26 Marzo 2023

Intervista a Deborah Lipstadt, inviata speciale degli Stati Uniti per monitorare e combattere l’antisemitismo

Fonte:

La repubblica

Autore:

Anna Lombardi

Lipstadt “Il negazionismo ora rientra nella normalità. Fermare la disinformazione”

Gli stereotipi antisemiti sono quelli di sempre ma col web viaggiano più veloci Attenzione, però: non siamo tornati al 1938

«C’è una nuova normalizzazione di antisemitismo e negazionismo. Gli stereotipi sono quelli di sempre. Ma oggi disinformazione e pregiudizi viaggiano più veloci: i social hanno cambiato ogni cosa. E quando il treno della disinformazione parte, non c’è più modo di fermarlo». Deborah Lipstadt, lo sa bene. L’Inviata speciale degli Stati Uniti per monitorare e combattere l’antisemitismo è infatti l’eminente storica, autrice di diversi libri sul negazionismo dell’Olocausto. La stessa che nel 1996 fu trascinata in tribunale, accusata di diffamazione, dallo storico revisionista David Irving: le cui tesi lei aveva condannato nel saggio Denying the Holocaust. Quel processo, conclusosi nel 2000 con la sua completa assoluzione fu da lei poi raccontato nel libro La verità negata: diventato nel 2016 un film con Rachel Weisz.

Antisemitismo e negazionismo sono oggi gli stessi del passato?

«L’odio antiebraico è il più antico e duraturo: stereotipi e pregiudizi, affondano le loro radici in un passato più che remoto, sfociato, nel tempo, in teorie del complotto che si sono susseguite. Ma quando io cominciai a occuparmi di negazionisti, 30 anni fa, procurarsi il loro materiale era difficile, presupponeva uno sforzo. Oggi online trovi tutte le falsità che vuoi. Pure chi non le cerca è esposto»

Come?

«A normalizzare il pregiudizio contribuisce ogni affermazioni antisemita pronunciate da una qualsiasi personalità mediatica: comici, rapper, sportivi, chicchessia. Una frase d’odio o una barzelletta antisemita rimbalzano velocissime sui social. In America è accaduto di recente col monologo pronunciato dal comico Dave Chappelle durante il seguitissimo Saturday Night Live. Poi si è scusato, ma il danno era fatto».

I crimini d’odio contro gli ebrei aumentano, in Europa e negli Usa.

 «Non so se oggi c’è più antisemitismo di 5 anni fa. Si, i crimini aumentano: o forse vengono più denunciati. Certo, negli ultimi anni comportamenti estremi, linguaggio più aggressivi, si sono appunto “normalizzati”. Condotte un tempo inaccettabili sono sdoganate. E pure i complottismi. Ogni volta che c’è una crisi – economica, politica, pandemica, migratoria – torna a galla antisemitismo, ad esempio con assurdità come gli la “Grande Sostituzione” di occidentali con migranti per mano ebraica. È un fenomeno ubiquo e variegato, c’è una recrudescenza a destra e a sinistra con in comune l’interconnessione dell’odio. Chi odia gli ebrei, cioè, spesso odia anche altri. Ma attenzione: non siamo tornati al 1938».

Cosa intende?

«Sento spesso paragoni coi tempi di Weimar inaccettabili. Oggi sull’antisemitismo ci confrontiamo costantemente. Come ambasciatore giro il mondo per incontrare gente impegnata ai massimi livelli ad arginare il fenomeno: qui da voi in Italia, nel resto d’Europa, nel mondo arabo. Negli anni Trenta nulla di tutto ciò era ipotizzabile. Le leggi razziali vennero fatte da governi che cooperavano coi nazisti. La situazione è totalmente diversa». In cosa consiste il suo lavoro?

«Cerco di far capire cos’è e quanto male semina l’antisemitismo e perché va preso seriamente. E non dico “avete un problema” come facevano i miei predecessori, ma “abbiamo un problema”: perché riguarda da vicino anche gli Usa».

Che fare?

«Già è importante che i governi affrontino il problema . Cruciale è poi insegnare la Storia ed educare a comprensione e rispetto. Bisogna farlo presto. Dopo le scuole medie è difficile estirpare i pregiudizi dai ragazzi. E poi bisogna denunciare. Non restare in silenzio, nemmeno davanti alla battuta dell’ignorante, all’antisemitismo incosciente»

Qualcosa sta cambiando?

«Gli Accordi di Abramo sono stati importanti: per decenni certi paesi arabi hanno sostenuto imam radicali. L’estremismo gli stava bene. Ora hanno capito che era dannoso per tutti. Le cose non cambiano certo in una notte. Ma stiamo costruendo un percorso, passo dopo passo»