1 Luglio 2015

Papa Bergoglio ricorda il cinquantesimo della «Nostra aetate»

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Fonte:

L’Osservatore Romano

Radici ebraiche

La dichiarazione conciliare «Nostra aetate» rappresenta «il “sì” definitivo alle radici ebraiche del cristianesimo e il “no” irrevocabile all’antisemitismo». Lo ha affermato il Papa parlando ai partecipanti a un convegno internazionale promosso dall’International Council of Christians and Jews. Di seguito il discorso pronunciato martedì mattina, 3o giugno, durante l’udienza nella Sala Clementina.

Cari fratelli, mi rallegro che quest’anno abbiate organizzato il vostro convegno a Roma, la città in cui sono sepolti gli apostoli Pietro e Paolo. Entrambi sono, per tutti i cristiani, punti di riferimento essenziali: sono come “colonne” della Chiesa. E qui a Roma si trova la comunità ebraica più antica dell’Europa occidentale, le cui origini risalgono all’epoca dei Maccabei. Cristiani ed ebrei vivono dunque a Roma, insieme, da quasi duemila anni, sebbene le loro relazioni nel corso della storia non siano state prive di tensioni.

Un vero dialogo fraterno ha potuto svilupparsi a partire dal Concilio Vaticano II, dopo la promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate. Questo documento rappresenta infatti il “sì” definitivo alle radici ebraiche del cristianesimo ed il “no” irrevocabile all’antisemitismo. Nel celebrare il cinquantesimo anniversario di Nostra aetate, possiamo guardare ai ricchi frutti che ha prodotto e fare con gratitudine un bilancio del dialogo ebraico-cattolico. Possiamo esprimere così il nostro grazie a Dio per tutto ciò che di buono è Radici ebraiche stato realizzato in termini di amicizia e di comprensione reciproca in questi cinquant’anni, perché il Suo Santo Spirito ha accompagnato i nostri sforzi di dialogo. La nostra umana frammentarietà, la nostra diffidenza e il nostro orgoglio sono stati superati grazie allo Spirito di Dio onnipotente, così che tra noi sono andate crescendo sempre più la fiducia e la fratellanza. Non siamo più estranei, ma amici e fratelli. Confessiamo, pur con prospettive diverse, lo stesso Dio, Creatore dell’universo e Signore della storia. Ed Egli, nella sua infinita bontà e sapienza, benedice sempre il nostro impegno di dialogo.

I cristiani, tutti i cristiani, hanno radici ebraiche. Per questo, fin dalla sua nascita, l’International Council of Christians and Jews ha accolto le varie confessioni cristiane. Ciascuna di esse, nel modo che le è proprio, si accosta all’ebraismo, il quale, a sua volta, è caratterizzato da diverse correnti e sensibilità. Le confessioni cristiane trovano la loro unità in Cristo; l’ebraismo trova la sua unità nella Torah. I cristiani credono che Gesù Cristo è la Parola di Dio fattasi carne nel mondo; per gli ebrei la Parola di Dio è presente soprattutto nella Torah. Entrambe le tradizioni di fede hanno per fondamento il Dio Unico, il Dio dell’Alleanza, che si rivela agli uomini attraverso la sua Parola. Nella ricerca di un giusto atteggiamento verso Dio, i cristiani si rivolgono a Cristo quale fonte di vita nuova, gli ebrei all’insegnamento della Torah. Questo tipo di riflessione teologica sul rapporto tra ebraismo e cristianesimo prende le mosse proprio dalla Nostra aetate (cfr. n. 4) e, su tale solido fondamento, può essere e deve essere ulteriormente sviluppata.

Nella riflessione sull’ebraismo il Concilio Vaticano II ha tenuto conto delle dieci tesi di Seelisberg, elaborate in quella località svizzera, tesi legate alla fondazione dell’International Council of Christians and Jews. Si può dire che vi era già in nuce una prima idea della collaborazione tra la vostra organizzazione e la Chiesa Cattolica. Tale cooperazione è stata avviata ufficialmente dopo il Concilio, e specialmente dopo l’istituzione della nostra “Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo”, nel 1974. Questa Commissione della Santa Sede segue sempre con grande interesse le attività della vostra organizzazione, in particolare i convegni internazionali annuali, che danno un notevole contributo al dialogo ebraico-cristiano.

Cari fratelli, vi ringrazio tutti per questa visita ed auguro ogni bene per il vostro convegno. Il Signore vi benedica e vi custodisca nella sua pace. E per favore vi chiedo di pregare per me. E vi invito tutti insieme a chiedere la benedizione di Dio nostro Padre. Io la dirò nella mia lingua madre.