14 Ottobre 2016

Rapporto sull’antisemitismo nel Regno Unito 2016 a cura del Parlamento Britannico

Data:

14/10/2016

Fonte:

www.publications.parliament.uk

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Antisemitismo nel Regno Unito

Definizione di antisemitismo

  1. La definizione di Macpherson, ai fini di comunicazione, per cui un episodio razzista è “percepito come razzista dalla vittima o da qualsiasi altra persona” è una buona definizione operativa, che offre una solida base d’investigazione. Come tali, le percezioni degli ebrei, sia collettivamente che individualmente, come presunte vittime – dovrebbero essere il punto di partenza di ogni indagine di antisemitismo. Tuttavia, se per un incidente ci si è ritrovati ad essere antisemiti, o un colpevole ad essere perseguito per un reato motivato o aggravato da antisemitismo, ciò richiede più di una semplice percezione di antisemitismo da parte della vittima. Si richiede anche la prova, e cioè che un’altra persona oltre la vittima faccia un’interpretazione oggettiva di tali elementi. La difficoltà di procedere a tale constatazione di fronte a interpretazioni contrastanti, sottolinea l’importanza di stabilire una definizione concorde sull’ antisemitismo. (paragrafo 22)
  2. E’ chiaro che quando si tratta di critiche al governo israeliano, il contesto è di fondamentale importanza. Israele è un alleato del governo del Regno Unito e generalmente è considerato una democrazia liberale, in cui le azioni del governo sono apertamente discusse e criticate dai suoi cittadini. Gli attivisti per i diritti dei palestinesi ci hanno comunicato che essi si aspetterebbero standard di condotta simili da parte del governo israeliano tanto quanto li pretenderebbero dal governo del Regno Unito. Occorre che i non israeliani, con conoscenza e comprensione del territorio, vengano ammessi alla critica del governo israeliano, in comune con i tanti cittadini israeliani, che sono tra i suoi critici più forti, incluse le organizzazioni sui diritti umani nel paese. (paragrafo 23)
  3. Accettiamo ampiamente la definizione IHRA, ma proponiamo due chiarimenti ulteriori per garantire che la libertà di parola sia mantenuta nel contesto del discorso su Israele e Palestina, senza permettere all’antisemitismo di permeare qualsiasi dibattito. La definizione dovrebbe includere le seguenti dichiarazioni: La critica al governo di Israele non è antisemita, senza ulteriori elementi di prova che suggeriscano l’intento antisemita. Non è antisemita aspettarsi che il governo israeliano mantenga gli stessi standard di altre democrazie liberali, o adottare particolare interesse per le politiche o le azioni del governo israeliano, senza ulteriori elementi di prova a suggerire un intento antisemita. (paragrafo 24)
  1. Si raccomanda che la definizione IHRA, con le nostre ulteriori limitazioni, debba essere adottata formalmente dal governo del Regno Unito, dalle forze dell’ordine e da tutti i partiti politici, per aiutarli nel determinare o meno che un incidente o un discorso possano essere considerati antisemiti. (paragrafo 25)
  2. Il “sionismo” in quanto concetto rimane un argomento valido per il dibattito accademico e politico, sia all’interno che all’esterno di Israele. La parola “sionista” (o, peggio, “zio”) come espressione offensiva, però, non ha posto in una società civile. E’ stato offuscato dal suo uso ripetuto in contesti antisemiti e aggressivi. Gli antisemiti usano spesso la parola “sionista” quando in realtà si riferiscono agli ebrei, sia in Israele che altrove. Coloro che affermano di essere “anti-sionisti e non antisemiti”, dovrebbero farlo con la consapevolezza che il 59% degli ebrei britannici si considerano sionisti. Se questi individui davvero intendono solo criticare le politiche del governo di Israele, e non hanno alcuna intenzione di offendere gli ebrei britannici, dovrebbero criticare “il governo israeliano”, e non i “sionisti”. Ai fini delle indagini penali o disciplinari, l’uso dei termini “sionista” o “zio” in un contesto accusatorio o di abuso deve essere considerato provocatorio e potenzialmente antisemita. Ciò dovrebbe essere comunicato dal governo e dai partiti politici ai responsabili a determinare o meno se un incidente debba essere considerato antisemita. (paragrafo 32)

