1 Dicembre 2016

Presidente del Tribunale di Bologna paragona i sostenitori del sì al referendum ai fascisti repubblichini

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Fonte:

Corriere di Bologna

«Credere nella riforma è da repubblichini»

Pioggia di critiche sul presidente Caruso

Sul web un post del numero uno del Tribunale. Castagnetti: «Delirante». E lui: intervento privato

La riforma della Costituzione è «un atto di forza», che si fonda «sui valori “del clientelismo scientifico e organizzato”, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo». E chi la sostiene è «dalla parte sbagliata», proprio come lo furono i repubblichini di Salò. Con queste argomentazioni il nuovo presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Caruso, ha spiegato perché la riforma del governo non va bene e perché altri, come lui, dovrebbero votare No domenica prossima. Molto più di una bocciatura quella di Caruso, che arriva a pochi giorni dalle urne tramite un lungo scritto pubblicato su Facebook dal presidente del Tribunale di Bologna. «I sinceri democratici che credono al SI riflettano — scrive Caruso — nulla sarà come prima e voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel 43 scelsero male, pur in buona fede». Se la riforma dovesse passare, per Caruso lo scenario che si creerebbe sarebbe simile alla «profezie dell’ideologo leghista Gianfranco Miglio che nel 1994 proponeva una riforma che costituzionalizzasse le mafie, approvata col 50,1% perché la Costituzione altro non sarebbe che la legge che la maggioranza impone alla minoranza e che fa rispettare schierando la polizia nelle piazze». Parole durissime, scritte da un esponente di spicco della magistratura, che per tutta la giornata di ieri hanno prodotto l’ennesima polemica tra i due fronti, con il Movimento 5 Stelle che le fa sue e il Pd che attacca il giudice parlando di «delirio». Iscritto a Magistratura Democratica, la corrente di sinistra delle toghe, Caruso nella sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo e firmato sentenze importanti. Come quella del processo ai quattro poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi a Ferrara. Siciliano di Avola (Siracusa), negli anni ‘80 e ‘90 è stato in prima linea nei processi per mafia e in Corte d’Appello ha presieduto il processo bis sulla strage di via D’Amelio in cui morirono Paolo Borsellino e la sua scorta. Ora è il giudice di Aemilia, un altro processo contro la criminalità organizzata, ma questa volta in Emilia-Romagna, oltre a presiedere da pochi mesi il Tribunale di Bologna. Fino a questa estate Caruso guidava quello di Reggio Emilia. Ed è stata proprio la Gazzetta di Reggio a pubblicare ieri il documento integrale. Una scelta che Caruso non ha apprezzato. Pur confermando il contenuto del suo post, il presidente del Tribunale ha parlato di un «testo privato», non destinato «alla pubblicazione sul giornale». Altrimenti «le stesse idee e gli stessi concetti sarebbero stati presentati in forme diverse». Una precisazione che ha costretto anche il giornale a ribattere, dandogli ragione rispetto alla mancata segnalazione sull’origine del testo, ritenuto però proprio per la sua natura «social» un contributo pubblico. Mentre andava in scena questo botta e risposta, il post di Caruso si attirava le ire democratiche e le lodi pentastellate. Per l’ex deputato Pd Piergiorgio Castagnetti si tratta di «un delirante manifesto per il No». II vicepresidente della Camera Luigi Di Maio parla di tesi «che sosteniamo da tempo», perché la riforma «creerà più corruzione».

B.P.