8 Agosto 2016

Neonazismo ed estremismo nei gruppi ultrà di calcio

hooligan

Fonte:

Il Fatto Quotidiano

Autore:

Luca Pisapia

Cori, botte e svastiche:

le curve nere d’Europa

Vento xenofobo La crescita politica dell’estrema destra favorisce e accompagna la radicalizzazione degli ultras: l’onda neonazista è sempre più forte in tutte le gradinate

In un’Europa devastata dalla crisi, in cui si alzano muri e tornano a soffiare i venti di estrema destra dell’intolleranza e dei nazionalismi, muta anche la mappa sociale delle tifoserie del pallone. Le antiche rivalità campanilistiche, le violente battaglie tra due o più squadre dello stesso comune, o di città diverse in lotta per il primato nazionale, non sono scomparse, anzi, ma è indubbio che negli ultimi anni si assista sempre più ad alleanze tra tifoserie ex nemiche in nome di patrie comuni e comunità immaginate. Il sangue e la terra, il ceppo etnico e linguistico, sono i nuovi antichi presunti valori che riuniscono oggi i tifosi, come abbiamo visto a giugno durante gli Europei di Francia 2016 dove tifoserie russe rivali (Lokomotiv, Spartak e Cska di Mosca e Zenit di San Pietroburgo) si sono alleate contro i loro omologhi inglesi, o quattro anni prima, quando agli Europei di Polonia e Ucraina 2012 si sono scontrati gruppi di ultras russi e polacchi altrimenti abituati a scannarsi tra loro. Nelle partite continentali si assiste sempre più alla contrapposizione di gruppi compositi, nel nome del recupero di antiche vestigia imperiali: il sentimento delle tifoserie racconta che la nuova Europa somiglia sempre più a quella che precedette la Prima Guerra Mondiale e la fine degli Imperi.

INGHILTERRA. Tutto comincia in Inghilterra dagli anni Settanta, quando a fianco dello spontaneismo dei primi gruppi organizzati delle tifoserie, il cui unico motto è l’apolitico take the end (conquista la curva avversaria), il suprematismo bianco del National Front fa proseliti nelle gradinate di Londra (gli Headhunters del Chelsea e i Bushwhackers del Milwall i più noti), Birmingham, Bristol, Leeds e Portsmouth. Una deriva all’estrema destra cui oggi soggiacciono anche ex roccaforti laburiste del nord come Newcastle o Sunderland, le cui tifoserie marciano nelle strade dietro i vessilli dell’Ukip o della English Defense League, o ex tifoserie storicamente di sinistra come quella del West Ham. Le rivalità maggiori sono con tedeschi, olandesi, turchi e russi: gli inglesi sono attaccati da chiunque senta il desiderio di “uccidere il padre” per affermare la propria superiorità. La Brexit è problematica anche nel calcio.

GERMANIA. È proprio nella Bundesliga degli stadi sempre pieni (tasso di riempimento superiore al 95%, in Italia è al 45%), delle curve colorate e a prezzi popolari (12 euro, dopo una lunga battaglia contro l’aumento) che è nata la prima organizzazione per riunire gruppi di tifoserie rivali sotto il credo comune di xenofobia e neonazismo. Gli HoGeSa (Hooligans Gegen Salafisten) nati pochi anni fa a Colonia e diffusi subito a Dortmund con i Borussenfront e a Dresda con gli Elbforenz, sono infatti la costola calcistica di Pegida (Patriottici Europei contro l’islamizzazione dell’Occidente), movimento politico di estrema destra che a sua volta nasce negli stadi grazie ai GnaHonnters (storpiatura dell’inglese New Hunters), confederazione di ben 17 gruppi ultras tedeschi di estrema destra attiva già da una ventina di anni. Oltre il 70% degli scontri in Germania avviene oramai lontano dagli stadi, nelle piazze, nei parcheggi o nei boschi. I loro partiti di riferimento, neanche a dirlo, sono i neonazisti del Npd (Nationaldemokratische Partei Deutschlands) e dell’Afd (Alternative für Deutschland).

