3 Ottobre 2016

Saggio sull’antisemitismo nel Partito Laburista britannico

DRich

Fonte:

www.timesofisrael.com

Autore:

Jenni Frazer

Quest’ uomo ha scritto il libro sull’antisemitismo laburista britannico – letteralmente

In tutto il paese in occasione delle manifestazioni per la campagna elettorale, si vedono persone leggere lo studio lungo quattro decadi di Dave Rich sul cambiamento imprevedibile della sinistra

I distretti di Londra mettono fine a una lunga disputa estiva per la leadership nel partito laburista nel Regno Unito, tra Jeremy Corbyn e lo sfidante Owen Smith, un certo numero di persone potrebbero essere state viste fare annotazioni su un libro tascabile ricoperto in modo vistoso.

Il ‘manuale introduttivo’ di Dave Rich, “Il problema ebraico della sinistra: Jeremy Corbyn, Israele e l’antisemitismo” non avrebbe potuto essere pubblicato in un momento più appropriato, sulla scia della sfida per la leadership e alla vigilia della conferenza annuale del partito laburista.

Non c’è da meravigliarsi che gli spettatori agli interventi stessero usando il libro di Rich come risorsa per tracciare la straordinaria posizione in cui il partito laburista inglese si trova ora. Un tempo il partito naturale in cui gravitavano gli ebrei, il nuovo messaggio tossico del Labour ha alienato gli ebrei di tutto il paese, escludendo coloro che tradizionalmente avevano votato laburista per tutta la vita adulta.

Allo stesso tempo, la “nuova politica” del Labour ha attirato un’ondata di giovani, molti dei quali delusi dal voto, ma che si sono entusiasmati per le idee proposte da Corbyn e dalla sua cerchia ristretta – nonostante il fatto che 172 dei parlamentari del Labour abbiano ripudiato la leadership di Corbyn.

Rich è vicedirettore delle comunicazioni del Community Security Trust (CST) e ricercatore associato al Pears Institute per lo studio dell’ antisemitismo al London University Birkbeck College. Il suo libro è scaturito dalla sua tesi di dottorato ed è una straordinaria, metodica documentazione della crescita dell’antisemitismo di sinistra in Gran Bretagna.

I grafici sul “Problema Ebraico della Sinistra” degli ultimi quattro decenni, e il loro sorprendente messaggio per i lettori più giovani è che l’abbraccio di sinistra alla causa palestinese – che alla fine ha portato all’attuale antisemitismo laburista – ha le sue radici non nel Labour in sé, ma negli ormai defunti Young Liberals, l’ala giovanile del partito.

A dirigere la campagna era il presidente di una volta degli Young Liberals, Louis Eaks. Eaks morì nei primi anni ’90, ma in quanto redattore di riviste radicali come Free Palestine, il suo nome divenne sinonimo di azioni contro Israele e di attacchi verbali contro gli ebrei.

Rich dice che Eaks era “il più entusiasta e determinato antisionista nell’organizzazione [Young Liberals] … e probabilmente ha fatto più di chiunque altro a fare della Palestina un argomento tradizionale per gli inglesi di sinistra.”

Rich ha meticolosamente rintracciato i principali attori in coloro che hanno dato forma al dibattito anti-israeliano in Gran Bretagna 35-40 anni fa. Molti di loro, una volta studenti attivisti di alto profilo, sono ancora di rilievo negli ambienti politici e d’informazione e hanno parlato a Rich.

Ironia della sorte, uno, Colin Talbot, dell’International Marxist Group, e detto da Rich essere stato, tra i più integralisti e intransigenti, è oggi professore di politiche governative alla Manchester University. Solo questa settimana Talbot si è scontrato con uno studente Corbinista che a causa sua è stato richiamato  dall’università dopo una discussione sul significato del “neoliberismo”.

Talbot ha totalmente cambiato idea sulla situazione in Medio Oriente. Nel maggio di quest’anno, ha scritto:

“Non è una grande sorpresa che ciò che inizia come un “antisionismo” filo-palestinese può facilmente ricadere nell’odio antisemita all’ebreo. L’aumento di attacchi antisemiti in Gran Bretagna e in Francia negli ultimi anni dimostra che abbiamo un problema.

Per Jeremy Corbyn questo crea una problematica: non si espone chiaramente a difendere il diritto di Israele ad esistere, dicendo che il sionismo non è razzismo, e che una soluzione a due stati è ora l’unica percorribile? O lo fa, come sembra aver fatto in passato, sostenendo implicitamente il (vecchio) OLP e la posizione dell’estrema sinistra di rovesciare Israele, per creare una nuova, non sionista, “Palestina?” A mio avviso, egli non risolverà la questione del Labour con l’antisemitismo fino a che non affermerà chiaramente che il cosiddetto anti-sionismo è per lo più una copertura per il malcelato antisemitismo e per chiunque invochi la distruzione di Israele, che comunque in pratica è,”in maniera gentile”, essere anti-semiti “.

Talbot faceva parte di una importante delegazione inviata in Medio Oriente dall’Unione Nazionale degli Studenti (NUS) nel mese di agosto del 1977, con il tentativo di elaborare una politica definitiva per la conferenza NUS del dicembre dello stesso anno. Sia il GUPS – l’Unione generale degli studenti palestinesi – che l’Unione degli studenti ebrei avevano contribuito a fornire gli itinerari in Libano e Israele.

