13 Gennaio 2016

Stereotipi antisemiti in uno spettacolo teatrale

Vicinidistalla_rabbinoArcadio

Luogo:

Roma

Fonte:

Testimonianza

“Vicini di Stalla”

Al teatro della Cometa di Roma è in scena dal 26 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016 la commedia “Vicini di stalla” di Antonio Grosso e Vincenzo Stella, l’opera nelle locandine pubblicitarie viene presentata in questi termini:

« Vicini di stalla è la storia del Natale come non è mai stata raccontata, vissuta attraverso le divertenti vicende di due pastori. Una storia da ridere…riflettendo, per scoprire alcuni particolari della Natività che nessuno, prima d’ora, aveva mai narrato»

In questa commedia sono però presenti stereotipi antisemiti incarnati da uno dei protagonisti, il rabbino Arcadio, e che sono stato colti da alcuni spettatori.

Qui di seguito le loro testimonianze.

Testimonianza di D. J.

« Domenica 10 gennaio, ultima rappresentazione dello spettacolo Vicini di Stalla presso il Teatro della Cometa di Roma: al termine, il pubblico applaude convinto, divertito da una pièce che si pone l’obiettivo di scherzare sul tema del Natale, con protagonisti due pastorelli dallo spiccato accento napoletano che prendono in affitto una grotta nella quale arriverà proprio Maria per partorire Gesù: si prendono in giro quindi temi religiosi, fatti storici di 2000 anni fa, con ironici richiami all’attualità.

Peccato, però, che i due autori del testo, Antonio Grasso e Francesco Stella, nel delineare il terzo protagonista della vicenda [il rabbino Arcadio], abbiamo deciso di pescare nel più bieco archivio della letteratura antisemita, presentando il proprietario della grotta come un rabbino, deforme (nell’andatura), molto attaccato al denaro, cospiratore e deicida, al punto da indurre i pastorelli ad uccidere il bambino Gesù appena nato, pericoloso per il popolo ebraico.

Non ci sono giustificazioni per una simile caratterizzazione, che non avrebbe sfigurato ne La Difesa della Razza di Telesio Interlandi di mussoliniana memoria !

Gli autori hanno così scelto, nella migliore delle ipotesi per mere ragioni di botteghino, di richiamare 2000 anni di antisemitismo, piuttosto che privilegiare il contenuto del Concilio Vaticano II e la Dichiarazione Nostra Aetate del 1965, che ha cancellato la responsabilità degli ebrei di allora e di oggi per la morte di Gesù.

Spiace che, nel 2016, alla vigilia della visita in Sinagoga di Papa Francesco ed in un contesto mondiale di gravi conflitti basati su temi religiosi, Roma e l’Italia debbano ancora assistere ad episodi di antisemitismo di tale gravità, nell’indifferenza generale, persino della direzione teatrale.»

Testimonianza di G. C.

« Al Teatro della Cometa a Roma è di scena una rappresentazione antisemita, accolta molto bene dal pubblico accorso numeroso. Gli autori, tra cui uno degli attori più impegnati nel denigrare gli ebrei del tempo, quello della Giudea occupata dai Romani, salutano il pubblico molto soddisfatti al termine della prova, pienamente appagati dal risultato della satira, basato sulla uccisione dei bambini maschi operato da Erode, a suo dire sostenuto dal potere religioso ebraico, e sulla successiva crocifissione di due balordi. Potere della creatività, gli autori hanno trovato un buon servitore delle trame di Erode in un rabbino pronto a dare i suoi servizi, rappresentato come persona spregevole e sanguinaria. Ed anche  vistosamente deforme come il suo modo di pensare. Il pensiero allo “Die Sturmer” giornale nazista, dedicato alla demonizzazione antiebraica ed alle sue conseguenze, e’ immediato.

Il personaggio che tutti chiamano rabbino e’ al centro della satira come soggetto  affascinato dai soldi, pronto a promettere i fatidici 30 denari. Viene presentato,  come indiscussamente proposto, espressione del popolo ebraico, intelligente ma con intenti criminosi, a cui due poveri di spirito che parlano napoletano, i proletari irresponsabili per antonomasia, si oppongono con una sortita di imprevista passione etica, per cui “certe cose non possono essere fatte” perche’ si tratta della vita di un bambino, di cui il perverso chiede la soppressione.

Il testo omette di dire che di rabbini a quei tempi non ne esistevano, ma solo guide religiose, farisei o sadducei, perche’ l’ebraismo rabbinico e’ venuto dopo. Omette anche di far capire che tutti i presenti della piece erano parte del popolo ebraico del tempo e la divisione tra ebreo rabbino criminale e il resto della gente chiaramente altra e’ fortemente tendenzioso. Forse i non ebrei del tempo nella piece si presume vogliano essere considerati dei palestinesi anzitempo. Ed anzitempo oppressi dal giudaismo internazionale.

Ma la gente ride trovando il tutto corrispondente alla propria cultura cattolica assorbita dall’infanzia. Forse un pubblico reclutato in parrocchia ? E così le cose vanno avanti in un rattristante replay. Gli autori pensano di avere centrato un argomento su cui si può fare dello spirito ed in effetti il pubblico non ha dubbi ed applaude. Non pensa che le loro risate li rendono dei reiterati manutengoli di quei nazisti che spingevano le folle nelle camere a gas. La loro risata e’ un rifiuto di conoscere la verità della storia ed una adesione all’insegnamento del disprezzo che qualcuno pensava potesse essere stato superato.

Il tutto alla faccia di Nostra Aetate celebrata pochi giorni fa ed a quella della istituzione internazionale Religions for Peace.»