16 Maggio 2016

Profilo di CasaPound

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Fonte:

Il Fatto Quotidiano

Autore:

Tommaso Rodano

Bolzano-Roma, voti e mazzate: il nero avanza

Roma, periferia est. Giovedì pomeriggio. Il quartiere è il Tiburtino III, ha una solida tradizione di sinistra. C’è un drappello di un centinaio scarso di persone che sfila per le strade. Tricolori e bandiere rosse, con una tartaruga nera in mezzo. Passa davanti a una sezione del Pd deserta e si ferma davanti al Carrefour, in via Grotte di Gregna. Prende il megafono una donna anziana in tuta marrone. Sora Fiorella. Comincia a gridare: “Mi conoscete tutti, due anni di picchetti per una casa che non ho mai avuto. Ma non siete stanchi de sto schifo. Scendete in piazza, cazzo!”. In testa al corteo c’è un uomo vistosamente elegante, rispetto al contesto: pantalone beige, camicia bianca slim fit, giacca grigia, Rayban blu. Mauro Antonini è il referente di CasaPound a Roma Est, candidato al IV municipio. “Roma non è Bolzano, ma stavolta facciamo il botto, te lo dico. Triplichiamo i voti del 2013”. Il corteo si ferma a due traverse dal centro d’accoglienza di Via del Frantoio. Si protesta contro il “degrado”, parola magica che racchiude mille miserie romane, ma alla fine i fascisti del terzo millennio se la prendono sempre con i migranti.

Il palazzo occupato, la Boschi e le telecamere

Primo piano di Via Napoleone III, siamo quasi in centro. Nella stanza c’è un grande computer della Apple, un piccolo busto di Mussolini in marmo rosa, decine e decine di libri e poster fascio-futuristi. “Ci dà più visibilità Bolzano o la Boschi?”, Simone Di Stefano se la ride. È il candidato sindaco di CasaPound a Roma. Fino a ieri, se ne parlava poco e si faceva ironia: nel 2013 aveva raccolto la miseria di 7mila preferenze, lo 0,6%. Oggi si scherza meno. Nel capoluogo del Sudtirolo i neofascisti sono tornati a fare paura 6,6% e tre consiglieri eletti. Poco prima era arrivata la battuta della ministra renziana: “Chi vota no al referendum sulla Costituzione è come CasaPound”. Altra pubblicità gratuita, titoli di giornale e telecamere in sede: Di Stefano ha appena congedato la troupe di Ballarò, il talk di Rai Tre. Si siede nella stanza al primo piano del palazzo occupato di via Napoleone III. Allenta la cravatta, si mette comodo: Vedo che da qualche giorno ci prendete sul serio. Fate bene: noi siamo pronti per il consenso vero”. Quale sia, “il consenso vero”, è difficile da stabilire. La stella polare è Alba Dorata, il partito neonazista greco entrato a piedi uniti nelle istituzioni elleniche (ed europee), con percentuali che hanno sfiorato il 10%. “Dove saremo tra 5 anni? L’obiettivo è il Parlamento”.

La pelle nera è cambiata fino a qualche tempo fa, CasaPound era”nel dubbio mena”, inno fascio-rock degli Zetazeroalfa, la band di Gianluca Iannone, fondatore del movimento. Erano quelli della cinghiamattanza, il ballo in cui ci si prende a fibbiate; brutti, sporchi e cattivi, una comunità minuta e rissosa. Rivoluzionari, violenti, “tifavano rivolta”.

Poi il profilo minaccioso di Iannone si è defilato, almeno nelle uscite pubbliche. Di Stefano, 39 anni, veste elegante, pesa le parole. E la strategia: a destra c’è spazio, i neofascisti giocano alla democrazia e cercano il traino della Lega di Salvini (“ma con lui abbiamo chiuso: voleva fare il Front National italiano, poi si è ributtato nel mischione del vecchio centrodestra”). Nel dubbio, quindi, non menate più? “Noi non attacchiamo, ma se ci vengono a cercare… difendiamo la nostra agibilità politica anche con i ceffoni”. Proprio così: “agibilità politica”. E ceffoni.

Gli ultimi sono volati sabato pomeriggio. Un banchetto di CasaPound a Roma Est è stato preso d’assalto da una quarantina di persone a volto coperto. Di Stefano ha minacciato la ritorsione: “Se chiamo 150 ragazzi e mettiamo a ferro e fuoco il centro sociale da cui provengono gli aggressori, qualcuno può darci torto?”. Non succederà: CasaPound vuole ripulirsi l’immagine e la fedina. Ma il 21 maggio a Roma c’è il corteo nazionale dei camerati, l’aria che tira non è buona. E il curriculum dei fascisti del terzo millennio resta pesante: dal 2011 si contano 20 arresti e 359 denunciati. “Comunque meno che il Pd”, ghigna il candidato nero.