L’aumento di antisemitismo

  1. In alcune parti del Regno Unito, le informazioni della polizia riguardo il crimine antisemita sono quasi inesistenti, come illustrato dai dati forniti in allegato alla presente relazione. Ci chiediamo perché alcune forze di polizia, che operano in contee in cui vivono migliaia di ebrei, hanno registrato pochi o nessun reato di antisemitismo. L’ NPCC dovrebbe indagare le cause di questa apparente sotto-notifica e fornire un sostegno supplementare, ove necessario, alle forze di polizia con meno esperienza nell’indagine sugli incidenti antisemiti. (paragrafo 41)
  2. Anche se il Regno Unito resta uno dei paesi meno antisemiti in Europa, è allarmante che recenti sondaggi mostrino che fino a uno su venti adulti nel Regno Unito potrebbero essere caratterizzati come “chiaramente antisemiti”. L’assoluto aumento delle posizioni potenzialmente antisemite tra il 2014 e il 2015 è una tendenza che riguarderà molti. Vi è un rischio reale che il Regno Unito si stia muovendo nella direzione sbagliata sull’ antisemitismo, a differenza di molti altri paesi dell’Europa occidentale. E’ particolarmente preoccupante il fatto che sembra essere entrato nella dissertazione politica. Questo dovrebbe essere un vero e proprio campanello d’allarme per coloro che apprezzano l’orgogliosa, multi-culturale democrazia del Regno Unito. Il governo, la polizia e le autorità giudiziarie devono monitorare la situazione con attenzione e perseguire un robusto approccio di tolleranza zero nei confronti di questo problema. (paragrafo 47)
  3. Siamo rimasti scioccati dalla natura visceralmente antisemita e dal volume di tweet diretti in specifico ai membri del parlamento, così come quelli ricevuti in risposta ai nostri tweet su questa indagine. E’ particolarmente ironico che, fino al punto in cui non abbiamo preso in considerazione questo rapporto, Twitter non aveva fatto alcuno sforzo per rimuovere le risposte antisemite ai tweet inviati dall’account della commissione due giorni prima. Ancora più allarmante che alcuni dei messaggi offensivi inviati alla parlamentare Luciana Berger nel 2014 (utilizzando l’hashtag “sporcaputtanaebrea”) sono ancora disponibili. Questa esperienza è senza dubbio comune anche per molti ebrei al di fuori del parlamento. E’ vergognoso che un individuo abbia da tollerare tali spaventosi livelli di offesa antisemita, per poter utilizzare Twitter, un social media ora considerato come un obbligo per qualsiasi personaggio pubblico. I troll di Twitter provano a utilizzare attacchi vili per mettere a tacere le voci che trovano inaccettabili. (Abbiamo anche esaminato l’uso illecito di Internet per favorire l’odio, nel nostro rapporto per contrastare l’estremismo). (paragrafo 57)
  4. Nel contesto di un fatturato globale di $ 2,2 miliardi è deplorevole che Twitter continui ad agire come un padrone di casa inerte su vaste aree di discorsi e offese di odio antisemita. La società ha le risorse necessarie e la capacità tecnica, e deve fare di più per affrontare questo problema pernicioso, che sembra essere in crescita esponenziale. L’onere di monitorare il proprio account per continue offese e segnalarlo alla compagnia non dovrebbe cadere sulla vittima. Twitter ha circa 3.800 dipendenti in tutto il mondo. Sebbene un terzo di essi lavori nel team di sicurezza e controllo della società, che sarebbe l’equivalente di circa un impiegato per ogni 82.000 utenti attivi, o un impiegato per ogni 130.000 tweets al giorno. Si devono dedicare più risorse e impiegare più personale per consentire di identificare gli utenti pieni d’odio e offensivi in modo proattivo, e si devono introdurre strumenti più rigorosi per rilevare e filtrare gli insulti. (paragrafo 58)
  5. Twitter ha introdotto nuovi strumenti per migliorare la capacità delle vittime di denunciare le offese. Mentre accogliamo con favore questi cambiamenti, la scala di offese su Twitter è un problema di tale portata che non può essere risolto solamente attraverso soluzioni rapide. Piuttosto, raccomandiamo che la società dovrebbe: Espandere in modo significativo il proprio mandato di applicazione per includere l’identificazione proattiva degli utenti offensivi, attraverso la ricerca di parole chiave associate all’offesa e la sospensione o la rimozione degli accounts dei colpevoli; Dedicare sensibilmente più risorse per identificare gli utenti offensivi in modo proattivo, e impiegare un gran numero di personale dedicato per far valere questi nuovi poteri; e consentire agli utenti di scegliere i termini offensivi che desiderano bloccare nei tweets o nei messaggi, in modo che essi non raggiungano la loro vittima designata e non appaiano in tutte le conversazioni collegate, negare ai troll offensivi l’attenzione che desiderano. (paragrafo 59)

