11 Aprile 2016

Reazioni di islamici italiani al divieto d’ingresso in Italia all’estremista al-Suwaidan

alSuwaidan

Fonte:

http://www.lanuovabq.it/

Autore:

Valentina Colombo

Se gli islamici italiani difendono l’estremista Suwaidan

“Non appoggio la natura dei propositi di Tareq Suwaidan né nella forma né nel contenuto, ma se non si ascoltano le sue scuse, allora vietiamo l’ingresso a Bruxelles di Zemmour o Caroline Fourest”. Questa la reazione di Tariq Ramadan quando nel 2014 le autorità belghe hanno vietato l’ingresso al predicatore kuwaitiano per poi inserirlo nella banca dati dell’area Schengen. Ramadan, anch’egli invitato alla Foire Musulmane di Bruxelles e più volte invitato in concomitanza a Suwaidan a eventi islamici, pur criticando la decisione belga ha preso le distanze dai propositi nella forma e nel contenuto. Tariq Ramadan non è certo un filo-sionista, tanto che nel 2004 aveva dichiarato a Silvia Grilli quanto segue: “Io non credo che un bambino di 8 anni sia un militare. Questi atti sono in sé condannabili, cioè bisogna condannarli in sé. Ma quello che dico alla comunità internazionale è che sono contestualmente spiegabili e non giustificabili. Che cosa significa? Vuol dire che la comunità internazionale ha messo oggi i palestinesi in una tale situazione, dove li sta consegnando a una politica oppressiva, che ciò spiega, ma senza giustificare, che a un certo punto la gente dica: non abbiamo armi, non abbiamo niente e dunque non si può fare che questo. E’ contestualmente spiegabile, ma moralmente è condannabile.” Ciononostante, vuoi per opportunismo vuoi per convinzione, ha dichiarato di non condividere l’approccio di Suwaidan.

Stupiscono quindi le reazioni di alcuni esponenti dell’islam organizzato italiano, di Suwaidan stesso e dell’International Union of Muslim Scholars che non solo criticano l’operato del Ministro dell’Interno Alfano – che non ha fatto altro che applicare una segnalazione in ambito Schengen – ma attribuiscono il divieto di ingresso del predicatore alle sue posizioni anti-sioniste e quindi a un’azione della lobby sionista in Europa. Il primo ad affermare che il problema del pensiero di Suwaidan sarebbe solo  la lotta a favore del popolo palestinese e contro Israele è stato Aboulkheir Breigheche, portavoce dell’Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose, che in seguito ha dichiarato di non sapere nulla delle idee del predicatore.

Ben oltre si è spinto Davide Piccardo, responsabile del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Brianza (CAIM), che su Facebook ha scritto: “Alfano vieta a Tareq Sweidan di entrare in Italia accusandolo di estremismo. Ho avuto il piacere di conoscere Tareq Sweidan e posso dire senza timore di smentita che non ha mai in nessun modo sostenuto posizione estremiste o violente, tutt’altro, è uno strenuo oppositore delle posizioni letteraliste e oscurantiste. Sweidan subisce questo ostracismo solo a causa delle sue posizione anti-sioniste a sostegno del popolo palestinese. Alfano ripete ogni due per tre una sua frase che evidentemente gli è parsa un colpo di genio: bisogna distinguere chi prega da chi spara, a me sembra che prenda una cantonata dopo l’altra.” Post che viene commentato da Abdallah Kabakebbji, altro dirigente dell’associazionismo islamico milanese e fondatore dei Giovani Musulmani d’Italia: “Ma, nel 2016, possiamo noi accettare di sentenziare e rendere esecutivo, un “parere” che abbiamo delle opinioni di una persona che, libero e incensurato (particolare non irrilevante), esprime opinioni? Opinioni forti certo, ma si può essere tanto lievi di fronte alla disperazione di un popolo come quello Palestinese (60 anni di occupazione)? Io penso che bisognerebbe dire verità scomode, con la stessa serietà con la quale si prega e si lavora. Israele fa quello che fa, anche perché stiamo troppo in silenzio davanti a quello che fa.”

