14 Maggio 2017

Ispirati da un videogame gli adolescenti che hanno vandalizzato il cimitero del Verano

IlMessaggero_edRoma_fotoANSA

Fonte:

Il Messaggero edizione di Roma

Autore:

Alessia Marani

Verano, ispirati dal videogame i danni li pagheranno i genitori

IL RAID

Si sono ispirati a un videogioco: corri per il cimitero e con una specie di spranga distruggi tutto ciò che ti capita a tiro. Così i baby-vandali del Verano hanno messo a segno la loro bravata che adesso rischia di costare alle loro famiglie decine di migliaia di euro. Perché la conta dei danni dopo il raid di giovedì è salita a 110 sepolcri profanati e per sistemarli ci vorranno non meno di centocinquantamila euro. In quattro, tutti tra i 13 c i 14 anni, l’altro giorno sono rimasti chiusi dentro al camposanto monumentale. Erano entrati per un giro intorno alle 18,30 dopo essere stati al centro commerciale poi, però, i custodi hanno chiuso le cancellate e loro sono rimasti dentro.

LA NOIA

«E ora che facciamo?», il pensiero. Una rapida occhiata, poi qualcuno ha iniziato e gli altri gli sono andati dietro. Hanno corso per il vialone che costeggia il muraglione lungo la Tiburtina, con calci e bastoni hanno spaccato vetri e vasi, gettato a terra fiori e poi si sono accaniti sulle lapidi in marmo, buttandole giù con la forza una dopo l’altra in un macabro domino. Sono passati per il settore cristiano, poi quello degli evangelici, fino all’Israelitico e al Pincetto, sfiorando le tombe di importanti personaggi come Edoardo De Filippo, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Alberto Moravia, Alberto Sordi e Giuseppe Ungaretti. Hanno distrutto Menorah e stelle di David. Hanno riso e scherzato come posseduti da una linfa diabolica. Non hanno risparmiato nemmeno quelle dei bambini. Almeno fino alle 20 quando, esausti, e preoccupati perché mamme e papà li aspettavano per la cena, si sono collegati con un telefonino al sito dell’Ama (che gestisce il camposanto) riuscendo a trovare un numero di telefono da comporre per contattare il custode.

INTRAPPOLATI

L’uomo è arrivato in loro soccorso, ha aperto il cancello ma prima di lasciarli andare ha chiesto i loro nomi e di potere vedere i loro documenti. Solo l’indomani mattina, venerdì, gli stessi custodi e i frequentatori del Verano si sono resi conto della devastazione. Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione San Lorenzo, di piazza Dante e quelli del Nucleo investigativo. Il timore, all’inizio, è che si trattasse di un raid antisemita ma, sentito il custode e viste le immagini della videosorveglianza, non ci è voluto molto ai militari per risalire ai quattro adolescenti e alla loro insensata incursione. I baby-vandali sono giovani della zona, tre abitano al Tiburtino, uno a San Lorenzo. Sono ragazzini svegli, anche brillanti. Di famiglie “normali”, non di quelle disagiate dove i problemi sono all’ordine del giorno. Uno di loro è una baby promessa del calcio capitolino. Due si occupavano del giornalino di classe e il loro sogno più grande quello di «essere liberi». Dopo essere stati scoperti e portati in caserma, venerdì sera, di fronte ai genitori allibiti, ai carabinieri, in lacrime, hanno raccontato di avere agito «per noia», senza sapere fornire una vera spiegazione. Anzi. Si sono rimpallati a vicenda le responsabilità. «Sei stato tu a cominciare?», «ma che dici non è vero, io non c’entro, vi ho solo imitato». Come in un gioco dell’orrore, dove l’adrenalina sale man mano che vai avanti e devasti uno a uno gli obiettivi. Senza rendersi conto, senza nemmeno immaginare per un attimo le conseguenze.

LA PUNIZIONE

I quattro sono stati denunciati a piede libero per vilipendio di cadavere e danneggiamenti. Spetterà al Tribunale dei minori decidere a cosa condannarli, forse a una pena alternativa vista la giovanissima età. «La punizione migliore per questi ragazzi – dice Stefano Pedica, del Pd – sarebbe quella di obbligarli a riparare o ricostruire personalmente e a loro spese le tombe. Non serve una condanna pecuniaria o penale, serve l’esempio, e serve pesante». I genitori, furiosi, ai carabinieri hanno detto: «Adesso pensateci voi»