La risposta del sistema di governo e di giustizia

  1. La maggior parte delle prove che abbiamo ricevuto, indicano che la risposta all’antisemitismo della polizia e del sistema di giustizia penale in Gran Bretagna è stata, in gran parte, eccellente. Tuttavia accogliamo con favore la decisione del Crown Prosecution Service di pubblicare una guida dettagliata per perseguire i casi riguardanti comunicazioni inviate attraverso i social media, così come la sua consultazione recentemente intrapresa sul crimine d’odio razziale e religiosamente aggravato. Ci auguriamo che i gruppi della comunità ebraica si impegnino pienamente in questo processo, per assicurare che la guida CPS finale tenga adeguatamente in considerazione l’impatto specifico dell’ antisemitismo. Ribadiamo anche le nostre preoccupazioni circa la potenziale sotto-segnalazione del crimine antisemita in alcune parti d’Inghilterra, come indicato nel Capitolo 3. (paragrafo 67)
  2. Per affrontare il problema specifico del crimine d’odio perpetrato online, raccomandiamo che gli individui che segnalino antisemitismo e altro crimine d’odio dovrebbero avere un unico punto di contatto all’interno della loro forza di polizia locale, per tutta la durata delle indagini e ogni successiva azione penale, idealmente tramite un agente dedicato al crimine d’odio. Questo garantirà che venga alimentato un flusso permanente di comunicazioni quando il caso sarà deferito a un’altra forza polizia. Dove le forze di polizia sono troppo piccole per avere un membro dedicato dello staff, dovrebbero comunque avere un agente con specifiche responsabilità sui casi di crimine d’odio. La vittima dovrebbe essere in grado di contattare direttamente questa persona per conoscere la situazione del proprio caso. Abbiamo segnalato un’indagine distinta sul crimine d’odio, che esaminerà questa e altre questioni connesse in modo più dettagliato. (paragrafo 68)
  3. E’ preoccupante che la Crime Survey of England and Wales (CSEW) non sia in grado di fornire cifre di base affidabili sull’incidenza delle esperienze dichiarate di crimine antisemita. La maggior parte degli ebrei britannici vive nella Grande Londra, quindi un campione nazionale doveva essere eccessivamente ampio per poter ottenere dati affidabili sull’antisemitismo. Le cifre del CST, anche se preziose, possono riflettere delle tendenze di riferimento, nonché la prevalenza globale. Il Ministero degli Interni e l’Ufficio per le Statistiche Nazionali dovrebbero commissionare dei campioni potenziati per la Grande Londra e per le altre aree con vasta popolazione ebraica, per garantire che il CSEW possa raccogliere dati attendibili sull’incidenza dell’antisemitismo. (paragrafo 69)
  4. La documentazione che abbiamo ricevuto sulle risposte all’antisemitismo dei governi attuali e precedenti è stata positiva, in particolare sul loro impegno con le organizzazioni ebraiche della comunità, sul lavoro interreligioso, e sull’attuale finanziamento per le prestazioni di sicurezza per le scuole e le sinagoghe ebraiche. L’ex primo ministro David Cameron è stato particolarmente elogiato per il suo sostegno all’educazione sull’Olocausto e alla commemorazione. Il gruppo di lavoro intergovernativo sull’ antisemitismo sembra essere un forum efficace per la costruzione di relazioni, la condivisione di informazioni e di lavoro collaborativo volto ad affrontare l’antisemitismo in tutte le comunità, e viene rispettato come un modello internazionale di buona prassi. (paragrafo 74)
  5. Esprimiamo la nostra gratitudine alla Community Security Trust per l’impressionante e professionale lavoro che fanno per mantenere gli inglesi al sicuro. E’ terribile che siano necessarie tali rigorose misure per garantire la sicurezza del popolo ebraico britannico, ed è giusto che i finanziamenti per la sicurezza dovrebbero arrivare prevalentemente dal governo: la sicurezza di qualsiasi comunità britannica non dovrebbe mai contare sulla generosità degli individui all’interno di quella comunità. Si raccomanda che questo flusso di finanziamenti continui su base annuale, piuttosto che dipendere da un ministro del governo che fa una comunicazione alla cena annuale del CST. Il governo dovrebbe anche rispondere ad eventuali richieste di crescenti risorse dovute a qualsiasi aumento dell’attuale antisemitismo. (paragrafo 76)

