14 Marzo 2017

Prosegue la polemica sulla mozione in favore BDS all’università di Torino

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Fonte:

La Repubblica edizione di Torino

Autore:

Jacopo Ricca

Accordo con Technion, Unito decide

Gli studenti e 350 docenti chiedono al rettore di stracciare il contratto con Haifa

Fuori, nel cortile del Rettorato, studenti e ricercatori che chiedono di stracciare gli accordi con il Technion di Haifa. Dentro i senatori accademici che a tre anni dall’approvazione, all’unanimità, dell’intesa devono ridiscuterla su richiesta del Consiglio degli studenti contro il Technion. Mozione che invita l’Università di Torino a boicottare l’ateneo israeliano, rinunciando a progetti da oltre 2 milioni. Ieri, a tutti i senatori è arrivata una lettera, firmata da più di 350 accademici italiani, di cui una sessantina di Politecnico e Unito: «Vi invitiamo a sospendere gli accordi i fino a che il Technion non cesserà di essere coinvolto nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi – scrivono – Sarebbe un passo fondamentale per indurre il governo israeliano al rispetto della legalità internazionale». Una proposta che ha scatenato le solite polemiche tra chi parla di “antisemitismo”, come il semiologo, Ugo Volli e chi sostiene che i palestinesi siano vittime di un regime oppressivo. Gli studi di Unito con Haifa sono quattro e riguardano la ricerca oncologica, la genetica dei pomodori e, come sottolineato anche dal rettore Gianmaria Ajani, le risorse idriche: «Escludiamo ci siano rapporti legati alla produzione di armamenti» precisa il vicerettore alla Ricerca Federico Bussolino. Sono attività finanziate con il bando europeo Horizon 2020 che valgono a Torino circa 700mila euro ciascuna per tre anni. I ragazzi del Progetto Palestina, che oggi saranno in Rettorato con i docenti e il gruppo che la domenica organizza il Concerto dal Balconcino, però pensano che l’accordo abbia un valore politico: «Il memorandum del 2014 è stato fatto dal premier Letta e Netanyahu – dicono – Questo dimostra che è un accordo politico, mentre di progetti concreti finora non ne sono arrivati, c’è solo una bozza sul lavoro sui pomodori che non è ancora partito».

Intervista al professor Sergio Scamuzzi

“Garantire libertà a tutti i ricercatori”

Un conto sono le nostre posizioni come cittadini un altro quelle come insegnanti

La libertà di collaborare o meno dev’essere garantita ai singoli ricercatori. Questo è l’elemento da salvare per Sergio Scamuzzi, sociologo e vicerettore alla comunicazione, che difende l’accordo tra l’Università e il Technion: «Un singolo può benissimo decidere con chi studiare, ma un’istituzione come la nostra non può fare una scelta di questo tipo perché andrebbe a pregiudicare la libertà di ricerca di chi invece con loro vuole lavorare». Per il professore vanno tenute separate le questioni politiche da quelle accademiche: «Un conto sono le nostre posizioni come cittadini, un altro quello che facciamo da docenti».

Quindi per lei l’accordo va mantenuto?

«Si, e giusto continuare a lavorare con loro, come con qualsiasi altra università nel mondo. È una opportunità che si dà ai ricercatori, poi sono i singoli docenti che devono scegliere come agire, anche nel rispetto della loro coscienza. In ogni caso il Technion è un ateneo di grande qualità, con un profilo di assoluto livello nella ricerca. Hanno una grande forza sul piano dei brevetti e sarebbe stupido non cercare una collaborazione».

Da cittadino cosa pensa della situazione tra Israele e Palestina?

«Sul piano più politico sono sempre stato un pacifista sulla questione e ho sempre pensato che la soluzione di due popoli e due Stati potesse far convivere entrambe le parti. Purtroppo in questo momento questa prospettiva è difficile per quella che è stata l’evoluzione sul piano internazionale».

Pensa che il boicottaggio sia uno strumento efficace?

«Non credo possa funzionare dal punto di vista di un’istituzione. Non credo che spostare su questo livello il conflitto possa essere d’aiuto ai palestinesi, o agli israeliani».

Trova una posizione antisemita chiedere il boicottaggio?

«Sarei cauto su questo. L’antisemitismo lo vedo su altre dimensioni, non è meccanico che chi è antisionista sia antisemita. L’università è grande e pluralista, che ci sia un dissenso su una questione così importante è normale e spero che si possa trovare una strada per una elaborazione culturale che possa aiutare delle nuove strade per riportare la pace».

Intervista al professor Angelo D’orsi

“Si al boicottaggio un’arma pacifica”

Dipartimenti interi di quell’università realizzano gli armamenti usati contro i palestinesi

Il boicottaggio l’ha praticato anche a titolo personale alcuni anni fa. Angelo D’Orsi, ordinario di Storia a Scienze Politiche, da tempo sostiene la causa del popolo palestinese: «Un paio d’anni fa, tramite un collega italiano, mi hanno chiesto se fossi disponibile per tenere un corso in un’università israeliana. Ho risposto che ero grato, ma per ragioni ideali non potevo accettare». Lui è tra i firmatari della richiesta di stracciare gli accordi con il Technion inviata al Senato accademico dell’Università. «So che la mozione non sarà approvata perché ci sono già state reazioni rabbiose da parte degli ambienti vicini a Israele, ma proprio queste risposte dimostrano che il boicottaggio funziona».

È convinto dell’efficacia del boicottaggio accademico?

«Ho esitato a lungo prima di accettare questa pratica, avevo dubbi sulla sua efficacia. Ora però sono convinto che sia una delle poche cose che come professori, e uomini di cultura possiamo fare per opporci a ciò che viene fatto al popolo palestinese».

Cos’ha che non va nello specifico il Technion di Haifa?

«Si tratta di un’istituzione, di altissimo livello. Nessuno lo nega, ma dipartimenti interi di quell’ateneo hanno parte attiva nella realizzazione degli armamenti che l’esercito israeliano usa contro i palestinesi. Anche se Torino non collabora in queste attività non si può comunque lavorare con loro».

Perché pensa sia giusto discutere questa mozione se già sa che non sarà approvata?

«Le battaglie non si fanno sempre per vincere, ma questa mozione è un segnale importante. Apre il dibattito sul boicottaggio accademico. Non capisco perché si debba essere accusati di violenza, quando non addirittura di nazismo e antisemitismo, se adottiamo lo stesso metodo di lotta dei grandi sostenitori della non violenza».

C’è antisemitismo nelle università italiane?

«Non l’ho mai riscontrato e non capisco il parallelo. L’odio verso gli ebrei in Europa c’è ancora, ma da parte di gruppi di estrema destra che spesso sono gli stessi che sostengono le politiche del governo israeliano. Aveva ragione Gramsci: la storia è maestra, ma gli uomini sono cattivi allievi».