20 Maggio 2016

Riflessione di Gadi Luzzatto Voghera su antisemitismo e campagna elettorale per le elezioni amministrative

GLuzzattoVoghera

Fonte:

Moked.it

Autore:

Gadi Luzzatto Voghera

…antisemitismo

La cronaca dei giornali ci rilancia alcuni interessanti elementi che mettono in rapporto il tema dell’antisemitismo con la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Non si tratta di una novità. L’antisemitismo come ideologia politica trasversale è stato usato in numerose occasioni come tema utile innanzitutto a raccogliere consensi elettorali. Lo usavano ad esempio nell’Ottocento alcune testate giornalistiche di area cattolica intransigente per contrastare i candidati ebrei, accusati di essere legati alla massoneria. Ma era strumento usato anche dai sindacalisti rivoluzionari, o dai nazionalisti. Dopo il fascismo, e dopo l’emanazione delle leggi razziali, che rappresentarono il culmine della politicizzazione dell’antisemitismo nel nostro paese (con le conseguenze che ben conosciamo), questo tema è sprofondato seguendo il percorso di un fiume carsico di cui tutti hanno sempre saputo, ma che per lungo tempo ci si è permessi di dimenticare. I ricorrenti report che negli ultimi decenni hanno a più riprese segnalato la costante presenza di diffusi sentimenti antiebraici nella popolazione della Penisola (percentuali che variano dal 10 al 20% si dichiarano in varia misura ostili agli ebrei) avrebbero dovuto imporre a chi di dovere di tenere alta la guardia, ma non sempre è stato così. Quelle percentuali così alte (sebbene inferiori di molto ad altre ostilità dichiarate come quelle verso i musulmani o verso la minoranza Rom e Sinti) sono a tutti gli effetti terreno di caccia per consensi elettorali, ragion per cui nessuno si può stupire che a destra come a sinistra si presentino candidati che esprimono a chiare lettere e in maniera spesso colorita i loro sentimenti schiettamente antisemiti o anti-israeliani o anti-sionisti (che per le modalità con cui vengono espressi sono una trasformazione linguistica degli antichi stereotipi antiebraici, sempre utili in certe occasioni). Naturalmente c’è solo una scarsissima relazione fra le esigenze di competenza professionale e politica richieste a un candidato a qualche carica amministrativa locale e i grandi temi legati alla politica mediorientale o alla finanza internazionale. Nondimeno, questi temi riemergono e fanno notizia. E’ certamente un bene che vengano segnalati e che diano luogo a dure reprimende, a espulsioni o a esclusioni dalle liste dei candidati. Tuttavia il dato di fondo rimane, ed è un tema prioritario per la nostra società civile: l’antisemitismo rimane in Italia come in gran parte dell’Europa (si pensi al tema del giorno, il Labour in Gran Bretagna) un elemento presente e diffuso, che assume dinamiche politiche e sociologiche cangianti e nello stesso tempo molto tradizionali. Cosa si può fare? Certo, tenere alta la guardia. Ma rimane la voragine culturale di un sistema dell’istruzione come quello italiano che al momento non si è assunto con decisione l’onere di studiare le dinamiche di questo fenomeno e di offrire formazione al mondo dell’educazione. Se certamente le iniziative legate alla legge del 27 gennaio hanno fatto molto, soprattutto in tema di sensibilizzazione degli istituti scolastici secondari e primari, rimane ancora il vuoto di un sistema universitario che non ha saputo dotarsi di corsi di laurea o di istituti di ricerca che altri paesi hanno al contrario voluto e finanziato. Creare uno spazio pubblico di ricerca e di didattica sul tema dell’antisemitismo è a tutti gli effetti una priorità da perseguire con tenacia, per offrire alla società che ci troviamo ad abitare gli strumenti necessari a collocare il fenomeno nella sua giusta cornice, isolarlo e combatterlo con decisione.