Antisemitismo nei campus

  1. L’attuale presidente dell’Unione Nazionale degli Studenti, Malia Bouattia, non sembra prendere abbastanza sul serio la questione dell’antisemitismo nei campus, e ha risposto ai timori degli studenti ebrei riguardo il suo vecchio linguaggio, con atteggiamento difensivo e mancanza di volontà ad ascoltare le loro preoccupazioni . Non vi è, naturalmente, alcuna ragione per cui un individuo che ha fatto campagna per i diritti del popolo palestinese – una causa ampiamente supportata nei campus universitari – non dovrebbe operare come presidente della NUS. Ma la scelta della signora Bouattia sul linguaggio (e la difesa continua di quelle parole) suggerisce un disinteresse preoccupante per il dovere di rappresentare tutte le fasce della popolazione studentesca e favorire un dibattito equilibrato e rispettoso. Riferendosi alla Birmingham University come “avamposto sionista” (e commenti simili) sembra apertamente razzista, che è inaccettabile, e ancor di più da un personaggio pubblico come il presidente della NUS. (paragrafo 87)
  2. L’unicità dell’antisemitismo richiede una risposta univoca, che non può essere affrontata in modo efficace dai passi che la NUS sta prendendo attualmente. Per il bene della propria credibilità e per garantire che gli studenti ebrei in tutto il Regno Unito siano trattati in modo appropriato, la NUS e l’Unione degli studenti ebrei (UJS) dovrebbero lavorare per ricucire il loro rapporto spezzato. Un membro ebreo della taskforce antifascista per l’anti-razzismo (ARAF) dovrebbe essere eletto dall’ UJS, e non dovrebbe richiedere l’approvazione del Presidente della NUS. Se, dopo un anno di “periodo di grazia”, lo UJS non crede che l’ ARAF task force sia all’altezza della sfida di affrontare l’antisemitismo nei campus, la NUS dovrebbe stabilire a livello esecutivo un’ Antisemitism Taskforce, volta a garantire che le università inglesi siano uno spazio sicuro per gli studenti di tutte le fedi o nessuna. (paragrafo 88)
  3. Accogliamo con favore il fatto che l’insegnamento dell’Olocausto nelle scuole è obbligatorio. Tuttavia, la comprensione del pubblico, sia sui secoli di odio europeo anti-ebraico, che culminarono nella Shoah, che della storia ebraica post-seconda guerra mondiale, è ancora carente. Molti studenti incontrano sensibilizzazione e dibattiti su Israele e la Palestina per la prima volta all’università. Le tensioni relative alla Israel Apartheid Week e alle attività pro-Israele del campus illustrano come il dibattito tenda ad essere polarizzato, con alcuni studenti che traggono un’elaborazione semplicistica del conflitto. Si riscontra che questo ha portato ad un antisemitismo inconsapevole che emerge in alcune popolazioni studentesche, e in particolare nel giro delle organizzazioni politiche studentesche di sinistra. (paragrafo 93)
  4. Deve essere mantenuta la libertà di parola, e per gli studenti è perfettamente legittimo condurre campagne contro le azioni del governo israeliano. Ma si dovrebbero fornire delle risorse per garantire che gli studenti siano ben informati su entrambe le parti della questione, sia israeliana che palestinese, a sostegno dello sviluppo di una sensibile e sottile comprensione della politica del Medio Oriente in generale. Le università del Regno Unito dovrebbero lavorare con gruppi di studenti adatti a produrre una risorsa, per studenti, docenti e associazioni studentesche, sul come affrontare con sensibilità il conflitto Israele / Palestina, e sul come garantire che le campagne pro-palestinesi evitino di attirare la retorica antisemita. Questo dovrebbe essere ampiamente ripartito tra associazioni studentesche, personale universitario e social media. (paragrafo 94)

