2 Settembre 2016

«Ritorno a Camelot» raduno neonazista in provincia di Treviso

ritornoaCamelot

Fonte:

Il Manifesto

Autore:

Marinella Mandelli, Saverio Ferrari

I neonazisti di re Artù

A Revine Lago il raduno nazionale del veneto Fronte skinheads. Favoleggiando in chiave razzista  sul mito di Camelot. Tra «difesa  dell’uomo bianco» e ossessione del gender, «omaggio a Franco Freda»

Da ieri, 1 settembre, a domenica 1 settembre a Revine Lago (Treviso), viso), in un’area privata, si svolge «Ritorno a Camelot», il raduno neonazista, che favoleggiando riguardo al mitico regno di Re Artù da restaurare si ripete ogni cinque anni, alternando concerti e conferenze. A promuoverlo il Veneto fronte skinheads, in occasione del trentesimo della sua fondazione, capostipite in Italia del movimento naziskin. Il titolo dell’edizione di quest’anno è «Noi siamo Europa», sottotitolo «Un origine e un destino sotto attacco». Il contenuto è ben spiegato dal manifesto che pubblicizza l’evento: «Decenni di politiche di annientamento identitario, di false integrazioni, hanno portato l’intera Europa sull’orlo di una guerra civile endemica e senza quartiere» a causa di «scellerate politiche immigratorie e sociali», terminando con i versi di una canzone dei Peggior Amico, storica band degli skinheads vicentini e degli ultra veronesi, «Voi figli di una terra che non amate più/ sull’orlo della fossa seduti a guardare giù/ con la vostra umanità, con la vostra carità/ sputerete insieme agli altri/ sulla nostra civiltà». Non per nulla un’altra canzone della stessa band si intitolava «Colpevole di essere bianco».

“Il campo del Santi”

Quella della difesa dell’uomo bianco” rappresenta l’ossessione dominante. Ricordiamo che nell’edizione del 2011, sempre a Revine, aveva inviato un messaggio Piet “Skiet” Rudolf, leader di Volkstaat, un’organizzazione che in Sudafrica lotta per l’indipendenza dei boeri, contro il “predominio nero”. E l’internazionalismo in stile white power. In questo quadro la principale iniziativa nell’ambito del raduno, denominata «Il campo dei Santi», si ispira al romanzo fanta-razzista dallo stesso titolo dello scrittore francese Jean Raspail, tradotto nel 1998 dalle edizioni AR di Franco Freda (AR sta per radice di Ariano). Nel romanzo si immagina una migrazione di milioni di persone dalla pelle scura sulle coste della Francia. II governo, con atteggiamento buonista, ne favorisce l’accoglienza. Ma la nuova popolazione prende il potere, mentre gli autoctoni sono costretti a fuggire. «Il campo dei santi» rappresenterebbe l’ultimo ridotto della civiltà bianca, facendo proprio un brano dell’Apocalisse: «Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare. E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta». A condurre il dibattito ci sarà Silvia Valerio, ventiquattro anni, sorella di Anna Valerio, che nel 2012, a tren-Franco Freda. Silvia a diciannove anni ebbe il suo breve momento di celebrità in una nota trasmissione televisiva dichiarandosi disposta a offrire la propria verginità al presidente iraniano Ahmadinejad, esemplare, secondo lei, di «vera maschilità». Le due sorelle Valerio hanno appena dato alle stampe un libro, ancora per le edizioni AR, Nessuno è innocente. «La storia vera di Freda e di Ventura», secondo le note redazionali, che consistette nel servirsi «di armi sempre più spregiudicate», che non poterono «non contemplare, alla fine, il tritolo», anche se «con la macelleria di Piazza Fontana» Freda e Ventura, tengono a precisare le due sorelle, non ebbero «niente a che fare». Tocca ricordare che, alla fine dei tanfi processi per Piazza Fontana, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il ruolo operativo di Ordine nuovo e ha indicato tra gli autori materiali della strage del 12 dicembre 1969 alla Banca nazionale dell’agricoltura di Milano proprio Freda e Ventura. Solo che, per un paradosso giudiziario, i due non erano più punibili perché in precedenza, nel processo sottratto a Milano e trasferito a Catanzaro e a Bari, erano stati condannati solo per le bombe sui treni dell’agosto precedente.

