27 Febbraio 2016

Ancora sulle offese antisemite contro il giornalista David Guetta

DGuetta_disegnoVanessaBelardo

Fonte:

Corriere Fiorentino

Autore:

Ernesto Poesio

Raid antisemita contro la voce viola

Ore 23, metro di Londra, un gruppo di tifosi fiorentini prende di mira Guetta Cinque minuti di follia: «C’è un treno per Mauthausen che ti aspetta…»

Londra. Quartiere di Tottenham, le 22.40 (ora inglese). La Fiorentina è stata appena eliminata dall’Europa League, Sousa ha parlato in sala stampa, la squadra ha già lasciato il White Hart Lane. Anche per noi giornalisti il lavoro è finito, stiamo tornando in albergo. Il programma è: autobus e poi metro, l’insostituibile «Tube» della City. Ci sono tifosi della Fiorentina e tifosi del Tottenham. L’atmosfera è allegra, risate e scambi di opinioni tra viola e Spurs. «Avete un buon gioco, ma quel 72…», «si chiama Ilicic» , « ecco sì il 72 proprio non va, è solo un fottuto giocoliere». Non si offenda Josip, d’altronde da queste parti apprezzano più una scivolata ch e una finta o un dribbling. Meglio insomma farci una risata e continuare a parlare di calcio, sciarpe viola e biancoblu insieme, non capita spesso e quando capita avresti voglia che fosse sempre così. Troppo bello vero? Naturalmente, almeno con i nostri stadi blindati, con le nostre curve deserte e sempre in protesta contro qualcuno o qualcosa, magari ostaggio di una minoranza, ma talmente rumorosa da sovrastare tutto. Già , perché basta scendere dal bus rosso a due piani per capirlo. O rmai sono circa le 11 ed è tempo di cambiare mezzo di trasporto. E allora via verso la metropolitana, stazione di Seven Sister, ultimo avamposto sotterraneo del nord-est di Londra. I nostri amici Spurs del bus scendono con noi, si propongono perfino di accompagnarci salvo poi entrare nel primo market aperto alla ricerca di un po’ di birra. Giusto così, fa parte della tradizione inglese, quella del Terzo Tempo, del rugby, perché in fondo una partita è sempre un pretesto per fare festa. La pensiamo così anche noi, almeno fino a quando non imbocchiamo l’ingresso della metro. Qui l’atmosfera cambia subito. Davanti un gruppetto di tifosi viola, una ventina, che di sorridere proprio non sembrano avere voglia. Anzi, individuano subito David Guetta, storico radiocronista della Fiorentina, e senza nemmeno metter si d’accordo inizian o a cantare: «David Guetta c ’è un treno per Mauthausen che ti aspetta». Scende il gelo, i sorrisi scompaiono, ora c’è solo tensione e tanta voglia di essere altrove. Ma il gruppetto insiste, vuole guardarci in faccia, mostrare il proprio sorriso (o meglio, il ghigno) carico di arroganza. È quello del branco, il più pericoloso , perché capisci che il confine tra le parole e i fatti si sta facendo più sottile. Certo l’istinto sarebbe quello di rispondere, vorresti che non finisse così. Poi però capisci che la cosa migliore è andare avanti, restare vicini a David e cercare di allontanarsi il più possibile. Ma in una metropolitana dove vuoi andare? E appena arrivati sui binari, la scena si ripete. Anzi il gruppetto si fa più spavaldo, passano vicino , vogliono provocare, dimostrare che se solo volessero potrebbero andare anche oltre. Per farlo però aspettano la scintilla che non scatta, perché nel frattempo con la sua nuvola di polvere nera arriva la metro. Così il gruppo si dilegua , sale su un altro vagone , tra pacche sulle spalle e sorrisi compiaciuti per quella che probabilmente considerano una «bravata». È finita. Sarà durato cinque minuti, ma il senso di vuoto che resta dentro è molto più profondo. Proprio come una metropolitana sulla linea nera. Quella degli istinti più meschini .