20 Novembre 2016

Il concerto Nazi-Rock organizzato dagli Hammerskin per il secondo anno consecutivo si è svolto in un capannone a Rogoredo

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Fonte:

Il Giorno edizione di Milano

Autore:

Giulia Bonezzi

Teste rasate, braccia tese e polemiche

Il raduno neonazi toma a Rogoredo

Centinaia in un locale. Gli antifascisti: denunciamo il proprietario

ALLE cinque di sabato sera sono rari i passanti in via Toffetti, strada di capannoni, magazzini all’ingrosso e marciapiedi bui che corre parallela alla ferrovia, alla periferia Sud Est di Milano. Si vedono solo la polizia, a sorvegliare in borghese ma in forze intorno al civico 25, e loro, gli appassionati del nazirock che ieri erano al concerto annuale organizzato dagli Hammerskin. Il «da qualche parte a Milano», la location come sempre tenuta segreta, soprattutto per creare mistero, si è rivelato ieri un capannone a Rogoredo. Stesso quartiere, stessa ora e più o meno stessa data dell’Hammerfest del 2015 – la sezione italiana celebrava il suo Ventennio -, e di quello di due, e di tre anni fa. Cambia giusto il titolo, «Europa Awake»: «Svegliati Europa».

NON le polemiche, ovviamente, perché i padroni di casa, insieme alle teste rasate milanesi, sono i ragazzi di Blood and Honour, un’organizzazione neonazista britannica fuori legge in Paesi come Germania, Spagna e Russia. Sul palco, oltre ai nostrani Malnatt, Nativi, Katastrof e Nessun pentimento, era chiamata a suonare gente come i londinesi Squadron («National Socialism it’s the only way», recita una strofa), o i sassoni Blitzkrieg che cantano «Siamo tornati» immedesimandosi in soldati della Wehrmacht caduti in tempi al di sotto di ogni sospetto. «Chi ha deciso di ospitare il raduno neonazista offende Milano, città medaglia d’oro della Resistenza», tuona Carmela Rozza, assessore alla Sicurezza in Comune. Il sindaco Giuseppe Sala aveva chiesto al questore «di vigilare», la questione è stata trattata dal Comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura, ma non è un mistero che né la Questura né il prefetto abbiano il potere d’impedire a qualcuno di affittare un locale privato per una festa, finché non commette reati. Così i comitati Antifascista lombardo e Memoria antifascista, che hanno denunciato pubblicamente gli organizzatori (realtà «violente e talvolta indagate per gravi reati fino all’omicidio nel loro Paese») e i protagonisti («band che inneggiano al fascismo e al nazismo in violazione della legge italiana e della Costituzione»), tenteranno la carta bollata, con un esposto «per incitamento all’odio razziale» contro il proprietario – «persona molto vicina a Lealtà Azione» – del locale, «un capannone già sotto inchiesta». E quella politica: «Chiederemo le dimissioni delle figure istituzionali che dovessero partecipare». Nei paraggi di via Toffetti, incuneata tra il residenziale piazzale Bologna e la nebbia che sfuma nel raccordo dell’A1, i neonazi – ne erano attese centinaia da vari angoli d’Europa – non faticano a trovare la strada. Teste rasate, colli tatuati, giubbotti neri, qualche ragazza coi capelli fluo. Dentro braccia alzate nel saluto romano. Fuori girano in branchi solo anagraficamente meticci, in cerca di un bancomat o qualcosa da mangiare. Un tedesco di mezz’età si avvicina tendendo il telefonino, come un turista che s’è perso, prima che gli amici lo recuperino a gran pacche sulle spalle. Perché sì, i nazirockettari sono a Milano, ma lontani da tutto, autoconfinati in una strada deserta.