Da Hitler a Mario Merlino

A discutere di storia troveremo Antonio Serena e Gabriele Gruppo. Il primo proveniente dall’Msi, poi transitato nella Lega e infine in Alleanza nazionale, che lo elesse deputato nel 2001 (si dimise dal partito nel 2003 per la visita di Fini in Israele), è un ammiratore delle gesta del capitano nazista Erich Priebke, nonché autore di una serie di libri sui “misfatti” della Resistenza. L’ultimo, pubblicato nel 2015, s’intitola Benedetti assassini. Gli eccidi partigiani nel bellunese. Gabriele Gruppo, invece, è il responsabile delle edizioni Thule, specializzate nella pubblicazione delle opere di Hitler. Secondo lui «il nazionalsocialismo fece della Germania un’isola felice di prosperità sociale ed economica». Sul tema «Famiglia, giustizia, società», dibatterà Italo Linzalone, di Azione tradizionale, che nel 2013 cercò di organizzare a Vicenza un convegno su Priebke, poi vietato. Al suo fianco comparirà il professor Gianluca Marletta, particolarmente scatenato contro l’influenza dell”‘ideologia gender” nelle scuole e autore di Unisex. Cancellare l’identità sessuale, la nuova arma della manipolazione globale. Nella stessa sede è preannunciato un intervento del comitato Josué libertad, attivo negli ambienti neofascisti di tutta Europa per chiedere la liberazione di Josué Estébanez de la Hija, un ex militare spagnolo condannato a venticinque anni nel 2007 per l’uccisione a Madrid, in metropolitana, di Carlos Javier Paolmino, un militante di sinistra di sedici anni. A Revine si parlerà poi di economia e agricoltura con Manuel Negri, consigliere comunale del centrodestra di Reggiolo (Re) ed esponente di Progetto nazionale, indagato per aver partecipato nel 2015 all’azione organizzata in varie località dal Veneto fronte skinheads, consistente nel depositare sagome umane tricolori (le vittime italiane dell’immigrazione…) davanti a varie sedi della Caritas, con volantini contro lo ius soli e slogan come «guerra ai nemici della nostra terra». Sarà della partita anche Nicola Gozzoli dell’associazione Lega della terra, collaterale a Forza Nuova. Lega della terra è la traduzione letterale di Landbund, dal nome del partito agrario tedesco che avversò la Repubblica democratica di Weimar e sostenne il Partito nazionalsocialista alle elezioni del 1933. A conclusione del tutto, non sappiamo bene a quale titolo, interverrà Mario Merlino, settantadue anni, ex delfino di Stefano Delle Chiaie in Avanguardia Nazionale, infiltratosi come “agente provocatore” a Roma nel gruppo anarchico XXII Marzo poco prima della strage di Piazza Fontana.

Rock against communism

Il collante emotivo della quattro giorni di Revine sarà come sempre la musica. Il programma dice che si avvicenderanno sul palco «le migliori band del panorama musicale R.a.c (Rock against communism) europeo». Così è, in effetti. Oltre alle italiche Gesta Bellica, Hobbit, Garrota, DDT (Dodicesima Disposizione Transitoria), Malnatt, Acciaio Vincente, Linea Ostile, Ultimium, Onda nera, Topi Neri, Razza Fuorilegge, La Vecchia Sezione, arriveranno dalla Gran Bretagna Stevie, Skrew you e Stigger, dalla Finlandia Mistreat, dalla Scozia Nemesis, dalla Germania Sachsonia (che si autodefinisce senza giri di parole Nazi Rock’n Roll) e Kraft durch froide (dal nome dell’organizzazione ricreativa del nazionalsocialismo), dall’Ungheria Oi-Kor, dalla Slovacchia Kratky Proces e Jolly Rogers dalla Spagna.

Bestie predatrici

Camelot, un nome di miti e di fiabe, reinterpretato dall’estrema destra. Come cantano i Gesta Bellica «La leggenda narra che re Artù tornerà/ re di una volta e per l’eternità/Il re guerriero ci guiderà/ a riconquistare la libertà/Ricordi quel mito di sangue e di onore?/ Per la giustizia si toma a lottare/ Ritornino i tempi degli uomini veri, torni re Artù e i suoi cavalieri!». «Sangue e onore» ancora una volta. Blut und Ehre, il motto della Hider-Jugend, la gioventù hitleriana. «Io voglio», disse Hitler nel 1933, «una gioventù brutale, tiranna, intrepida e crudele. Non deve avere nulla di debole e delicato. La libera, splendida bestia predatrice deve ancora una volta emergere brillando dai suoi occhi». A questo modello guarda ancora il Veneto fronte skinheads. La «Polveriera Europa» può ancora esplodere. Una «guerra civile endemica» può ancora scoppiare. O almeno è quello che i nostri skinheads neri sognano per tornare a essere “bestie predatrici”.