17 Ottobre 2013

Veto del Movimento 5 Stelle all’approvazione del Ddl contro il negazionismo

paola_taverna_m5s

Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Alessandro Trocino

Il veto dei 5 Stelle «La fretta è sospetta»

ROMA — Giurano che non c’era intenzione di sminuire la Shoah, che è solo una questione di metodo. Eppure il no detto alla Commissione «deliberante» (approva senza bisogno dell’Aula), che doveva decidere sul negazionismo, provoca un putiferio e fa cadere sul Movimento 5 Stelle l’accusa di «razzismo», arrivata dal responsabile giustizia del Pd Danilo Leva. Tanto che il gruppo M5S del Senato, per evitare equivoci, si dice «fedele alla Costituzione, nata dalla lotta contro la dittatura nazifascista» e spiega: «Sarebbe assurdo proprio oggi, anniversario del rastrellamento nazifascista nel Ghetto di Roma, liquidare in maniera tanto veloce un argomento che merita una risposta di tutto il Parlamento». Martedì sera, la Commissione Giustizia aveva votato il testo (inclusi i 5 Stelle) in sede referente. Ma dopo la richiesta del capo dello Stato di accelerare l’iter, il presidente del Senato Pietro Grasso ieri mattina ha chiesto la «deliberante». Paola Taverna, capogruppo M5S, all’inizio sembra non obiettare. Poi parla con i 4 membri a 5 Stelle della Commissione e parte il contrordine. Spiega Mario Giarrusso: «Erano le due, stavo mangiando e il presidente ci dice che si vota mezz’ora dopo. Ma si può? Vogliono fare propaganda con le vittime del nazismo, ci vuole serietà. Intendiamoci, noi siamo pronti a votarlo subito il testo, in Aula. Ma mi chiedo: abbiamo chiesto di calendarizzare d’urgenza il decreto su Berlusconi e no. Il voto palese e no. E allora? Due pesi e due misure. Tutta questa fretta per un reato che non verrà quasi applicato e per un testo che giaceva da mesi?». Ma non è solo questione di tempi. Sul testo i dubbi ci sono da tempo. Il rischio paventato era la negazione della libertà di pensiero. Il testo è molto cambiato e il finale era condiviso anche dai M5S. Ma ancora c’è da lavorare, come conferma Felice Casson, Pd: «Al momento la loro obiezione mi è sembrata un colpo in un occhio. E in effetti si perde un’occasione per fare in fretta. Però è comprensibile la richiesta di discuterne seriamente in Aula». Non così Anna Finocchiaro: «Sono spregiudicati e menefreghisti, non si fermano neanche di fronte alla Shoah». Riccardo Pacifici, della comunità ebraica romana, chiede «chiarezza» al Movimento. Il testo prevede una pena fino a 5 anni per chi «nega l’esistenza di crimini di guerra o di genocidio o contro l’umanità». Casson voleva due emendamenti: il fatto che la negazione fosse «pubblica» e il dolo specifico, cioè la volontà di proselitismo o di incitamento. Un modo per escludere gli studiosi. Anche i 5 Stelle avevano sollevato dubbi: non sulla Shoah, ma facendo gli esempi del genocidio armeno e di quello del Rwanda.