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Kasherut (dall’ebraico kasher, “adatto”, “conforme”)

Complesso delle leggi alimentari ebraiche. Le leggi della kasherut non si limitano ad elencare i cibi leciti e quelli proibiti, ma prescrivono anche i metodi per la macellazione rituale (schechitah) e la preparazione degli alimenti.
Il contrario di kasher è taref (“proibito”).

Kippur

I primi dieci giorni (Aseret Jemè Teshuvah o Yamim Noraim, giorni terribili) del mese di Tishrì che intercorrono tra il Capodanno ebraico e il digiuno dello Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione) sono considerati particolarmente adatti e fecondi per il pentimento. Secondo la tradizione, proprio in coincidenza con l’inizio del nuovo anno in cui si ricorda la creazione dell’universo, Dio giudica i pensieri e le azioni di ognuno e ne valuta la correzione e la restaurazione. Egli concederà all’uomo, alla fine del Kippur assieme al perdono, il conforto di una ritrovata riconciliazione con se stesso, con gli altri e con il Suo Creatore. Il giorno di Kippur è infatti il giorno che Dio ha riservato al perdono e le tefillot (preghiere) di Kippur – la più importante delle quali è il viddui (confessione dei peccati) – sono il miglior veicolo per un dialogo che permette di sentire quanto Egli sia effettivamente vicino, dando all’uomo la possibilità di far teshuvah (pentimento) e di redimersi anche in un solo momento, capovolgendo così la sua situazione. E’ detto nel Talmud: “Grande cosa è la teshuvah, perché porta la guarigione al mondo”. Il digiuno di Kippur, della durata di venticinque ore, cade il 10 Tishrì, inizia la sera della vigilia ed è obbligatorio per tutti (a partire dai tredici anni per i maschi, dodici per le femmine) a esclusione di chi non è in condizioni fisiche tali da poterlo sopportare. Oltre ad astenersi da ogni cibo e bevanda, è vietato lavarsi, ungersi, indossare scarpe di cuoio e avere – in quel giorno – rapporti sessuali. Il digiuno si conclude con il suono grave e suggestivo dello shofar, strumento musicale di uso liturgico, fabbricato con un corno di capro o montone.

Kristallnacht

Indica il pogrom scatenato in tutto il Reich nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 dalle autorità naziste per vendicare l’assassinio di un funzionario dell’ambasciata tedesca a Parigi da parte di un giovane ebreo polacco. È chiamata “notte dei cristalli” perché le strade si ricoprirono dei vetri rotti delle sinagoghe, dei centri culturali, dei negozi e delle proprietà ebraiche. Complessivamente furono assassinati 91 ebrei, rase al suolo, incendiate o gravemente danneggiate 267 sinagoghe, devastati 7500 negozi e migliaia di ebrei rinchiusi nei campi di concentramento.