Fonte:
HaTikwa
Autore:
Angelo Sonnino
Quella che avrebbe dovuto essere una giornata di riflessione per la Giornata della Memoria si è trasformata in un momento di forte tensione al Liceo Scientifico Augusto Righi di Roma. La visita di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), è stata accompagnata da proteste studentesche e polemiche sulla libertà di espressione, esplose dopo la decisione della scuola di rimuovere dei murali legati alla causa palestinese, limitare l’accesso all’Aula Magna e prevedere la presenza delle forze dell’ordine.
Gli studenti hanno denunciato quello che definiscono un clima di “censura e militarizzazione”. “Sostituire i nostri lavori e le nostre riflessioni con la presenza della Digos trasforma la scuola in una caserma”, si legge in una nota del collettivo. Secondo i rappresentanti, la rimozione preventiva dei simboli e il contingentamento degli ingressi hanno impedito il confronto libero e critico che la Giornata della Memoria dovrebbe incoraggiare. L’evento, sostengono, è stato ridotto a una “passerella istituzionale blindata”, priva di un reale ascolto delle inquietudini giovanili.
La dirigente scolastica, Cinzia Giacomobono, ha respinto le accuse di autoritarismo. In una nota ufficiale, la presidenza ha spiegato che la presenza delle forze dell’ordine e la gestione degli accessi non erano scelte discrezionali, ma frutto dell’applicazione di protocolli standard per la tutela della presidente dell’UCEI. Sulla rimozione dei simboli, la scuola ha richiamato il principio di neutralità istituzionale, sottolineando l’importanza di preservare il valore storico della Giornata della Memoria da possibili strumentalizzazioni legate all’attualità geopolitica.
Noemi Di Segni ha espresso rammarico per la tensione emersa, ribadendo che l’obiettivo dell’incontro restava quello di offrire una testimonianza storica e istituzionale, al riparo dalle logiche dello scontro politico e di preservare la memoria della Shoah da contaminazioni o parallelismi impropri con i conflitti del presente.
Resta l’amarezza per una giornata che avrebbe dovuto unire nel ricordo e che si è trasformata in occasione di divisione, a conferma di quanto sia complesso oggi mantenere viva la memoria della Shoah senza che le tensioni del presente ne condizionino il significato.
