16 Dicembre 2014

Profilo di «lupi solitari» jihadisti

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Fonte:

La Stampa

Autore:

Maurizio Molinari

Balordi, fanatici e menti raffinate Se i “lupi solitari” hanno più facce

A Sydney ha agito un imam-santone, a Tolosa e Bruxelles miliziani addestrati

L’attacco di Sydney realizzato da un autoproclamato imam che inviava lettere minatorie ai parenti dei caduti in Afghanistan estende all’Australia la mappa dei «lupi solitari» jihadisti: profughi, figli di immigrati o convertiti si distinguono da Tolosa a Ottawa per una matrice ideologica comune ma profili differenti, costituendo la sfida più difficile per l’antiterrorismo.

L’imam profugo

Il terrorista di Sydney è Man Haron Monis, nasce in Iran come Manteghi Burjerdi, e nel 1996 si rifugia in Australia affermando di essere un «perseguitato religioso». Poco dopo l’arrivo si assegna il titolo di Sheik Haron, lascia lo sciismo per l’Islam sunnita, e mette in pratica tale «guida religiosa» inviando lettere ai parenti dei soldati caduti in Afghanistan, definendoli «porci» e «carogne contaminate». Supera il processo nel 2011 perché i giudici si dividono sul caso e rilancia la propria «leadership religiosa» con inserzioni pubblicitarie sui giornali locali in cui si definisce «esperto di meditazione e magia nera». L’intento è adescare le donne: le denunce per molestie sono dozzine e nel marzo scorso viene arrestato – e poi rilasciato – per aggressione sessuale.

Figlio di immigrati

Le manie di potere e l’alta esposizione pubblica di Sheik Haron, immigrato di prima generazione, stridono con il profilo da sconosciuto di Michael Zehaf-Bibeau, figlio di immigrati, autore dell’attacco al Parlamento di Ottawa. Zehaf-Bibeau nasce a Montréal in una famiglia mista, padre musulmano libico e madre cristiana, ha una gioventù segnata da dipendenza da droga e problemi con la giustizia, fino alla conversione all’Islam che coincide con un viaggio a Tripoli, ma quando torna è incostante anche nel frequentare la moschea, decide di emigrare in Medio Oriente ma non ha il passaporto e nell’attesa di riceverlo vive da homeless a Ottawa, fino al giorno in cui decide di diventare terrorista.

L’arte della «Taqyia» 

Alla seconda generazione di immigrati appartiene anche Mohammed Merah, il killer che nel 2012 porta la morte nella scuola ebraica di Tolosa. Figlio di algerini integrati fino al punto da scegliere un dottore ebreo come medico di famiglia, Merah fa di tutto per demolire la scelta dei genitori commettendo reati a raffica che lo portano in prigione dove sposa l’Islam estremista, poi coltivato in una scuola coranica di Tolosa, con intenzioni di sfida verso la Francia che poi sceglie di servire nella Legione Straniera applicando la «taqiya», l’arte islamica di dissimulare, camuffarsi per non farsi identificare e coltivare in segreto progetti e intenzioni.

Convertiti killer

Fra i «lupi solitari» abbondano i convertiti a cominciare da Michael Oluwatobi Adebowale e Michael Olumide Adebolajo, entrambi nigeriani che nel 2013 aggrediscono in una strada di Woolwich, a Londra, il fuciliere Lee Rigby usando coltelli e macete per decapitarlo in un bagno di sangue che si propone di emulare le più cruente esecuzioni jihadiste. Con in più l’intenzione di spargere il terrore fra i civili perché la vittima è scelta a caso e nei volantini ai passanti scrivono: «Non sarete mai sicuri».

L’ideologia comune

Ciò che accomuna i «lupi solitari» è l’ideologia, ovvero la scelta di rispondere alla «dawa» (chiamata) della Jihad. Il contagio avviene quasi sempre via Web perché Isis segue le orme di Al Qaeda nel ricorrervi per cercare adepti. È una strategia teorizzata dal super-ricercato Abu Musab al-Suri, uno dei teorici al fianco di Obama bin Laden, sostenitore della «Jihad individuale» attraverso «cellule piccole, completamente separate» per «condurre la resistenza» evitando gli «errori compiuti l’11 settembre» quando la regìa di Al Qaeda si trasformò in un boomerang per i mandanti.