2 Febbraio 2015

Antisionismo al Festival international de la bande dessinée di Angoulême

latuff_2015

Fonte:

Moked.it

Autore:

Ada Treves

Creatività, espressione e dibattito La minaccia dell’antisemitismo

Si è conclusa ieri la quarantaduesima edizione del Festival international de la bande dessinée di Angoulême, il maggiore festival europeo dedicato alla nona arte. Un’edizione che si è trovata ad accogliere centinaia di migliaia di persone, a sole poche settimane dall’attacco a Parigi alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, dove sono state assassinate dodici persone, tra cui Cabu, Wolinski, Charb, Tignous e Honoré, tra i migliori disegnatori francesi. Ad Angoulême gli omaggi a Charlie Hebdo, protagonista di una grande mostra, erano ovunque, e proprio al giornale satirico è stato assegnato il Grand Prix Spécial.

La crisi nel mondo del fumetto, da tempo profonda, è stata oggetto dell’intervento di domenica del ministro della Cultura, Fleur Pellerin, che durante la sua partecipazione alla giornata di chiusura del festival ha annunciato l’avvio di uno studio sulla situazione sociale degli autori, tra cui gli autori di fumetti, con l’obiettivo di garantire una protezione sociale e il conferimento di risorse minime.

E nonostante l’emozione per il momento molto particolare, a margine non sono mancate le polemiche in chiave anti israeliana: per il secondo anno di fila SodaStream, la società già al centro di numerose proteste che è uno degli sponsor principali di Angoulême, è stata fatto segno di un’appello al boicottaggio.

Rivolto a Frank Bondoux, direttore del festival, quest’anno – come ha scritto il disegnatore belga-israeliano Michel Kichka sul suo blog – è stato dieci volte peggiore rispetto al precedente per “virulenza e malafede”.

Lo scorso anno i disegnatori coinvolti erano una trentina, e la risposta del direttore era stata molto chiara: “Si tratta di una strumentalizzazione, non vedo perché SodaStream sia considerata una impresa vergognosa. Si trova in un insediamento antico, in zona C, che è nata dagli accordi di Oslo tra Israele e OLP. Si tratta piuttosto di un’occasione di integrazione”.

Ma l’attacco contenuto nell’appello di quest’anno è delirante: “SodaStream, come altre imprese e istituzioni israeliane, è parte di un sistema basato sulla pulizia etnica di massa nei confronti della comunità palestinese, e rimane dove si trova grazie al razzismo e alla discriminazione. Come altre imprese israeliane contribuisce all’economia di uno stato che ha proceduto nell’estate del 2014 a un’aggressione militare brutale contro la popolazione civile di Gaza”.

La risposta di Kichka, che è anche una delle colonne portanti dell’associazione Cartooning for Peace, è pacata, come nel suo stile, ma non risparmia considerazioni altrettanto secche: “È dura essere strumentalizzati da alcuni colleghi!”. E spiega che i firmatari dell’appello esprimono brevemente il loro dolore e la loro indignazione per gli attentati contro i loro colleghi di Charlie Hebdo per passare poi rapidamente a una condanna di Israele che gli stessi autori di Charlie Hebdo sicuramente non avrebbero accettato. “Si tratta dell’espressione di quella ossessione anti israeliana che maschera il ‘nuovo’ antisemitismo che cresce come la muffa in Francia così come altrove in Europa”. E aggiunge: “È patetico vedere l’estrema sinistra fare concorrenza all’estrema destra”.

Tra i firmatari dell’appello quasi un centinaio di disegnatori e pochissime firme conosciute. Non manca Siné, allontanato da Charlie Hebdo nel 2008 per una vignetta dal sapore antisemita, e il brasiliano Carlos Latuff, che nel 2006 ricevette il premio della caricatura antisemita direttamente dalle mani di Mahmoud Ahmadinejad, nel 2006. E proprio in questi giorni l’istituto iraniano del fumetto ha lanciato una seconda edizione del concorso internazionale a tema “vignette negazioniste”, con l’idea rispondere ai disegni satirici pubblicati da Charlie Hebdo, grazie anche all’aiuto di sostanziosi premi in denaro, che si concluderà con l’esposizione dei disegni vincitori al Museo palestinese d’arte contemporanea di Teheran.

Ad Angoulême era presenta una folta delegazione di disegnatori israeliani – Asaf Hanuka “Tel Aviv K.O” e il suo gemello Tomer, Boaz Lavie, Erez Tzadok (“Tranquilo”), Gilad Seliktar (“Tzav 9”) e i cinque membri della Humdrum comics: Dan Allon, Omer Hoffmann, Keren Katz, Hila Noam e Hadar Reuven. Nulla di nuovo: i creativi israeliani sono sempre presenti in massa al grande festival della Bande Dessinée, mentre Hila Noam, un loro collega, israeliano, è tra i firmatari dell’appello al boicottaggio. L’invito al boicottaggio è per Kichka una rinuncia al ruolo principale dell’arte, e, a poche settimane dai massacri di Parigi si configura come “Espressione di un cinismo di bassa lega e di un perverso opportunismo che nulla hanno a che fare con l’impegno”.