Il dibattito politico e la leadership

  1. Sebbene il leader laburista abbia un glorioso passato di campagne contro molti tipi di razzismo, basandoci sulla documentazione che abbiamo ricevuto, non siamo convinti che capisca perfettamente la peculiare natura dell’antisemitismo post-seconda guerra mondiale. A differenza di altre forme di razzismo, gli insulti antisemiti spesso dipingono la vittima come una forza maligna e dispotica, piuttosto che come un oggetto inferiore di scherno, permettendo ampiamente ad un “attivista antirazzista” di esprimere opinioni antisemite. I parlamentari laburisti ebrei sono stati sottoposti a dei livelli spaventosi di abuso, tra cui minacce antisemite di morte, da parte di individui che dicono di essere sostenitori di Mr Corbyn. Chiaramente, il leader laburista non è direttamente responsabile di abusi commessi in suo nome, ma crediamo che la sua mancanza di leadership coerente su questo tema, e la sua riluttanza a distinguere l’antisemitismo da altre forme di razzismo, abbia creato ciò che alcuni hanno definito come un “ambiente sicuro” per chi ha atteggiamenti vili verso gli ebrei. Questa situazione è stata ulteriormente aggravata dall’ incompetenza comprovata del partito a trattare con i membri accusati di antisemitismo, come evidenziato dalla vicenda che ha previsto la sospensione, la ri-ammissione e la risospensione di Jackie Walker. L’attuale candidatura di Ken Livingstone, successivamente ai suoi eccessi su Hitler e il sionismo, avrebbe dovuto essere affrontata in modo più efficace. Il risultato è che il partito laburista, con la sua gloriosa storia di lotta contro il razzismo e il sostegno alla parità dei diritti, sia visto da alcuni come un luogo poco accogliente per i membri e gli attivisti ebrei. (paragrafo 113)
  2. La decisione del leader del partito laburista di commissionare un’indagine indipendente sull’antisemitismo è stato un provvedimento positivo, nonostante le critiche successive. Il rapporto Chakrabarti formula raccomandazioni su come creare un più robusto processo disciplinare all’interno del partito laburista, ma è chiaramente carente in molte aree; in particolare nella sua incapacità di distinguere in modo esplicito tra razzismo e antisemitismo. Il fatto che il rapporto descrive gli episodi di antisemitismo semplicemente come “tristi incidenti” suggerisce anche che non riesce ad apprezzare appieno la gravità dei commenti che hanno portato l’inchiesta in primo piano. Queste carenze, unitamente alla decisione in aprile di Ms Chakrabarti di unirsi al partito laburista e accettare un titolo nobiliare in quanto candidato del leader di quel partito, e la sua successiva nomina a ministro ombra, hanno rimesso in questione le sue argomentazioni (e quelle di Mr Corbyn ) che la sua indagine fosse veramente indipendente. Ms Chakrabarti non è stata sufficientemente aperta con il parlamento su quando le è stato offerto il suo titolo nobiliare, nonostante diversi tentativi di chiarire questa questione con lei. E’ deludente che non prevedesse che i tempi della sua nomina alla Camera dei Lord, insieme a un rapporto per assolvere il leader laburista da ogni responsabilità per le accuse di aumentato antisemitismo all’interno del suo partito, avrebbero completamente minato i suoi sforzi per risolvere questo problema. E’ altrettanto preoccupante che Mr Corbyn non abbia considerato l’impressione dannosa che rischiava di creare con questa sequenza di eventi. (paragrafo 114)
