15 Gennaio 2015

Retoriche complottiste della sinistra radicale e della sotto-cultura islamico-gauchista

JYCamus

Fonte:

Il Fatto Quotidiano

Autore:

Jean-Yves Camus

Un atto di accusa contro le “carogne del complotto”

Le ricostruzioni dietrologiche hanno la particolarità che non possono essere dimostrate per chi le propugna tutte le prove concorrono a dimostrare le loro ragioni

La particolarità della teoria del complotto è che risulta impossibile da smontare. Ogni elemento fornito per farlo, viene poi interpretato dai complottisti come “prova” ulteriore delle loro ragioni.

Lo sfaldamento della fiducia fra una buona parte dei cittadini, le elite e i media, produce una contro-cultura che si esprime soprattutto sulla Rete e sui social network. Il punto di partenza consiste nel contestare la realtà materiale dei fatti sui quali si è creata la storia condivisa, proprio perché si tratta di una narrazione “ufficiale”, e perciò destinata a confondere il popolo riguardo ai funesti disegni dei suoi governanti, delle lobby reali o immaginarie e di una professione giornalistica “asservita”. Già prima del regno di Internet, simili teorie nascevano rapidamente dopo gli eventi che volevano riscrivere: tra la liberazione dei campi di sterminio nel gennaio del 45 e la pubblicazione dei primi libri negazionisti corrono meno di cinque anni.

SIN DALLA FINE degli anni ’90, il passaggio dallo scritto alla Rete ha provocato, nella formazione di una parte dell’opinione pubblica, un’accelerazione del complottismo: durante l’attentato dell’11 settembre, mentre i pompieri erano ancora a Groud Zero, Al Qaeda veniva già esonerata dall’accusa di aver effettuato il massacro. Lo stesso è avvenuto mercoledì scorso, dopo l’esecuzione metodica e programmata dei nostri amici da parte di un commando islamista. E quello che è successo anche due giorni dopo, quando un attentato antisemita, compiuto da alcuni adepti della stessa ideologia, ha tolto la vita a quattro ebrei francesi Porte de Vincennes.

Da Copernico a Carpentras

Già il 7 gennaio, da Damasco, Thierry Meyssan e il suo Réseau Voltaire spiegava che l’attentato contro Charlie Hebdo “non ha alcun legame ideologico con l’islamismo” che è stato in realtà preordinato dagli Stati Uniti dai “neoconservatori e i falchi liberali”. Non viene citata Israele, ma altri, dotati di un quoziente intellettuale inferiore (o “disturbati” per riprendere un termine alla moda) se ne fanno carico; Alain Benajam, altro membro del Réseau Voltaire, incrimina il Mossad e la CIA, mentre il Partito antisionista punta il dito sulla responsabilità del “sionismo” (parola in codice con cui definisce “gli ebrei”).

Sul sito di Alain Soral, numerosi commenti vanno in questa stessa direzione, mentre altri complottisti preferiscono, alla stregua del sito americano McClathcy, spiegare che i fratelli Kouachi erano strumentalizzati… dai servizi segreti francesi. Se si lasciano da parte i dementi inguaribili dell’ultradestra antisemita, per i quali tutto è “sionismo” e “ebreo”, non ci si deve illudere: questo complottismo è un problema della sinistra radicale e della sotto-cultura islamico-gauchista che imperversa sui forum. L’omicidio di Joué-lès-Tours? Una manipolazione della polizia. L’attentato contro Charlie Hebdo? Tutta colpa dell’imperialismo americano. Gli omicidi antisemiti di Porte de Vincennes? Una carambola a tre sponde di Israele. Partendo dalla costatazione che tutto ciò genera semplicemente in Francia un clima di sospetto generalizzato, un tutto contro tutti, che colpisce per primi i “musulmani”, il complottismo riesce così, come sempre da 15 anni a questa parte, a esentare totalmente l’islamismo e l’islamismo radicale da ogni responsabilità morale e materiale nel terrorismo e nell’intimidazione intellettuale che imperversano in Francia.

BISOGNA ESSERE lucidi: nel nostro paese, questo meccanismo di negazione della responsabilità islamista fa da contraltare alla prontezza con cui si affibbia all’estrema destra la responsabilità di attentati o atti che non ha commesso, da quello di rue Copernic a quello di Carprentras. Quando dei nazistelli hanno fatto saltare per aria dei centri di immigrati, quando Clément Méric e Brahim Bouarram sono stati uccisi, i fatti obiettivi non sono stati contestati, tranne che dall’estrema destra stessa. I complottisti usano due pesi e due misure. E così facendo, partono da una presunzione di innocenza dell’Islam, che è l’esatto rovescio del sospetto di colpevolezza generalizzata che pesa sui musulmani presunti, facendo di questi ultimi dei sorvegliati speciali.