Anche la giovane Chaimaa Fatihi dei Giovani Musulmani d’Italia, più volte ospite delle nostre televisioni, non ha nascosto il proprio disappunto: “I quotidiani nazionali, così come le motivazioni di Alfano, fanno notare che sia un estremista e che sia una minaccia per il nostro paese. Questo perchè? Per le ferme posizioni contro il governo sionista israeliano, che perpetra un genocidio senza fine, che attua politiche oppressive e di colonizzazione illegale e disumana. Ecco, io Tareq Swaidan l’ho ascoltato tante volte, ho partecipato ad eventi in Italia in cui era relatore e da lui ho potuto realizzare l’importanza del ruolo dei giovani nella nostra società. Da lui ho imparato che devo servire questo paese, che devo essere parte integrante di esso e per questo devo ampliare i miei studi, le mie riflessioni e i miei orizzonti.”

Anche Tareq al-Suwaidan ha commentato, con un tono tra il minaccioso e l’invettivo, sul suo profilo Facebook: “Mi scuso con la comunità islamica in #Italia per non potermi unire alle loro attività nel mese di maggio. Il Ministro dell’interno mi ha vietato di entrare in Italia per compiacere gli estremisti locali!! I miei messaggi a lui e a coloro che la pensano come lui: Se mettete al bando coloro che si oppongono all’ISIS allora esponete i giovani musulmani a queste idee pericolose! E nell’epoca di internet nessuno può bandire le mie idee!” Interessante è la versione in arabo dello stesso messaggio che vede qualche aggiunta (segnalata in corsivo): “Mi scuso con la comunità islamica in #Italia e #Sicilia per non potermi unire alle loro attività nel mese di maggio. Il Ministro dell’interno mi ha vietato di entrare in Italia per compiacere gli estremisti locali per le mie posizioni contro #iSionisti e #Israele!! I miei messaggi a lui e a coloro che la pensano come lui: Se mettete al bando coloro che si oppongono all’ISIS allora esponete i giovani musulmani a queste idee pericolose! E nell’epoca di internet nessuno può bandire le mie idee!” Interessanti sia l’aggiunta della Sicilia forse perché era prevista una sua visita in Sicilia oppure semplicemente perché la Sicilia, essendo stata terra d’Islam, viene considerata distinta dal resto dello stivale, sia il chiarimento su sionisti e Israele. Un doppio linguaggio? Più forte per gli arabofoni e leggermente più edulcorato per il grande pubblico occidentale? Forse.

Tuttavia le tesi che vuole Suwaidan bandito dall’area Schengen “solo” per le idee anti-sioniste e anti-israeliane non regge ed è lo stesso predicatore a confermarlo. Come si è avuto modo di osservare, l’Enciclopedia illustrata sugli ebrei è un volume dedicato agli ebrei in quanto tali e dove la questione palestinese rappresenta solo parte delle più di 400 pagine dedicate agli ebrei (religione, storia, organizzazioni, strategie). A conferma di ciò il volume si conclude con il seguente elenco di citazioni coraniche riferite, non certo a Israele, ma agli ebrei in sé e per sé e ai loro principali difetti:

Gli ebrei hanno ucciso i profeti: Accettammo il patto dei Figli di Israele e inviammo loro i messaggeri. Ogni volta che un messaggero recò loro qualcosa che i loro animi non desideravano, ne tacciarono di menzogna alcuni, e ne uccisero altri. (Sura V, 70)

Ogniqualvolta un messaggero vi portava qualcosa che vi spiaceva, vi gonfiavate d’orgoglio! Qualcuno di loro lo avete smentito e altri li avete uccisi. (Sura II, 87)

Hanno accusato Allah di avarizia e povertà: Allah ha certamente udito le parole di quelli che hanno detto: “Allah è povero e noi siamo ricchi!” (Sura III, 181)

“I giudei dicono: “La mano di Allah si è incatenata!”. Siano incatenate le mani loro e siano maledetti per quel che hanno detto” (Sura V, 64)

Hanno alterato la parola di Allah: “Alcuni tra i giudei stravolgono il senso delle parole” (Sura IV, 46) “E consapevolmente dicono menzogne contro Allah” (Sura III, 75)

