22 Dicembre 2014

Operazione della Polizia contro un gruppo neofascista

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Fonte:

ANSA

Autore:

Luca Prosperi

Blitz contro neofascisti, pronti attentati e rapine

Li hanno fermati prima che potessero diventare pericolosi sul serio, così dicono dalla procura dell’Aquila. Undici in carcere e tre ai domiciliari: questo è il bilancio, finora, dell’indagine ‘Aquila nera’ che ha stroncato il gruppo neofascista «Avanguardia ordinovista» radicato in Abruzzo, ma con ramificazioni in altre regioni. I carabinieri del Ros hanno indagato due anni e le manette sono scattate quando il gruppo guidato da Stefano Manni, un 48enne maresciallo dei carabinieri in congedo, stava per mettere le mani sulle armi, per compiere attentati «significativi e mirati». Il gruppo si «richiamava agli ideali del disciolto movimento politico neofascista Ordine Nuovo e, ponendosi in continuità con l’eversione nera degli anni ’70, progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali al fine di sovvertire l’ordine democratico dello Stato», si legge nell’ordinanza del Gip Romano Gargarella. «È giunto il momento di colpire, ma non alla cieca», si legge tra le carte: sono le parole di Manni. Colpire ma «non come alla stazione di Bologna, tra l’altro non attribuibile a noi», «vanno colpite banche, prefetture, questure, uffici di Equitalia, con i dipendenti dentro», spiega il «capo indiscusso» dell’organizzazione. «È arrivato il momento di farlo, ma farlo contestualmente. Non a Pescara e poi fra otto mesi a Milano». «Poi – conclude – credo che la via dell’Italicus sia l’unica percorribile», alludendo all’attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto 1974 a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna sul treno espresso Roma-Monaco di Baviera, in cui morirono 12 persone ed altre 48 rimasero ferite. Tra gli «obiettivi con alto indice di fattibilità», politici come Pierferdinando Casini o l’ex governatore d’Abruzzo Gianni Chiodi, perché senza scorta e quindi facilmente raggiungibili. Ma Manni, si legge nell’ordinanza, «istiga i suoi amici ad una messa in atto di azioni eversive» anche nei confronti «del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, del senatore a vita ed ex Presidente del Consiglio dei Ministro, Mario Monti e dell’allora Ministro all’Integrazione, Cecile Kyenge». I riferimenti sono sempre minacciosi («negroide non lamentarti, prossimamente arriverà piombo, non banane») e non risparmiano, tra gli altri, il premier Matteo Renzi e l’ex presidente del consiglio Enrico Letta. A quest’ultimo è dedicato un esplicito post del ‘capo’: «TU SAI – VERO – CHE SEI STATO CONDANNATO A MORTE?». La rete e i social erano lo strumento primario sia della comunicazione tra gli aderenti al gruppo sia per la propaganda ma il tutto «basato su un doppio binario»: «Da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall’altro un’opera di capillare intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro »nuovo” partito”. E un tentativo era anche riuscito: una delle persone arrestate, Katia De Ritis, vice segretaria del partito Fascismo e Libertà, nello scorso maggio è stata eletta consigliere comunale nel paese di Poggiofiorito (Chieti). Temi ‘forti’ dei neofascisti arrestati: gli immigrati, i rom, gli ebrei, i politici che ‘hanno rovinato l’Italia. Sgozzare, mandare a fuoco, violentare e sangue: sono questi – come si legge nell’ordinanza – i termini usati nei post. Oltre all’esaltazione dei forni crematori di Hitler e del razzismo più sfrenato. Non mancano ovviamente i riferimenti agli ebrei con scritti del genere «Per la nostra razza, presente!», o «Per la difesa della razza, io ci sono», «la razza non è aria: è sangue», «ci sono! dobbiamo fare in fretta. Questi parassiti ci stanno spolpando e eliminando». Ma soprattutto azioni punitive, specie per chi ospita gli immigrati: «Con loro faremo i conti dopo: tu hai un albergo, hai giocato sulla pelle degli italiani, ospitando i baluba, facendo dare 50 euro al giorno ai baluba io non ti ammazzo, ammazzo i figli tuoi a futura memoria, affinché tu abbia un ricordo indelebile per tutta la vita, hai tradito il popolo italiano, il popolo italiano ti ripaga scannandoti tuo figlio davanti agli occhi», affermava in una intercettazione Manni.