19 Dicembre 2016

«Notizie oltre i muri», quarto rapporto dell’Associazione Carta di Roma

cartadiroma

Fonte:

La Repubblica - www.cartadiroma.org

Autore:

Vladimiro Polchi, Ilvo Diamanti

Svolta dei media sui migranti “Nel 2016 meno allarmismo”

Roma. Disegnano i menabò dei grandi giornali. Condizionano le scalette dei tg di prima serata. Spopolano su Facebook e Twitter. Su di loro i riflettori non si spengono da anni. Neppure nel 2016, anzi soprattutto nel 2016, l’anno della “grande immigrazione” sui giornali: 10% di notizie in più dedicate ai migranti rispetto al 2015. Un record. Con una differenza fondamentale: mentre sui media tradizionali si assiste a un calo dei toni allarmistici, sui social il linguaggio spesso si estremizza, a suon di insulti razzisti «Notizie oltre i muri., il quarto rapporto dell’Associazione Carta di Roma, con Osservatorio di Pavia e Osservatorio europeo sulla sicurezza, segue il racconto del fenomeno migratorio nei primi dieci mesi del 2016 su sei quotidiani ( Repubblica, Corriere della sera, Stampa, Giornale, Avvenire, Unità) , sette tg serali (Rai, Mediaset, la7) e sui social media. Il risultato? Sui giornali, i migranti continuano a fare notizia: nel 2016 sono ben 1.622 i titoli a loro dedicati, il 10% in più del 2015, anno che già aveva segnato un picco di visibilità (100 volte superiore al 2013). Non solo. Rispetto all’anno scorso, con i suoi eventi traumatici molto raccontati, come il naufragio del 18 aprile o la morte del piccolo Aylan, quest’anno l’attenzione sul tema è costante, senza particolari picchi: sono solo 12 infatti le giornate in cui non è presente almeno un titolo o articolo sui migranti. E la normalizzazione dei “nuovi italiani”. Non a caso, si assiste a un calo dei toni allarmistici di quasi 20 punti percentuali rispetto all’anno precedente (solo il Giornale mantiene il record di “notizie ansiogene” ). Il tema però si politicizza, diventa cioè sempre più terreno di scontro politico. Tanto che in metà dei casi gli articoli sull’immigrazione accolgono riferimenti a politici italiani o europei. E ancora: l’accoglienza resta il tema attorno al quale ruota la maggior parte della comunicazione (34% degli articoli ), seppure in calo rispetto al 2015. Cresce la dimensione sociale e culturale dell’immigrazione (come la questione del burkini) e aumentano i titoli che associano i migranti al terrorismo ( da 7% a 9%) e alla criminalità (da 6% a 8%). Anche per questo, nel corso del 2016 si rafforza la percezione di insicurezza nei confronti degli stranieri ( coinvolge il 41% degli italiani ). Sul piccolo schermo, i migranti restano protagonisti dell’informazione: 2.954 notizie in 10 mesi, in calo però del 26% rispetto al 2015. I racconti dell’accoglienza e dei flussi migratori ( cioè degli sbarchi ) restano ai primi posti, tallonati però da criminalità e sicurezza: i migranti che delinquono fanno più notizia sulla tv che sulla carta stampata «La dimensione della criminalità e della sicurezza, in linea con gli anni precedenti, evidenzia però una differenza tra i diversi network — si legge nel rapporto — questi temi sono presenti nel 37% dei casi sulle reti Mediaset, tre volte in meno sulle reti Rai (13%) e su La7 ( 12%). Infine, nonostante si parli molto di loro, loro parlano poco: migranti e rifugiati hanno voce solo nel 3% dei servizi, meno della metà dei 2015, e per lo più sono associati a casi di terrorismo e criminalità. C’è poi la rete. Come caso di studio il rapporto analizza il delitto di Fermo del luglio scorso: stando all’accusa Emmanuel Nnamdi, nigeriano di 36 anni, muore in ospedale dopo essere stato colpito da un ultrà della squadra locale di calcio. Ebbene, mentre «i principali notiziari nazionali conservano una linea editoriale di condanna al razzismo e l’informazione dentro confini di tolleranza, su Twitter si assiste a una sguaiata deumanizzazione del linguaggio: compaiono insulti razzisti e sessisti violentissimi». La moglie di Nnamdi diventa «negra., «parassita», «mogliettina colorata». E i protagonisti. da vittime si trasformano in carnefici.