  3. Le indicazioni del rapporto Chakrabarti sono ulteriormente compromesse dal fatto che non sono accompagnate da una chiara definizione di antisemitismo, che come abbiamo raccomandato dovrebbe essere adottata da tutti i partiti politici. Rimaniamo scettici sulla solidità del codice di condotta del partito laburista (e se sarà applicato in modo efficace), e il rapporto non fa nulla per affrontare una grave mancanza di trasparenza nelle procedure disciplinari del partito. Ci sono casi di deputati laburisti accusati di antisemitismo, indagati dal loro partito, e poi reintegrati senza alcuna spiegazione sul perchè il loro comportamento non sia stato ritenuto antisemita. Il partito laburista, e tutti gli altri partiti politici nelle stesse circostanze, dovrebbero diffondere una chiara dichiarazione pubblica parallelamente ad ogni reintegro o espulsione di un membro, a seguito d’indagine per sospetto antisemitismo. (paragrafo 115)
  4. Non vediamo valide ragioni nello statuto di limitazioni sui misfatti antisemiti proposto nella relazione Chakrabarti . L’antisemitismo non è un nuovo concetto: un tweet antisemita offensivo inviato nel 2013 non è più giustificabile di uno mandato nel 2016. Se si vuole assicurare che il partito laburista o qualsiasi altra organizzazione sia seria in materia di antisemitismo, si dovrebbe indagare su tutte le affermazioni con uguale serietà, indipendentemente da quando il comportamento si presume abbia avuto luogo. (paragrafo 116)
  5. Nella sua determinazione di controllare tutte le forme di razzismo, alcune sezioni del rapporto Chakrabarti non riconoscono le preoccupazioni degli ebrei, comprese le indicazioni in materia di formazione, che non fanno alcun accenno all’antisemitismo. In alcuni osservatori ciò ha generato la critica che l’antisemitismo possa essere escluso dai futuri programmi di formazione. Il partito laburista e tutti i partiti politici devono garantire che la loro formazione su razzismo e integrazione preveda sostanziali sezioni sull’ antisemitismo. Ciò deve essere formulato d’intesa con i rappresentanti della comunità ebraica, e deve riconoscere la particolare natura dell’antisemitismo. Se l’antisemitismo è inglobato in un approccio generico al razzismo, saranno trascurate le sue caratteristiche distintive e pericolose. Inoltre, le procedure disciplinari del partito laburista devono riconoscere il fatto che una dimostrata opposizione di un individuo ad altre forme di razzismo non nega la possibilità che mantenga convinzioni antisemite; né che neutralizzi qualsiasi espressione di queste convinzioni. (paragrafo 117)
  6. Il rapporto Chakrabarti è, in ultima analisi, compromesso dalla sua incapacità di fornire una serie completa di indicazioni, di offrire una definizione di antisemitismo, o suggerire modi efficaci per affrontare l’antisemitismo. Il fallimento del partito laburista nell’affrontare in modo coerente ed efficace gli episodi antisemiti negli ultimi anni, rischia di lasciare spazio alle accuse che gli elementi del movimento laburista siano istituzionalmente antisemiti. (paragrafo 118)