Gli ebrei diffondono la sedizione: “Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla terra, ma Allah non ama i corruttori” (Sura V, 64)

Gli ebrei odiano i musulmani: nei loro cuori risiede grande astio nei confronti dei credenti e ne sono gelosi perché l’ultimo Profeta Maometto era un arabo e non un ebreo: “Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti” (Sura V, 82); O voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; l’odio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti celano è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli. Voi li amate, mentre loro non vi amano affatto. Mentre voi credete a tutta la Scrittura loro, quando vi incontrano, dicono: “Crediamo”; ma quando son soli, si mordono le dita rabbiosi contro di voi. Di’: “Morite nella vostra rabbia!”. In verità Allah conosce bene quello che è celato nei cuori” (Sura III, 118-119). Seguono i versetti relativi a gli ebrei che spezzano i patti; si prendono gioco delle religioni; praticano l’usura e ciò che è illecito; i loro cuori sono malvagi e infine quelli che dimostrano che gli ebrei sono codardi che amano la vita.

E’ quindi evidente, a dispetto di quanto sottolineato nelle reazioni succitate, che nel caso di Suwaidan si tratti di antisemitismo e non di “semplice” antiosionismo. D’altronde è lo stesso autore a dedicare un’altra enciclopedia illustrata solo alla Palestina, pubblicata nel 2004, dove ha trattato in particolare la questione palestinese ricordando positivamente l’alleanza del gran Mufti di Gerusalemme con Hitler, il fatto che Hasan al-Banna prima e Sayyid Qutb successivamente abbiano chiamato al jihad in Palestina, esaltando la figura del fondatore di Hamas Ahmad Yassin. Anche nel volume storico-politico Suwaidan non lesina comunque accuse agli ebrei in quanto tali.

Per ritornare infine al comunicato del predicatore kuwaitiano circa la sua venuta in Italia e all’affermazione che la sua predicazione sia un contributo contro l’ideologia dell’ISIS, ebbene è certo che le sue posizioni siano di critica contro lo Stato islamico, ma non va dimenticato che nel 2013 Suwaidan è stato tra i firmatari, unitamente a Yusuf Qaradawi – anch’egli riferimento ideologico dell’islam organizzato nostrano -, di un appello al jihad in Siria per combattere Assad e l’Iran in cui si sottolineava “il dovere di reagire e combattere il jihad per garantire la vittoria dei nostri fratelli in Siria con il cuore, il denaro, le armi e ogni altro genere di jihad e di strumenti per conseguire la vittoria e salvare il popolo siriano dalla morsa della morte e dei crimini del regime settario; il dovere di operare per l’unità dei musulmani per affrontare questi crimini e assumere una posizione forte che salvi la umma”. Non credo che la risposta per combattere l’ISIS e la sua ideologia sia un discorso che ha promosso il jihad un anno prima dell’annuncio del “ritorno del califfato” di al-Baghdadi, un discorso che contempla il jihad come uno dei pilastri della religione.

Coloro che hanno invitato Suwaidan e le nostre istituzioni dovrebbero riflettere seriamente su quanto appena esposto perché l’unica risposta all’ISIS è dichiarare una volta per tutte conclusa l’era del jihad sulla via di Allah in Israele, in Siria, in Egitto, in Libia e in ogni dove. E chi definisce oggi Suwaidan e in passato Qaradawi, Wagdy Ghoneim dei moderati dovrebbe chiarire una volta per tutte che cosa intende con questo termine tanto abusato e tanto vuoto di significato se non corrisponde al rispetto della vita di tutti, ebrei compresi. Infine sarebbe onesto smetterla di celarsi dietro idee complottistiche e accuse incrociate perché la verità non può essere nascosta e, proprio come sostiene Suwaidan, internet non nasconde le parole e le idee del predicatore che l’area Schengen – non solo il Ministro Alfano – considera persona non grata. Un consiglio a chi lo giudica “solo” antisionista e anti-israeliano: leggere la sua Enciclopedia Illustrata degli ebrei.  E se dopo la lettura il parere resterà immutato… farei una profonda analisi di coscienza.