7 Febbraio 2017

Sabine Mayr e Joachim Innerhofer, Quando la patria uccide, Raetia editore

quandolapatriauccide

Fonte:

Corriere dell’Alto Adige

Rossi Innerhofer: SS sudtirolesi, fuori tutti i nomi

Obermair: lager, basta negazionismo. Nuove rivelazioni nel libro «Quando la patria uccide»

BOLZANO Dopo le rivelazioni dell’Istituto polacco della memoria, che ha messo online i nomi di tutti gli aguzzini del lager di Auschwitz rivelando la presenza anche di quattro altoatesini, nuovi nomi emergono anche dal libro «Quando la patria uccide» degli storici Sabine Mayr e Joachim Innerhofer. «Certi concetti, come la crudeltà delle Ss, non vanno negati. Altrimenti si giustificherà sempre chi in Consiglio comunale indossa una maglia con la scritta «Charlemagne» in omaggio proprio a questi aguzzini» è la riflessione di Hannes Obermair, direttore dell’Archivio Storico di Bolzano, ieri sera fra i conferenzieri che al Centro Trevi hanno presentato il volume edito da «Raetia» (544 pagine, 25 euro, a cura del Museo Ebraico di Merano) insieme agli storici Antonella Tiburzi e Leopold Steurer. «Si tratta di un volume che non parla solo delle vittime, ma che rende noti anche i nomi di altri persecutori. Anche per questo parliamo di una pubblicazione che rispecchia il dna della nostra casa editrice, da sempre critica nei confronti di questi aspetti della storia locale» ha spiegato Thomas Kager, referente della casa editrice bolzanina. A colpire i ricercatori, nel corso della raccolta dei documenti per la redazione del volume, è stato ad esempio «l’atteggiamento di Chiesa e istituzioni che, al contrario che nelle altre province d’Italia, qui non aiutarono affatto gli ebrei» ha detto l’autrice Sabine Mayr. «Fare chiarezza, rivelando tutti i nomi degli altoatesini responsabili di crimini di guerra, è un processo doveroso e necessario che avviene ora quasi troppo tardi, dal momento che i protagonisti sono già morti da tempo» spiega la presidente della Comunità Ebraica di Merano Elisabetta Rossi-Innerhofer. «Questo — prosegue la presidente — non per una vendetta, ma per un senso di giustizia e di chiarezza e trasparenza rispetto a quanto accaduto in passato. Ogni dettaglio di questo passato deve essere oggetto di esposizione e di chiarimento, per consentire una sempre maggiore presa di coscienza». Determinato a approfondire in ogni modo la conoscenza del passato «nero» dell’Alto Adige anche il presidente dell’Anpi Orfeo Donatini. «Il passato va recuperato con uno sguardo storico a 360 gradi, contestualizzando i fatti con la realtà di 75 anni fa. Non sorprende dunque, in questo contesto, di scoprire questo passato di alcuni sudtirolesi, considerato il contesto delle opzioni e il fatto che l’85% della popolazione della provincia optò per la “grande Germania”» ha chiarito Donatini. Sil. Fa.