  7. L’inesattezza storica delle osservazioni di Ken Livingstone per quanto riguarda Hitler e il sionismo sono state analizzate altrove, e non è il lavoro di questo comitato fornire lezioni di storia nazista, se non per sottolineare che il signor Livingstone da allora ha ammesso che era “spazzatura” per riferirsi a Hitler come a un sionista. Indipendentemente dal rigore accademico, la sua decisione di appellarsi a Hitler in un dibattito su antisemitismo e sionismo – in difesa di un post di Facebook che paragonava gli israeliani ai nazisti – era inopportuno, offensivo e provocatorio. Alla luce di incidenti precedenti in cui ha fatto commenti che sono stati interpretati antisemiti, o particolarmente offensivi verso  gli ebrei, riteniamo probabile che sapeva che i suoi commenti avrebbero causato un’offesa analoga. Il fatto che continui a difendere la sua posizione getta seri dubbi sulla possibilità che abbia sufficiente conoscenza della natura dell’antisemitismo contemporaneo. Nelle parole di Mr Corbyn, che si è descritto come suo amico, ci auguriamo che Mr Livingstone si “ravveda” senza indugio. (paragrafo 119)
  8. Nessun partito è immune dalle “mele marce”, e sarebbe ingenuo supporre che affrontare l’antisemitismo nel partito laburista lo eliminerebbe definitivamente dal discorso politico. L’antisemitismo è un problema di tale gravità che nessun partito può permettersi di abbassare la guardia. E’ un problema che dovrebbe trascendere le lealtà e i conflitti trasversali ai partiti. (paragrafo 128)
  9. Gli altri partiti politici non devono supporre che il dibattito politico antisemita sia un problema che colpisce solo il partito laburista. I liberal-democratici, in particolare, dovrebbero prestare attenzione al bisogno di agire prontamente e con decisione per affrontare l’antisemitismo all’interno delle loro fila. Siamo rimasti delusi dal modo in cui il loro Leader, Tim Farron, ha deferito al processo disciplinare, piuttosto che condannare esplicitamente i commenti antisemiti fatti dai membri del suo partito, e siamo rimasti sorpresi di apprendere che David Ward rimane un rappresentante eletto dei liberaldemocratici, nonostante i suoi ripetuti commenti antisemiti. Tutti i principali partiti politici dovrebbero esaminare se le riforme indicate nella presente relazione potrebbero essere applicate ai rispettivi processi di formazione ed educare i loro membri e attivisti. I leader politici dovrebbero anche farsi responsabili di intraprendere una rapida azione investigativa e disciplinare quando un membro del partito viene identificato da Twitter come autore di insulti. (paragrafo 129)
  10. Gli atti dei governi stranieri non giustificano la violenza o l’insulto contro i cittadini del Regno Unito. Viviamo in una democrazia in cui i cittadini sono liberi di criticare il governo inglese e i governi stranieri. Le azioni del governo israeliano non danno comunque alcuna giustificazione per insultare gli ebrei britannici; così come le azioni dei governi arabi sauditi o iraniani non danno alcuna giustificazione per insultare i musulmani inglesi. (paragrafo 130)
  11. La storia dimostra che l’antisemitismo è un virus che è troppo facile da diffondere, attraverso una dissertazione sottilmente perniciosa, l’ignoranza e la collusione. I leader politici devono dare l’esempio, opporsi al razzismo e all’odio religioso in tutte le sue forme, e favorire un clima di tolleranza, inclusione e comprensione, come si addice allo status del Regno Unito in quanto società multiculturale, multietnica e multireligiosa. (paragrafo 131)