31 Gennaio 2016

Gruppo di professori dell’Università di Torino sostiene il BDS contro il Technion di Haifa

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Fonte:

La Stampa edizione di Torino

Autore:

Fabrizio Assandri

“No agli scambi con l’ateneo di Haifa”

Il boicottaggio di 27 professori torinesi. La replica del vicerettore: “La scienza non ha ideologie”

La ricerca non ha a che vedere con la politica , oppure sì. Gira intorno a questo interrogativo il bracci o di ferro tra professori scoppiato intorno alla collaborazione che l’Università di Torino e il Politecnico hanno avviato con il Technion, l’Israel Institute of Technology di Haifa. «Non vogliamo fornire sostegno all’occupazione militare e alla colonizzazione della Palestina». Ventisette docenti torinesi, tutti dell’Università e nessuno del Politecnico, hanno sottoscritto una petizione che chiede di boicottare gli accordi con il Technion e interrompere la collaborazione. In tutta Italia sono state raccolte 169 firme. Oltre agli atenei torinesi, hanno stretto accordi con Haifa ad esempio il Politecnico di Milano e le università di Cagliari e di Firenze. Il Technion, secondo chi ha sotto scritto la petizione, collabora con l’esercito israeliano e i produttori di armi. Tra i firmatari torinesi ci sono professori strutturati e non, dai dottorandi Chiara Colombero, di Scienze della terra, ai docenti ordinari come lo storico Massimo D’Orsi e l ’informatica Mariangiola Dezani, ma c’è anche un membro dell’organo di governo d’ateneo, la ricercatrice Silvia Pasqua, nel cda di Unito. Già a novembre, quando al Campus di Agraria di Grugliasco si tenne il primo incontro della convenzione, ci furono le contestazioni di un gruppo di studenti, che interruppero la conferenza. Il giorno dopo srotolarono sulla facciata del Poli uno striscione di protesta. L’accordo con Technion è difeso da Federico Bussolino, vicerettore per la ricerca dell’Università. «Prevede scambi tra studenti, dottorati e ricercatori su tematiche biomediche. La scienza travalica ogni ideologia e non ha confini: oggi parliamo di collaborazione internazionale a livello scientifico quasi come di un obbligo per far crescere il benessere di tutti. Al contrario trovo assurdo che due centri di ricerca, uno il Technion, l’altro la Kaust University in Arabia Saudita, non si parlino, sebbene facciano entrambi ricerca su acqua e agricoltura». Il vicerettore assicura che l’accordo non prevede stage in industrie israeliane. «Abbiamo duemila docenti, non possiamo pensare che siano tutti d’accordo, ma rispetto le loro opinioni». Il rettore del Politecnico, Marco Gilli, non si stupisce nell’apprendere che nessun docente del Politecnico ha firmato la petizione. «Non avevamo ricevuto particolari critiche : uno dei valori cardine dell’università è l’indipendenza dalla politica, in base alla quale possiamo collaborare con tutto il mondo». I progetti della Technion con l’esercito? «Non ne sono al corrente – dice il magnifico – io rispondo per i progetti che portiamo avanti noi: vertono sull’acqua, le nanotecnologie e le energie. Nulla che abbia a che vedere con politica o guerra».

«Ci preoccupiamo di come in Israele vengono utilizzate le nostre ricerche»

5 domande ad Alessandro Ferretti, 47 anni, ricercatore strutturato di fisica nucleare, collabora con il Cern di Ginevra per l’Università di Torino.

Perché ha firmato la petizione?

«Sono molto preoccupato dall’uso che si fa di ricerca e tecnologia. Noi dobbiamo preoccuparci degli esiti delle nostre ricerche e di come verranno utilizzati».

Questo non tocca alla politica?

«Io mi sento un po’ responsabile. Anche chi obbedisce agli ordini può dire che non è stata una scelta sua».

Ma l’accordo non prevede collaborazioni in campo bellico?

«Intanto chi lavora all’Università non sapeva nulla di quest’accordo. Non siamo stati coinvolti né consultati. Il Technion ha lavorato ai bulldozer che distruggono le case palestinesi. Chi ci dice che non farà cose simili con le nostre competenze?»

Non le sembra che l’università non dovrebbe schierarsi politicamente?

«Non diciamo che non vogliamo collaborare con atenei israeliani, ma solo con il Technion, che ha gravi responsabilità. Direi lo stesso se dovessi lavorare con un ente di ricerca palestinese che aiuta i terroristi contro gli israeliani».

Perché al Poli non ha firmato nessuno?

«Posso fare un’ipotesi. Imi i docenti sono più coinvolti nei progetti di ricerca con il Technion. Esprimere il dissenso, che pure c’è, attirerebbe troppa attenzione sul singolo».