La famiglia, i soldi e la rete

Il partito che sfonda a Bolzano (e a giugno sogna l’exploit a Latina), ha ancora il centro di gravità nella Capitale. Lo dirige un pugno di persone. Iannone resta il presidente, Di Stefano è il motore politico. Poi nel direttivo ci sono pochi “vecchi storici” e alcuni degli ex ragazzini che hanno lanciato il Blocco Studentesco nei licei, dieci anni fa. Come Alberto Palladino, detto Zippo, condannato in appello a due anni e due mesi per un’aggressione a tre militanti del Pd. E come Davide Di Stefano, fratello minore di Simone, agli arresti domiciliari per gli scontri con la polizia a Casale San Nicola, periferia di Roma, dove i neofascisti hanno organizzato l’ennesima contro un centro d’accoglienza. La crescita si vede, i numeri sono vaghi:gli iscritti nazionali – dicono – sono circa 8 mila, a Roma un migliaio. La campagna elettorale sarebbe costata meno di 20 mila euro. Dato non credibile, vista la quantità di manifesti in giro per la città. La rete dei neofascisti, a livello nazionale, conta una ventina di pub e una dozzina di librerie, svariate associazioni sportive, una web radio, una rivista mensile e una trimestrale.

Nella curva e nelle scuole

Ma da dove vengono e dove vanno, questi mille fascisti militanti romani? CasaPound, come noto, ha un presidio nella Curva Sud della Roma. Il gruppo si chiama “Padroni di casa”, è una delle sigle ultras che occupano la parte bassa della gradinata. Soprattutto, però, pesca nelle scuole. Il Blocco Studentesco, la giovanile nera, nell’ultimo anno ha raccolto 27 mila voti nelle superiori di tutta Italia, circa 11mila solo a Roma e provincia, dove si avvicina al 30%.

Al Cutty Sark, uno dei loro locali, incontriamo Andrea Augenti, 18 anni, eletto alla Consulta provinciale. Camicia bianca, goffo baffetto dannunziano che fatica a crescere sopra le labbra. Con lui c’è Rolando Concini, 26 anni, tra i responsabili della giovanile nera. Hanno l’aria pulita, vengono da famiglie del ceto medio, parlano “bene”: “Ma con noi – garantiscono – viene chiunque: dal pariolino di Roma nord al figlio di operai”. Palladino conferma: “La partecipazione è trasversale: gente coi soldi e senza una lira. Dalle periferie e dal centro”. Lui è figlio di un medico di base. Ex comunista, dice. I Di Stefano invece sono cresciuti alla Garbatella, quartiere rosso e popolare. Anche in questo caso, famiglia borghese: il padre, Luigi, ingegnere, fu perito di parte civile nel processo sulla strage di Ustica. “Era un socialista craxiano”, racconta Simone. “Il mio fascismo nei primi ’90 era tifare la Roma in Sud, tra i Boys (gruppo di estrema destra) e leggere il Secolo d’Italia. Uno dell’Msi mi vide sull’autobus col giornale in tasca e mi portò in sezione. Stavo con Fabio Rampelli (oggi deputato di Fratelli d’Italia) eravamo i ‘i matti di Colle Oppio’, fascisti di sinistra. Mi ricordo quando in sede, a Garbatella, bussò una ragazzina bionda: Giorgia Meloni. Photoshop non esisteva ancora”.

Poi c’è la svolta di Fini, Fiuggi, la fiamma che si spegne. CasaPound nasce proprio al Cutty Sark, l’idea è di Iannone. Il palazzo viene occupato il 26 dicembre 2003. Entrano prima 3 o 4 famiglie. Oggi sono 19 e c’è una lunga lista d’attesa.

Ostia, pescatori e Spada

L’altra roccaforte nera — la prossima Bolzano, secondo i fascisti del terzo millennio — dovrebbe essere Ostia, un’altra periferia. Anche lì, sabato mattina, sono di nuovo in piazza. Una trentina, per un blitz contro il mercatino rom abusivo (ma quando arrivano, i vigili urbani l’hanno già sgomberato). Deviano verso la Nuova Ostia, tra i blocchi di cemento costruiti negli anni ’70 dagli Armellini, famiglia di palazzinari romani: mille appartamenti affittati al Campidoglio e assegnati agli ex baraccati. Affacciano sul mare, le chiamano “le case di sabbia” o “di ricotta”: nessuna manutenzione, restano in piedi con i ponteggi, minacciano il disastro. I residenti hanno paura dello sfratto, bloccano il traffico. CasaPound è con loro. Il responsabile si chiama Luca Marsella, la candidata al Comune è Carlotta Chiaroluce. I neri di Ostia sono molto giovani, lei ha 32 anni, capelli rossi e parlantina spigliata: “Qui tra la gente ci siamo solo noi — sostiene —, la sinistra è scomparsa. Non facciamo più paura: si fidano di noi i commercianti, si fidano pure i pescatori che votavano Pci”. Parlano di legalità, i fascisti, ma poi inciampano: Marsella è finito in un imbarazzante foto su Facebook, “taggato” da Roberto Spada, notabile del clan che gestisce spaccio e usura sul litorale, secondo i magistrati. “Era un’iniziativa pubblica — risponde — non posso controllare ogni persona”. Sabato sono tutti a Roma, per la festa nazionale.