6 Dicembre 2014

Diffusione della simbologia neonazista in Estremo Oriente

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Fonte:

Pagina99We

Autore:

Edoardo Malvenuti

La moda nazi-chic fa breccia nei mercati asiatici

Tendenze I La clip di una pop band accende i riflettori sul fenomeno. Da Seul a Giacarta, i simboli del Terzo Reich dilagano tra foto di nozze, manga e polli fritti

Ritornello strillato, pupazzi agli strumenti, occhi da vampiro e quattro ragazze che s’agitano e ammiccano. Sono i connotati schizzati di un clip (piuttosto ordinario) di k-pop alla coreana. Ma con il video di Sora Sora, lanciato poco più di una settimana fa, le Pritz sono andate oltre:Hana, Yuna, Ari, e Shua indossano stretta alla manica una fascia rossa con una croce a quattro punte, un bracciale quasi identico a quello portato dai soldati nazisti.

In fretta il dettaglio ha messo in agitazione gli internauti: il video ha fatto il giro della rete, dei social network e dei siti di mezzo mondo. Tra chi commenta, c’è chi si accanisce sulla tastiera, chi giustifica e chi sghignazza. Intanto se ne parla, e il colpo di marketing, se di questo si tratta, è andato a buon fine. L’entourage della band si finge stupito, nega l’ispirazione nazista della tenuta e giustifica la croce al braccio come il simbolo di «un’espansione senza limiti». Cattivo gusto? Mossa commerciale? Moda? Certo è che il video delle Pritz ha riacceso l’ennesima polemica su un fenomeno che non è nuovo all’Oriente, e in particolare alla Corea del Sud. In questo Paese, già da qualche anno, la banalizzazione del nazismo e dei suoi simboli, il cosiddetto nazi-chic, è un fenomeno di costume piuttosto diffuso e socialmente accettato. «Almeno loro si vestivano bene», si giustificava nel 2000 il direttore del Gaffe Terzo Reich, in un reportage del Time dedicato ai bar in stile nazista di Seul.

Spesso la fascinazione per questa iconografia viene da una diffusa ignoranza dei drammi della Seconda guerra mondiale sul fronte europeo e africano: l’Olocausto e i milioni di morti sono episodi spesso mal conosciuti in Asia. È cosi che il nazismo e la sua simbologia vengono ripresi ed evocati con una leggerezza impensabile.

Antisemitismo e rivendicazioni identitarie non c’entrano, l’estetica del terzo Reich e l’idolatria posticcia della figura di Hitler sono una questione d’immagine.

«Si tratta di un fenomeno di psicologia collettiva,una forma di protesta o di affermazione generazionale fatta attraverso l’utilizzo di un simbolo conosciuto superficialmente» spiega a pagina99 Chiara d’Auria, ricercatrice presso l’Università di Salerno e autrice del libro Le Tigri Asiatiche: Singapore, Thailandia e Indonesia tra crescita ed evoluzione. «Dietro tali manifestazioni non si nasconde la volontà di fondare un partito nazionalsocialista locale. Il riferimento al Führer, la fascinazione per l’uomo che tiene in pugno la nazione, trova riscontro nella tradizione politica di questi Paesi, nei quali lo Stato tende a essere forte e la società debole».

In Corea, dove bar e karaoke in stile nazista sono aperti in diverse città, questa moda si mischia alla pratica del cosplay, una tendenza propria ai fan della cultura manga che cercano di incarnarne i personaggi ricorrendo ai travestimenti più stravaganti. Un video grottesco dove si vedono Come indossare la divisa di un gerarca del Terzo Reich.

Ma il gusto della svastica non è solo coreano. In Indonesia, prima elezioni presidenziali dello scorso luglio, molto clamore ha suscitato l’endorsement della rock star nazionale Ahmad Dhani per il candidato conservatore (poi sconfitto) Prabowo Subianto: nel videoclip di una sua reinterpretazione di We will rock you, l’artista indossava un’uniforme molto simile a quella di Himmler. Anche allora grande clamore, polemica sui media, poi le scuse.

Restando nell’arcipelago, un’altra storia grottesca è quella del Soldatenkaffee, bar in stile nazista inaugurato nel 2011 a Bandung. Qui, in un’ambientazione da Seconda guerra mondiale, con svastiche e aquile naziste alle pareti, i camerieri servono Coca-Cola e patatine in uniforme delle Ss. Dopo la rabbia e le proteste, che hanno portato a una momentanea chiusura del locale, la proprietà ha recentemente riaperto il caffè, sempre in stile Seconda guerra mondiale, ma con l’aggiunta di altri volti noti, come quello di Stalin.

Quando si parla di fascinazione morbosa per il Führer, un Paese che si distingue per il gusto trash è la Thailandia. Una paninoteca locale è arrivata a sostituire il volto del dittatore al naso rosso di Ronald McDonald, la mascotte del fast-food americano. Una trovata commerciale di successo: dopo hamburger e patatine i clienti possono farsi fotografare con il braccio teso di fianco al pupazzone.

A Bangkok le grandi catene posticce si fanno concorrenza: una friggitoria ha aperto sotto l’insegna di «Hitler Fried Chicken», ricalcando nome  ed estetica della nota catena statunitense Kfc. Nel più grande mercato della capitale si trovano con la stessa facilità magliette dei Metallica e t-shirt con la croce uncinata. Mentre la colonna sonora di tutto questo hitlerismo da fiera potrebbe essere il singolo Hitler dei thailandesi Slur. Un video grottesco dove si vedono quattro sgherri in uniforme ballare la macarena e improvvisarsi in un balletto alla Village People.

Nessun oltraggio all’ordine costituito anima questo stile: i nazisti sono spesso percepiti (e letti) come supereroi dei fumetti. E’ così che in un murales realizzato dagli studenti dell’università di Chulalongkorn di Bangkokok per festeggiare la consegna dei diplomi, Hitler si trova spalla a spalla con Superman e Batman.

Poi c’è anche chi decide di portarsi la svastica sull’altare. Succede in Cina, dove per le foto di matrimonio si può scegliere da un catalogo di uniformi delle Ss. Bracciali, stivali, cappello a tesa rigida e pastore tedesco al guinzaglio. Proposte indefinibili, come l’idea del direttore del negozio d’abbigliamento Izzue di Hong Kong, che nel 2003 proponeva una nuova collezione sotto striscioni con aquile e croci uncinate.

Dalla musica alla moda, dai panini alle foto il gusto per la svastica ha qualcosa di perverso, spesso innocuo, per quanto inspiegabile in Europa.

Nel Vecchio Continente nessun politico si sarebbe sognato di celebrare la vittoria per sette a uno della Germania sul Brasile con tweet del genere: «Complimenti. Bravi. Lunga vita a Hitler». Ci ha pensato il parlamentare malese Bung Mokhtar Radin che, più tardi, si è mostrato piuttosto stupito dello sdegno suscitato: «A volte non capisco i problemi che si fa la gente. Hitler è parte della storia e la squadra tedesca ha combattuto. Combattuto come lui».