31 Ottobre 2015

Commento al docufilm «Israele, il cancro»

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Fonte:

Corriere Fiorentino

Autore:

Tommaso Ciuffoletti

La propaganda e il suo rovescio

«Israele, il cancro». Alla fine il documentario con questo titolo è stato proiettato nell’aula che l’Università di Firenze ha concesso al solito gruppo di studenti che ormai non vale più neanche la pena inquadrare con tanti aggettivi. Quelli sono, in perenne replica, ed è una storia vecchia quanto il nostro Ateneo. Semmai son diventati ancor più marginali e autoreferenziali. Tanto che, non sembri un paradosso, è perfino un bene che abbiano proiettato quel documentario. Peraltro giustificandone goffamente il titolo, definito «provocatorio», quando invece le parole sono importanti, specie per chi intende sostenere di fare il narratore. E la retorica di Israele come cancro è una retorica che, lungi dall’essere provocatoria, viene da lontano. Dal peggio della propaganda razzista, negazionista e antisemita. Israele come cancro è stato uno slogan che andava forte in Iran ai tempi della premiata ditta Ahmadinejad e Khamenei , che tra la lapidazione di una donna fedifraga e l’impiccagione di qualche minorenne, non mancavano di condannare l’esistenza stessa di Israele, anzi dell’entità sionista. Ma ben prima di loro svariate genìe di predicatori ed ideologi hanno giustificato l’esistenza in Medio Oriente di una terra dove agli ebrei è concesso vivere, al pari di cristiani e musulmani, solo come cancro da estirpare. A forza di avere a che fare con la retorica dell’odio antisraeliano s’impara a riconoscerne gli slogan, a capire da dove arrivano, se chi li ripete ha coscienza delle loro implicazioni. E s ’impara anche che iniziative tipo quella di giovedì a Firenze non sono altro che il cascame più rozzo di una matassa assai più grande e più sottile di antisionismo ideologico, che non di rado incrocia gli argomenti dell’antisemitismo e che attraverso una narrazione distorta dei fatti crea un clima di ostilità preconcetta verso Israele e i suoi abitanti. Paradossalmente la grettezza di un richiamo alla retorica degli Ahmadinejad si rivolta contro coloro che lo impiegano. Anzi, svela le connessioni malate tra la propaganda antisemita, purtroppo così forte, così radicata e così predicata nel mondo arabo e musulmano, e la presunta «critica legittima contro il governo d’Israele», che è la formula di comodo usata di solito da chi non ha nemmeno idea del dito dietro il quale si sta nascondendo. Per dirla semplice, trovo molto meno pericolose iniziative come quella di giovedì, rispetto alle parole ipocrite, più che politicamente corrette, con cui parte dell’informazione l’ha raccontata.