14 Febbraio 2017

Rifiuto del governo tedesco di premiare gli agenti di Polizia che hanno ucciso a Sesto San Giovanni l’autore della strage jihadista di Berlino, perché sui loro social personali inneggiavano al fascismo

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Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Aldo Cazzullo

Risponde Aldo Cazzullo

I due poliziotti, il Fascismo, la storia che non raccontiamo

Caro Aldo, non trova un po’ ipocrita il dietrofront della Germania nei confronti dei due poliziotti italiani che bloccarono il terroriste di Berlino?

Mario Taliani, Noceto (Pr)

Caro Mario, No, non lo trovo ipocrita. Un Paese sovrano decide in autonomia i criteri con cui assegna le onorificenze. A chi inneggia a Hitler non le danno; perché in Germania, a differenza che in Italia, l’antifascismo e l’antinazismo sono una cosa seria. Intendiamoci: non è in discussione ovviamente il coraggio e l’abnegazione con cui i nostri agenti hanno fatto il loro dovere, a rischio della vita. Anzi, a mio parere il fatto che abbiano tolto di mezzo un terrorista islamico pluriomicida è incomparabilmente più importante delle loro opinioni politiche. Ma sono state queste a far cambiare idea ai tedeschi; e di queste stiamo parlando. Le forze dell’ordine non possono fare l’apologia di Hitler e Mussolini neppure sui social, che — come dice la parola stessa — privati non sono mai. Sarebbe opportuno dettare regole adeguate all’era digitale, che garantiscano la libertà d’espressione ma nello stesso tempo impediscano di politicizzare – oltretutto in modo deteriore – figure pubbliche in cui tutti debbono e possono riconoscersi. Vede Mario, io sono convinto che i due agenti non siano soltanto ottimi poliziotti, ma anche ottime persone; altrimenti non avrebbero messo in gioco se stessi per salvare altri. Se hanno preso posizioni inaccettabili, è perché sono cresciuti in un’atmosfera culturale che ha dato del fascismo e della guerra civile una lettura del tutto distorta. Chi combatté i tedeschi non fu un «traditore», anzi: rimase fedele al giuramento fatto al re. Soprattutto, la Resistenza non è una «cosa di sinistra». Non erano di sinistra il colonnello Montezemolo e i carabinieri caduti alle Ardeatine. Non erano di sinistra suore e sacerdoti che finirono in carcere o davanti al plotone d’esecuzione. Non erano di sinistra migliaia di partigiani autonomi e cattolici. Non erano di sinistra (tranne eccezioni) i 600 mila militari che preferirono restare nei lager nazisti, dove morirono a decine di migliaia, anziché andare a Salò a combattere altri italiani. È una storia poco conosciuta, che sta affiorando in questi giorni anche sulle Lettere al Corriere, grazie ai superstiti e ai familiari. Se la raccontassimo ai nostri ragazzi, se dicessimo loro anche soltanto chi erano i martiri di Fiesole, non ci sarebbe questa ondata di revanscismo sul web, che contagia anche i migliori tra gli italiani.