22 Giugno 2021

Peter Longerich , Hitler. Una biografia, UTET, 2020; Ullrich Volker Hitler l’ascesa 1889-1939, Mondadori, 2019

Fonte:

Osservatorio antisemitismo

Autore:

Alberto De Antoni

Due recenti biografie hitleriane

Due recenti biografie hitleriane – Hitler: una biografia di Peter Longerich, pres. di G. Corni, Torino Utet 2020 (ed. or. Hitler. A Life, Oxford 2019) e Hitler l’ascesa 1889-1939, Milano Mondadori 2019 di Volker Ullrich (ed. or., Adolf Hitler: Biographie. 1. Die Jahre des Aufstiegs, 1889-1939. 2. Die Jahre des Untergangs, 1939-1945, Frankfurt a.M. 2013-2018) – costituiscono un’importante novità nel campo degli studi sul nazismo. In primo luogo si tratta di opere scritte da autori di lingua tedesca, accademici di professione, già autori di studi di ampio respiro – il primo nell’ambito del nazismo, il secondo in quello delle biografie storiche. Fatto considerevole, se si considera che oltre a saggi mirati a qualche specifico argomento, su tutti la Shoà, la Germania ha dovuto attendere decenni prima che la generazione nata dopo la guerra si accingesse al grande lavoro di una biografia hitleriana e ancor di più con un’immensa esegesi documentaria che per ovvi motivi ha richiesto decenni di impegno.  Non c’è dubbio che insieme alla biografia dell’inglese Ian Kershaw (Hitler: 1889-1936, e Hitler: 1936-1945, Bompiani 1999 e 2001) i due ponderosi saggi (un migliaio e più di pagine ciascuno) rimarranno punti di riferimento essenziali per gli studiosi e il pubblico colto. Ma, soprattutto, i due testi tedeschi rappresentano anche una sorta di resa dei conti definitiva della Germania nei confronti dell’uomo responsabile della catastrofe nazionale del XX secolo. Poche però le novità o le differenze di interpretazione: i tratti biografici e i fatti storici, almeno quelli più importanti o ritenuti decisivi, sono già stati oggetto di innumerevoli studi. A meno di un’improbabile scoperta di nuovi documenti – che a questo punto non potrebbero che provenire dalle tonnellate di materiale prelevato dagli Stati Uniti e dalla ex-Unione Sovietica – è ben difficile che emergano prove o testimonianze in grado di modificare o alterare quanto già noto nella storiografia e nell’opinione pubblica.

    Se mai, e in ciò differiscono le due biografie, oggetto di approfondimento potrebbe essere il ruolo svolto dall’antisemitismo nell’ideologia e nella vita di Hitler. Che l’antisemitismo hitleriano e quello nazista abbiano costituito un terribile punto di svolta pur all’interno di una tradizione antisemita europea, alle volta anche violenta, è un dato accertato, ovviamente alla luce dell’entità criminale della Shoà, ma è ben più difficile comprendere fino a che punto la politica della Germania nazista sia stata condizionata dall’antisemitismo in modo esclusivo o se l’antisemitismo si sia semplicemente accostata a altre tematiche del nazismo (eutanasia, nazionalismo radicale, espansione territoriale, etc.) e sia emerso nei momenti più critici della Seconda Guerra Mondiale in risposta o in reazione a eventi di diversa natura (crisi al fronte, fatti di politica internazionale, necessità economiche, etc.). In ciò si differenziano proprio le due biografie: Longerich a favore del primo punto, Ullrich del secondo. Ma se per comprendere Hitler può essere facile trovare scorciatoie nella psicologia rimane un vero e proprio enigma l’antisemitismo collettivo tedesco che ha indubbiamente portato molti tedeschi – troppi, alla luce del numero delle vittime e della pratica dell’organizzazione genocidaria – a una collaborazione volenterosa nella macchina omicida. Dopotutto la minoranza ebraica contava meno dell’1% della popolazione tedesca, era completamente assimilata, era distribuita in modo abbastanza uniforme nel territorio e, al di là dei consueti luoghi comuni del pregiudizio antisemita, apparteneva alla piccola e media borghesia come milioni di tedeschi.

   Ma il vero tema dei due testi, implicito e evidente nella loro genesi tedesca, è la storicizzazione di Hitler, del nazismo e di Auschwitz. È una domanda che autorevoli studiosi si sono posti da tempo e che va al di là dell’argomento storico in se stesso. Ma è comunque una domanda alla quale bisogna dare risposta.