cancellata della Sinagoga uno striscione anti israeliano. Ora il Tribunale di Vercelli, almeno in primo grado, ha assolto gli imputati dall’accusa di istigazione all’odio razziale. Una sentenza che quindi dà ragione alle giustificazioni date dagli accusati, i quali hanno sostenuto di aver unicamente inteso protestare contro l’azione del governo israeliano, che in quel periodo stava colpendo i territori palestinesi, e non incitare all’antisemitismo.

La sentenza ha lasciato comprensibilmente amareggiata e soprattutto allarma la Comunità Ebraica, la quale ha diffuso una nota che pubblichiamo integralmente.

“In attesa di leggere le motivazioni della sentenza che ha assolto i due imputati è necessario ribadire la posizione della Comunità Ebraica di Vercelli rispetto all’episodio e al conseguente procedimento penale.

Dal nostro punto di vista non è mai stato un processo di natura politica nè un processo sul conflitto israelo-palestinese.

Il reato contestato dalla Procura della Repubblica di Vercelli è l’istigazione all’odio razziale. L’affissione dello striscione “Stop Bombing Gaza Israele Assassini Free Palestine” sul cancello della Sinagoga è stato ritenuto dal Magistrato che ha svolto le indagini, un atto di incitamento a sfondo razziale/religioso contro la Comunità Ebraica che, come prevede lo Statuto, è tenuta a perseguire qualsiasi tipo di razzismo e antisemitismo.

In ogni caso al di là dell’esito del primo grado del processo ed in attesa di valutare se impugnare o meno la sentenza il gesto è ritenuto grave anche solo perchè possibile oggetto di pericolose strumentalizzazioni. Riteniamo, infatti, che il tempio israelita sia un luogo sacro ed inviolabile, e quindi sarà nostro compito tutelarne, anche con il prezioso supporto della Questura locale, la sua integrità, la sua sicurezza e, conseguentemente, denunciare qualsiasi tipo di oltraggio si dovesse verificare in futuro”.

Rossella Bottini Treves

avv. Tommaso Levi

UNA RIFLESSIONE: Le sentenze si accettano, questo è un caposaldo della giustizia. Però si possono commentare… ci sembra grave che la profanazione di un tempio (di qualsiasi religione sia) si possa lasciar passare senza nemmeno comminare un’ammenda o una condanna simbolica. Speriamo che questa sentenza non finisca per costituire un precedente, un tacito assenso per proteste che, del tutto legittime in piazza, lo sono meno se portate di notte, violando la sacralità di un tempio.