24 Dicembre 2015

Polemiche antisioniste ed antisemite del deputato Movimento5Stelle Manlio Di Stefano

onDiStefano

Fonte:

Moked.it

Autore:

Sergio Della Pergola

…aggressioni

Qual è la differenza fra il sito antisemita, negazionista, razzista, filo-terrorista, in una parola demenziale, di Radio Islam e le sue grottesche liste di “ebrei influenti”, e le posizioni prese in pubblico da esponenti della vita politica come Manlio Di Stefano? In pratica nessuna: li accomunano l’ignoranza, l’odio e la sobillazione a perseguitare e a commettere crimini, inclusa la violenza fisica contro le persone e la comunità.

I recenti studi sull’antisemitismo dimostrano che esistono fondamentalmente tre matrici antisemite. La prima (ben presente nel menu principale del sito Radio Islam) è quella classica dei Protocolli che attribuisce agli ebrei strapotere finanziario, mediatico e politico. La seconda (evidenziata da Radio Islam) è quella che nega l’esistenza della Shoah, o la minimizza a nota a margine della seconda guerra mondiale. La terza (ovviamente centrale a Radio Islam) è quella che demonizza lo Stato d’Israele e ne fa diventare l’esistenza la madre di tutti i mali fino al putativo sistematico sterminio dei palestinesi. Una quarta matrice, oggi meno usata, è quella dell’antropologia fisica che descrive l’ebreo come un tipo geneticamente degenerato (Radio Islam preferisce l’alternativa secondo cui il popolo ebraico non esiste [sic]). I collegamenti fra le odierne tre matrici principali sono evidenti quando si afferma che, da un lato, dallo sfruttamento della Shoah sarebbero emersi cospicui benefici economici e politici per gli ebrei, e dall’altro, si sarebbe capovolto il ruolo degli ebrei da perseguitati a persecutori.

L’analisi delle percezioni dell’antisemitismo all’interno della popolazione ebraica in Europa rivela che delle tre matrici antisemite, senza minimizzare la risibilità e la pericolosità delle altre due, quella che suscita maggiore ripugnanza è la seconda, quella del negazionismo. Il che fra l’altro dimostra che gli ebrei europei sono disponibili a una conversazione critica sulle vicende politiche di Israele, fintantoché questa non degeneri nelle false e vergognose forme di demonizzazione alla Manlio Di Stefano. Chi dice che non si può pronunciare una sola parola critica su Israele senza essere tacciati di antisemitismo mente sapendo di mentire, e facendo questo si aggiunge alla legione degli antisemiti.

Si potrebbe minimizzare e dire: lasciamo perdere i cretini, autonominati o eletti, e concentriamoci sulle cose serie, ma non credo che questo sia sufficiente. Qui siamo ben al di fuori della libera espressione delle idee che è fondamento della società democratica. È necessario invece stare all’erta e combattere senza misericordia queste volgari forme di aggressione: innanzitutto con la persuasione della parola, poi con gli strumenti della giurisprudenza, e infine se inevitabile con il randello.

Una delle forme più insidiose di aggressione è oggi quella del boicottaggio commerciale e accademico antiisraeliano. Su quest’ultima modalità non ci possono essere dubbi. La limitazione della libertà di pensiero e di associazione implicita nel divieto di avere rapporti con colleghi e studenti in Israele fa parte dello stesso meccanismo coattivo che si manifestò nel giuramento di fedeltà al regime fascista da parte del corpo dei docenti universitari nel 1931. Consapevole o no, chi partecipa all’odierna corrente universitaria che impone di cancellare il libero arbitrio individuale, contribuisce a svilire la validità della professione accademica come comunità di persone e come articolazione di un discorso critico (e autocritico), e preannuncia l’inizio della fine della civiltà di cui questa corrente fa parte.