18 Febbraio 2015

Il gerarca nazista Heinrich Himmler in un dépliant del Comune di Cosenza

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Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Gian Antonio Stella

Alarico e Himmler

Le sviste di Cosenza

«Se io avessi saputo che mio figlio sarebbe diventato Presidente della Repubblica lo avrei mandato a scuola», esclama entusiasta Bendicion Alberado, la madre del dittatore, ridicolizzando involontariamente il figlio davanti all’intero corpo diplomatico ne L’autunno del patriarca di Gabriel García Márquez. Vale anche per il sindaco e le autorità di Cosenza, che prima di avventurarsi su certi terreni farebbero bene a dare una ripassata ai libri. Solo una superficialità figlia di un imbarazzante vuoto educativo, per certi aspetti perfino peggiore di eventuali simpatie neonaziste, può avere spinto infatti l’attuale amministrazione della città dei Bruzi, colta, gentile e di radicate tradizioni culturali, a utilizzare come testimonial per un dépliant da portare alla Bit, la borsa italiana del turismo di Milano, addirittura Heinrich Himmler.

Tutto nasce, ancora una volta, dal chiodo fisso di fare di Alarico, il re dei Visigoti che saccheggiò Roma e fu sepolto coi suoi tesori, secondo la leggenda, «nel letto del Busento presso la città di Cosenza», il simbolo della città. Un’idea attaccata da intellettuali calabresi come l’antropologo Vito Teti, l’ex direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis o l’archeologo Battista Sangineto: «Perché festeggiare un invasore, saccheggiatore, violentatore, assassino, ma, soprattutto, perché celebrare, intitolando loro una piazza, persino quei Visigoti che trucidarono, 1.600 anni or sono, centinaia di nostri progenitori?». Insomma, sarebbe come se gli ebrei, fra sedici secoli, celebrassero Adolf Hitler…

Detto fatto, ecco che il dépliant portato da Cosenza alla Bit scrive: «È il 1937 l’anno della massima diffusione del mito di Alarico, quando si stringono i rapporti fra l’Italia fascista e la Germania nazista: sarà proprio Heinrich Himmler, capo delle S.S. naziste, ad avviare una campagna di scavi che non porterà ad alcun risultato concreto». Correda il tutto una foto del criminale che più di chiunque altro portò avanti lo sterminio degli ebrei. Citato così, con leggerezza, come si citasse un cultore curioso della storia. Senza un accenno alle ragioni dell’interesse di Himmler per Alarico: la costruzione attraverso la devozione alla teoria della preistoria come materia di interesse nazionale di Gustav Kossinna, il culto di Enrico I l’Uccellatore o il recupero del paganesimo, di una «storia su misura» dell’ideologia nazista. Ma che ne sanno, di tutto questo, a Cosenza? Alarico! Alarico!