SUD EUROPA. Nella Francia del Front National, durante gli Europei, abbiamo visto a fianco dei russi il ritorno della Boulogne, dissolto gruppo di estrema destra del Paris Saint Germain. La situazione è assai preoccupante anche in Spagna, dove un governo non si riesce a creare. Due anni fa dietro l’omicidio di un tifoso del Deportivo La Coruna si è scoperta un’alleanza tra gruppi di estrema destra con Frente Atletico dell’Atletico Madrid e Ultras Boys dello Sporting Gijon, più alcuni membri dei Gol Sur del Betis Siviglia e di due gruppi dissolti ma pronti a rientrare approfittando della debolezza politica i franchisti Ultras Sur del Real Madrid e gli ultranazionalisti Boixos Nois del Barcellona. In Turchia spadroneggiano gli UltrAslan del Galatasaray, nazionalisti e anti curdi (nonostante Abdullah Ocalan sia un grande tifoso giallorosso). Solo tre anni fa gli UltrAslan, insieme ai VamosBien del Fenerbahce e ai Carsi del Besiktas, protestavano a piazza Taksim contro il rais Recep Tayyip Erdogan. Oggi i tempi sono cambiati. Per finire ecco Israele, dove la temibile Familia del Beitar Gerusalemme è solita organizzare spedizioni punitive e violentissimi pogrom antiarabi.

NORD EUROPA. Pochi mesi fa un gruppo composto da Firman Boys (AIK) e DFG (Djurgarden), le tifoserie delle due squadre rivali di Stoccolma, ha devastato la capitale svedese in una lunga e violenta caccia all’immigrato. I tifosi erano uniti dietro vessilli neonazisti insieme i membri del partito Sverigedemokratern (Svezia Democratica), che alle ultime elezioni ha sfiorato il 13%. Se in Svezia e Danimarca (vedi i Blue Front del Brondby) la radicalizzazione all’estrema destra delle tifoserie risale già alla fine degli anni Ottanta, oggi si assiste a una crescita del fenomeno grazie a una certa libertà d’azione concessa dall’alto. Pacifica la Norvegia, unica eccezione gli Ape Mountain del Valerenga, che prosperano con la crescita del partito ultranazionalista Fremskrittspartiet (Partito del Progresso), l’altra grande incubatrice di violenza è l’Olanda. I Vak-S del Feyenoord, famosi in Italia per gli scontri a Roma, in Piazza di Spagna, con i danni alla Barcaccia, in patria sono protagonisti di continui attacchi anti islamici, spesso in compagnia dei North-Side del Den Haag, gemellati con la Juventus. Partito di riferimento il Partij voor de Vrijheid (Partito della Libertà).

RUSSIA. Straight edge (niente fumo né alcool), ultraortodossi, omofobi, neonazisti, spesso giovani ma comandati da vecchi arnesi, paramilitari che hanno fatto Cecenia, Crimea e Donbass; quella russa è senza dubbio la più importante delle nuove leve dell’hooliganismo europeo. Addestrati alla lotta nelle palestre, nei boschi o nelle piane innevate, si muovono come un vero e proprio esercito e spesso agiscono insieme contro il nemico comune. Come a Euro 2016, quando gruppi di squadre diverse come Gladiators, TroubleMakers, Orel Butchers e Snakes Firm si sono uniti contro il resto del mondo, così si trovano insieme in patria a condurre spedizioni punitive contro migranti, omosessuali e minoranze etniche. Se tra rossobruni alla Limonov e veri e propri neonazisti, la recrudescenza dell’estrema destra russa è diffusa in ogni strato della popolazione, fa ancora più specie vederla in Ucraina, paese tra i più massacrati dall’occupazione nazista. Qui, infatti, se da un lato permane la rivalità est-ovest tra filo russi e indipendentisti, il suprematismo etnico la fa da padrone ovunque: dai White Boys della Dinamo Kiev ai Banderstadt del Karpaty Lviv (Leopoli) fino alla Company dello Shaktar Donetsk.

