16 Gennaio 2015

Commenti antisemiti alle stragi di Parigi

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Fonte:

Il Fatto Quotidiano

Autore:

Bruno Tinti

Si fa presto a dire “dialogo tra culture”

IL COMPLOTTO Ho tentato un confronto con alcuni conoscenti libanesi dopo la strage di Parigi. Non è andata molto bene

UNA DELLE cose che gli arabi ci rimproverano è di considerarli tutti “arabi”. Voi pensate – dicono – che un italiano sia diverso da un inglese; e avete ragione. Così è anche per noi: un libanese è diverso da un saudita. Non hanno del tutto torto; ma non hanno nemmeno ragione. Perché le differenze tra occidentali sono in effetti profonde: nulla accomuna un norvegese e un italiano. Ma per gli arabi è diverso, per via della loro religione che tutti li unisce. E siccome è una religione intollerante (come lo era quella cattolica ai tempi dell’Inquisizione), anche in questo sono uguali: la laicità, per gli arabi, è incomprensibile.

Tutto questo non ho detto ad alcuni conoscenti libanesi che commentavano la strage di Parigi. La premessa d’obbligo – gesto esecrabile da condannare – era liquidata appunto con queste quattro parole. Ciò che gli interessava era il presunto complotto della lobby giudaica che controllava l’informazione e che sfruttava l’avvenimento per rappresentare gli arabi come barbari sanguinari. In sostanza la pubblicizzazione insistita della protesta e della solidarietà mondiali costituiva la prova – secondo loro – della strumentalizzazione del fatto in chiave sionista.

Come ho detto ho evitato di affrontare il problema alla radice: non sarebbe stato possibile alcun confronto (e non solo con loro: si potrebbe mai discutere della verginità di Maria con un cattolico?). Invece ho proposto alcune domande.

Perché, gli arabi non utilizzano una corrispondente lobby araba (se non esistente, non gli mancano i mezzi per costituirla) per condannare la strage? In questo modo l’equazione arabo-terrorista sarebbe smentita.

Perché la vita sociale degli Stati arabi è così pesantemente condizionata dalla loro religione? Lo Stato laico è una conquista storica ed etica da almeno un secolo. Vero, in alcuni Paesi, primo fra tutti l’Italia, questa non è stata compiutamente realizzata; ma si è ben lontani dalla repressione violenta, spesso sanguinaria, dei costumi sociali contrastanti con la religione.

Perché in tutti gli Stati arabi si negano alle donne i diritti riconosciuti agli uomini? Vero, con diverse sfumature: in Arabia Saudita non possono neppure guidare un’automobile; ma quasi ovunque le donne non possono praticamente divorziare mentre il marito le può semplicemente ripudiare; per non parlare delle gravissime pene previste per le adultere, fino alla lapidazione.

PERCHE gli arabi non utilizzano le loro immense risorse economiche e finanziarie per avviare un processo di modernizzazione dei loro Paesi? Perché la massima aspirazione dei componenti la classe dirigente è quella di avere il palazzo più alto e il palmeto più rigoglioso invece che l’impiego della ricchezza nell’istruzione diffusa e nella creazione di strutture produttive che garantiscano qualificate opportunità di lavoro?

Non vi rendete conto che da tutto ciò deriva un controllo sociale sulla massa dei cittadini, resi incapaci di auto-determinarsi e quindi di dissenti re?

Sarà per questo che vi state indignando per la presunta propaganda sionista invece che per l’ottusa intolleranza religiosa in cui i vostri governi vi mantengono? Si sono tutti arrabbiati. Ma non una signora che mi ha detto pacatamente: “Bravo, ha ragione”. Un’economista, laureata in Gran Bretagna.