Come Rich registra “Il gruppo insolitamente di alto livello … incontrò Abu Jihad del Fatah Central Committee, oltre a rappresentanti di altre fazioni palestinesi. In Israele, incontrarono l’ex primo ministro Golda Meir e un futuro primo ministro, Yitzhak Shamir; il sindaco di Ramallah, Karim Khalif; e gli israeliani antisionisti Israel Shahak e Leah Tsemel da Matzpen “.

La delegazione NUS nacque a causa della cosiddetta politica “No Platform” nei campus universitari britannici; precorreva  la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1975, che dichiarava il sionismo essere “una forma di razzismo e di discriminazione razziale”.

Anche se la risoluzione delle Nazioni Unite era stata revocata nel 1991, l’effetto a catena per gli studenti britannici fu una dichiarazione della sinistra che non ci doveva essere “nessuna piattaforma per i razzisti e i fascisti” del campus. Se il sionismo era razzismo, correva l’argomento, allora non c’era modo per le associazioni ebraiche di operare all’interno delle unioni studentesche. Gli studenti ebrei si trovarono ad essere messi al bando se insistevano nel promuovere Israele.

“Il voto antisionista dell’ONU è forse il momento più importante nella storia del dopoguerra dell’antisionismo di sinistra”, dice Rich.

E scrive, come gli studenti ebrei avrebbero scoperto, che “la politica No Platform doveva essere uno strumento per impedire ai fascisti violenti di operare nel campus, ma in realtà era  utilizzata molto più ampiamente.”

Chi cerca le radici dell’abbraccio della sinistra all’antisionismo trova molte fonti internazionali, non ultime il mondo arabo e l’Unione Sovietica.

Ma Rich dice che in Gran Bretagna è stato molto più semplice.

“L’anti-sionismo qui è iniziato come parte di un sentimento liberale, anti-coloniale, anti-apartheid – ha sempre avuto una casa liberale, un linguaggio liberale. Non è qualcosa che è stato infiltrato dall’estrema sinistra. Hanno fatto la loro parte, ma fu sempre tradizionalmente liberale nelle sue origini,” dice.

E’ troppo semplicistico, sostiene Rich, “dire che tutti sono antisemiti e che tutti ci odiano. Dovete capire il pensiero politico e ciò che si cela dietro di esso. Possiamo speculare su chi, nel mondo antisionista, è motivato, consciamente o inconsciamente, dall’antisemitismo, ma molti non lo sono. Dovete capire la loro motivazione e la loro politica. Da un lato, la sinistra ha sempre avuto una tradizione di emancipazione democratica che ha combattuto l’antisemitismo e il razzismo, ma ha anche avuto una tradizione totalitaria non democratica che conteneva e incoraggiava l’antisemitismo. Bisogna affrontare il problema a quel livello, non si può semplicemente scrivere tutti quanti.”

Rich ritiene che, negli ultimi 15 anni, nell’estrema sinistra ci sono stati “propaganda e attivismo anti-Israele costanti, estremamente provocatori”. ” L’antisemitismo inglese è stato normalizzato e i ricorsi su di esso sono stati archiviati.”

Così non è sorpreso dalla crescita della risposta della base ebraica all’ antisionismo, con una serie di recenti gruppi di estremisti che spuntano fuori in tutto il paese.

Infatti, Rich dice, vi è un’onorevole tradizione di attivismo di base nella comunità ebraica, in cui spiccano gli attivisti della Comunità Ebraica Sovietica.

“Forse quella tradizione si è un po’ persa, ma ora è tornata. Ma penso sia importante che la campagna sia fatta nel modo giusto. Non dovrebbe essere stridente, o isterica; bisogna distinguere tra le persone che odiano Israele e realmente vogliono distruggerla, e coloro che hanno una vera e profonda preoccupazione umanitaria per i palestinesi, e vogliono vedere la pace. Il movimento anti-Israele ha un ampio spettro di persone, ed è importante per noi vedere le differenze,” dice.

Ci sono “un sacco di sinistre diverse”, dice Rich, “e ci sono ancora molte persone di sinistra che vogliono combattere l’antisemitismo. Non credo che dovremmo concedere l’idea che la sinistra di “Stop the War” o quella di Momentum [attivisti nella cerchia ristretta di Jeremy Corbyn] sia l’unica vera sinistra, e che chiunque altro sia di estrema destra. Questa è l’offesa che usano. Vi è un presupposto di malafede e disonestà da tutte le parti “.

La linea di fondo di Rich, tuttavia, è che l’estrema difesa anti-israeliana e la retorica “avranno sempre un impatto sugli ebrei britannici in un modo che è antisemita.” E’ assolutamente il caso, egli scrive, “che alcuni a sinistra non riconoscono l’antisemitismo, anche quando viene dalle loro bocche “.

E aggiunge che il Labour è costretto a decidere come – e se – recuperare gli ebrei delusi, il cui rapporto con il partito è “crollato” negli ultimi 12 mesi.

“Sono stufo di sentire Jeremy Corbyn che dice di condannare ogni forma di antisemitismo e poi non vedere alcuna azione”, dice Rich. “Commissionare una relazione abbastanza superficiale [il rapporto Chakrabarti] e poi non attuare alcuna delle sue conclusioni, non vale.

“Un’interpretazione caritatevole è che loro [la cerchia ristretta di Corbyn] non capiscono”, dice. “Un’interpretazione cinica è che capiscono, e lo trovano molto utile. Non mi sento in grado di dire quale di queste interpretazioni è corretta. “