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Genocidio

Termine derivante dal greco “ghenòs” razza, stirpe, e dal latino “caedo” uccidere; indica l’eliminazione fisica di un determinato gruppo di persone, siano esse una popolazione nazionale, un gruppo etnico od una comunità religiosa. Il termine fu coniato dal giurista statunitense nato in Polonia Raphael Lemkin nel 1944, in relazione allo sterminio di massa messo in atto dai Nazisti ai danni degli ebrei. Il genocidio è stato dichiarato un crimine internazionale durante il convegno delle Nazioni Unite nel 1948, per la Prevenzione e la Pena del crimine di Genocidio. Il convegno ha definito genocidio i seguenti atti commessi con l’intento di distruggere, interamente o in parte, un gruppo etnico, religioso, nazionale o razziale:

a. uccidendo i membri del gruppo

b. causando seri danni, fisici o mentali, ai membri del gruppo

c. infliggendo deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate appositamente per causare a quest’ultimo la sua distruzione fisica parziale o totale

d. imponendo misure mirate a prevenire le nascite all’interno del gruppo

e. trapiantando forzatamente i bambini da un gruppo ad un altro

La frase “intento di distruggere” è strettamente legata al genocidio. Una categoria strettamente correlata di diritto internazionale, I crimini contro l’umanità, è definita come attacchi diffusi o sistematici contro i civili.

 

Gentile

Persona non ebrea

Ghetto

Area urbana circoscritta, dotata di muri e porte che venivano chiuse di notte, riservata agli ebrei per separarli dai loro vicini cristiani. Il primo esempio di ghetto fu quello istituito a Venezia nel 1516. Nel 1555, Paolo IV lo istituzionalizzò e fece rinchiudere tutti gli ebrei dello Stato della Chiesa solamente in tre ghetti. Il termine è usato anche per indicare un’area nella quale vivono in gruppo, in regime di reclusione più o meno ristretta, persone di una determinata appartenenza etnica o unite da una determinata cultura o religione.

Giudaismo / Ebraismo

Nella lingua italiana le parole “ebreo” o “giudeo” spesso generano equivoci dovuti alla non conoscenza del loro significato specifico. La Bibbia parla di Abramo in quanto “ebreo” probabilmente perché discendeva da Eber. Per questo motivo, quando ci si riferisce alla religione dei Patriarchi, si intende “l’ebraismo”. Solo successivamente si inizia a parlare di “giudei”, in riferimento alla formazione del regno di Giuda durante il periodo della monarchia seguito alla morte di Salomone (922 a.e.v.). Legato allo stesso periodo storico è l’uso del termine “israelita”: abitante del regno d’Israele. Giudei sono, invece, i discendenti dell’antica tribù di Giuda, stanziatasi in un territorio (la Giudea) nel quale sarà fondato – anni dopo la conquista della terra promessa – il regno omonimo. Con la conquista babilonese e la caduta del santuario di Gerusalemme, i giudei deportati a Babilonia fondano accademie di studio e rielaborano tradizioni e norme che, arricchite dai contributi del successivo periodo rabbinico, costituiscono il corpus del “giudaismo rabbinico”. Gli ebrei del periodo postbiblico possono quindi in un certo senso essere considerati giudei. Oggi si può parlare indifferentemente di ebraismo o di giudaismo in riferimento alla religione degli ebrei.