Vladimiro Polchi

Meno razzismo sui giornali più sui social

L’immigrazione è un capitolo centrale dello “spettacolo della vita”, che scorre sugli schermi e sulle pagine dei media. Ogni giorno, senza soluzione di continuità. Riflesso di un’emergenza infinita, visto che i flussi di migranti non finiscono mai. Mentre gli sbarchi proseguono. E il fondo del mare intorno a noi si è trasformato in un cimitero sommerso. Gli immigrati e l’immigrazione hanno “invaso” anche i media. Lo conferma il IV Rapporto curato da “Carta di Roma” Visto che la frequenza degli articoli e dei titoli sull’argomento, nel 2016, è aumentata di oltre il 10%, rispetto al 2015. Quando si era osservata la crescita più significativa dall’avvio di questo Osservatorio. Nell’ultimo anno, i servizi dedicati all’argomento nei telegiornali risultano 2954, con una media di quasi 10 notizie al giorno. Insomma, gli immigrati sono divenuti un tema dominante di cronaca e dibattito pubblico. Uno spazio fisso nelle prime pagine dei giornali e nei titoli di apertura dei tg nazionali di prima serata. Quasi una “rubrica”. Hanno occupato anche la comunicazione sui social media Intanto, la paura degli “altri” non accenna a declinare. Nel mese di aprile 2016, in Italia, l’indice di preoccupazione verso gli immigrati è salito al 41% (Sondaggio Demos ):10 punti di più rispetto all’aprile 2010. Tuttavia, la frequenza degli articoli e dei titoli non si riflette sulla drammatizzazione “narrativa” dell’argomento. Gli sbarchi continui degli immigrati, infatti, sui media non fanno più grande rumore. Non sono sottolineati con enfasi e toni particolarmente ostili. Fatte salve, ovviamente, le differenze di testata. L’invasione degli immigrati sui media, nell’ultimo anno, si presenta e viene presentata, invece, come un fenomeno (quasi) “normale”, nella sua costante crescita. Anche se le polemiche e l’allarme sui migranti non sono cessati. Non si sono spenti. Ma vengono espressi e amplificati non tanto dai media e dai “mediatori”, cioè, i giornalisti. Come mostra il Rapporto redatto da “Carta di Roma”, sono, invece, usati ( spesso strumentalmente ) dagli esponenti politici e di partito. In oltre metà dei casi, peraltro, il tema dell’immigrazione è affrontato in chiave politica europea. Meglio, di polemica ( anti) europea. Così, l’allarme e la tensione verso gli immigrati, sui media, nell’ultimo periodo si sono stemperati. Perché l’immigrazione appare “un’emergenza normale”. E gli immigrati, “un popolo senza volto”. Inoltre, perché le voci dei politici che ne parlano sono ancor più “impopolari”. E intercettano il risentimento “popolare”. Tuttavia, diversi media producono diversi messaggi, anche quando il contenuto è lo stesso. La distinzione più importante, al proposito, riguarda — e divide — i media tradizionali e nuovi. Perché si traduce nella distinzione fra comunicazione “mediata” — espressa dai media e dai mediatori — e “immediata”, orizzontale — espressa direttamente dalle persone. Sui social media, senza filtri. È qui che la comunicazione rischia di diventare — e spesso diventa — più violenta, quando si parla di migranti e di immigrazione. E qui, proprio per questo, è necessario esercitare maggiore sorveglianza. Sorvegliando i sorveglianti. Visto che i social media e la rete sono considerati canali di “sorveglianza” nei confronti del potere. Ma non sempre esercitano il medesimo auto-controllo. Su loro stessi. Per questo, in futuro, occorrerà analizzare in modo più attento la presenza degli immigrati sui media. Sui diversi canali di informazione. Per evitare la scissione, sempre più evidente, fra la normalizzazione del fenomeno sui media tradizionali e la drammatizzazione che subisce sui media nuovi e immediati. Per tenere sotto controllo la paura, ma anche la pietà. Perché la pietà può essere, a sua volta, “feroce”, quando diventa spettacolo. Come avviene, sempre più spesso, nel caso dell’immigrazione. Che l’informazione ha normalizzato. Fin quasi a nasconderla. Nell’ombra dell’indifferenza. Con il rischio di nascondere—e dissimulare — anche l’intolleranza. Un sentimento tutt’altro che “normalizzato”. Meglio, però, non fingere. E se è impossibile azzerare il razzismo e neutralizzare i razzisti, conviene renderli evidenti. Poi, a ciascuno il compito di agire e di reagire di conseguenza.

Ilvo Diamanti