AUSTRIA E UNGHERIA. Il 2 ottobre in Austriaci sarà il nuovo ballottaggio per le elezioni presidenziali, dopo l’annullamento del voto del 22 maggio, con favorito lo xenofobo antieuropeista Norbert Hofer. Lo stesso giorno in Ungheria ci sarà invece il referendum per decidere se accettare le “quote di profughi e migranti” stabilite dall’Europa Mentre i due paesi perseguono politiche sempre più di destra, è buon gioco per le tifoserie scorrazzare indisturbate dentro e fuori gli stadi, assaltando migranti,botteghe gestite da stranieri e moschee. In Austria il gruppo più noto è quello degli Unsterblich (Immortali) dell’Austria Vienna, ufficialmente bandito. In Ungheria, dove al governo ci sono già i fascisti di Fidesz e Kdnp di Viktor Orbán e all’opposizione i neonazisti di Jobbik, la fa da padrone la tifoseria del Ferencváros di Budapest, tornata da pochi anni agli antichi fasti. Il gruppo B-közép era uscito dallo stadio in polemica con la vecchia società, ma da quando il club è passato a Gábor Kubatov (parlamentare di Fidesz) sono tornati. Menzione anche per la Svizzera, dove alla crescita dello SVP (30%) si accompagna quella della destra negli stadi.

EST EUROPA. Governo xenofobo di estrema destra e tifoserie funzionali al potere anche in Polonia, dove i gruppi organizzati risalgono agli albori degli anni Settanta. Dall’anti comunismo dell’epoca al neonazismo odierno il passo è breve: le truppe polacche sono tra le più violente e temute in tutta Europa. Gli Sharks del Wisla Cracovia, gli Zyleta del Legia Varsavia, i Bolski del Lech Poznan, gemellati con le fazioni più estreme delle tifoserie di tutto il continente (come Lazio con il Wisla, Juventus e Napoli con il Legia) ne approfittano per seguire le squadre amiche e menare le mani in trasferta A Roma, Napoli e Torino nell’ultimo anno hanno fatto in modo di non passare inosservati. South Division e Blue Junta i nomi dei gruppi più importanti del Levski Sofia in Bulgaria, con riferimento il piccolo partito di estrema destra Ataka, mentre in Grecia la Blue Army che segue la nazionale è composta per lo più di membri di Alba Dorata. Ma è nella ex Jugoslavia, dove la guerra civile nasce anche intorno al famoso derby del 1990 tra Stella Rossa e Dinamo Zagabria, con il calcione di Zvonimir Boban al poliziotto e le violenze che tracimano fuori dallo stadio in tutto il paese, che di nuovo si saldano i legami tra tifoserie organizzate, gruppi paramilitari e partiti politici di estrema destra. Le curve degli stadi, da zone in cui la politica cerca e può fare proselitismo, diventano col tempo loro stesse palestre d’ardimento dei gruppi di azione politica di ogni colore. La militarizzazione dei gruppi organizzati nasce una ventina di anni fa, come risposta alla repressione poliziesca. Oggi, in epoca di riflusso a sinistra, gli unici gruppi rimasti in grado di “tenere la piazza” e sfidare le forze dell’ordine in Europa sono proprio quelli dei cosiddetti ultras. L’allarme arriva quindi dalla direzione che questi gruppi organizzati hanno oramai intrapreso: sempre più a destra, con svastiche e saluti romani all’interno degli stadi e attacchi e violenze nei confronti delle minoranze etniche e religiose nelle strade. Sempre in nome di nazioni immaginate e imperi mai conosciuti.