Fonte:
Gay.it
Accuse di associazione paramilitare e terrorismo, indagini della Digos. Preparavano un piccolo esercito di minorenni neonazisti.
Il gruppo Unione Forze Identitarie (UFI) teorizzava la creazione di una “nuova società” fondata su principi neonazisti, con programmi esplicitamente violenti, razzisti, antisemiti e omofobi, inclusa l’eliminazione di oppositori politici, persone LGBT, e minoranze. A Roma quattro imputati sono stati rinviati a giudizio e altri quattro hanno patteggiato. Tra gli indagati anche Federico Piazza, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Zola Predosa, che ha patteggiato “2 anni per aver fatto parte dell’organizzazione terroristica neonazista UFI“.
Nelle chat e sui manuali del gruppo sono emerse frasi inequivocabili, tra le quali quella riportata da Repubblica:
“Uccideremo gay, deformi e nemici”
Due giorni fa nel processo a carico di Alessio Sabelli, 27 anni, indicato dalla procura come leader di Unione Forze Identitarie (UFI), gruppo neonazista operante a Roma, l’imputato ha respinto l’accusa di associazione paramilitare con finalità di terrorismo, sostenendo che il gruppo fosse in realtà una comunità di gamer nata online sul videogioco Wizard101. Secondo la difesa, il linguaggio su armi, cellule e piani d’azione intercettato nelle chat sarebbe riconducibile a dinamiche di gioco di ruolo e coordinamento virtuale.
La ricostruzione della procura è opposta: UFI viene descritta come un’organizzazione strutturata e piramidale, ispirata a ideologie naziste e fasciste, impegnata nel proselitismo online e nell’addestramento. Sabelli, che nelle chat si faceva chiamare “Cesare”, sarebbe stato al vertice.
La genesi di Unione Forze Identitarie viene fatta risalire al 2020. Nella visione del suo fondatore, il gruppo avrebbe dovuto funzionare come una palestra ideologica e operativa in vista di un presunto “collasso imminente” e della necessità di difendersi da un nemico esterno. In quel periodo Alessio Sabelli avviava una serie di incontri dal vivo tra Roma, Imola e Bologna, durante i quali illustrava il progetto e recluta nuovi aderenti. Obiettivo dichiarato: la costruzione di una struttura clandestina di tipo paramilitare, organizzata e gerarchica. Il disegno, secondo gli inquirenti, prese forma anche attraverso il coinvolgimento di minorenni, alcuni dei quali molto giovani: tra i dieci e i sedici anni. A Fiano Romano il reclutamento di adolescenti era finito sotto i riflettori quando i genitori di un quindicenne trovarono nel suo zaino un pugnale e una mazzafionda.
Ai membri più giovani Sabelli avrebbe rappresentato l’organizzazione come parte di una rete internazionale, con contatti all’estero. La parabola del gruppo si interruppe quando uno degli appartenenti decise di collaborare. Nel 2024 la Digos era così riuscita a smantellare il gruppo individuando un covo nel Parco della Caffarella, nel casale della Vaccareccia. Nel nascondiglio furono sequestrate armi da fuoco e un coltello con svastica, come riportato nell’ordinanza cautelare. I procedimenti sono in corso in più sedi giudiziarie; a Roma il Ministero dell’Interno si è costituito parte civile.
Il 20 gennaio 2026, in aula l’imputato ha cercato di contestualizzare le intercettazioni: i riferimenti a munizioni e gittata sarebbero elementi del gioco; simboli come rune, triskell e svastiche sarebbero richiamati in chiave esoterica o “antropologica”; il cosiddetto “survivalism” descritto come un’attività di role-play all’aperto, fino a simulazioni di “apocalisse zombie”.
Gli atti d’indagine citano in verità anche contenuti di propaganda diffusi nei canali del gruppo: derisione di ebrei e persone omosessuali, messaggi di incitamento alla violenza e riferimenti elogiativi a terroristi suprematisti come Anders Breivik e Brenton Tarrant. Sabelli sostiene che si tratti di messaggi non controllati, arrivati in grandi quantità su Telegram, e ha cercato di declassarli definendoli “meme”, nuovo strumento “riduzionista” di ogni propaganda possibile. Inclusa quella neonazista.
Il procedimento proseguirà con l’esame delle prove e delle intercettazioni.
